Ripartire dalle città

Per due volte abbiamo visto negli ultimi tempi un gruppo di sindaci di citta italiane alla televisione (in dibattiti televisivi), e una volta erano tutte donne appena elette in sedi grandi e piccole della Sicilia, e la seconda volta erano tutti uomini eletti in città molto grandi o medie dell’Italia settentrionale; e queste due volte; direi, anzi, queste uniche volte, il dibattito è risultato finalmente in profondità stravolto e diverso dall’orrido indecifrabile, odioso, squallido, ripetitivo, aggressivo interloquire dei politicanti in funzione attiva. Un esempio utilissimo di serietà operativa, di chiarezza esplicativa, di realismo collocato dentro alle cose; ben dentro alle necessità immediate dei cittadini di ogni colore.

È stata una concreta meraviglia, che mi ha fatto ricuperare un po’ di fiducia nel prossimo futuro, schiarendolo da quel grigiore assoluto.

Ripartire dalle città, dalla città, era uno dei principali punti di riferimento metodologico nelle discussioni. E partendo da lì, o da qui, puntare con le buone opere (che convincono molto più delle buone parole) ad allargare con meditata costante fiducia e attività la coalizione democratica che deve andare oltre l’unione dei progressisti; dovendosi porre e proporre il risultato finale di governare anche a livello nazionale.

Ma intanto «la Città» deve diventare il contenitore definitivo e direttamente visibile non di esperimenti ma di quotidiane soluzioni e realizzazioni. Soprattutto, intanto, in merito ai temi e

ai problemi della solidarietà. Cioè la socializzazione orizzontale, che si allarga e propaga ad agganciare ogni soggetto in difficoltà e in legittimo bisogno; come un obbligo e un impegno di tutti, per riconoscersi nelle scelte totali di vita, e non come elargizione pietosa per distogliere dagli occhi, e dalla coscienza, un soggetto lacrimoso, una fastidiosa inquietudine.

Questo programma, o queste varie parti di un programma davvero implicante e complesso, erano formulate e identificate, in contemporanea, anche con il vigore di una partecipazione emozionale dei singoli molto decisa. Avevo avuto il beneficio di una identica impressione anche durante l’incontro dei sindaci siciliani. Dieci, per lo più donne giovani, aggraziate e di un eloquio esemplare. Subito attente, per abitudine si vedeva, ad andare al cuore dei vari problemi urgenti e, per tutte, quasi comuni.

Da ciò, per l’attento e inquieto cittadino, troppo spesso tartassato da un qualunquismo operativo banale e da una violenza amministrativa dello Stato grossolana ma implacabile che lo travalicano e lo sommergono senza nemmeno considerarlo; per questo cittadino, ripeto, che intanto potrei essere proprio io, e poi un altro e un altro ancora, si ricava una buona speranza non amara. Certo che tutti dobbiamo collaborare senza sosta, perché se è giusto ribadire con fermezza i buoni diritti è altrettanto impellente esercitare i buoni, ancorché pesanti, doveri.

 

P.S. Ecco dunque una precisazione in riferimento alla città, oggi: essere cioè il contenitore non eludibile delle nostre immediate e vitali necessità; e l’unica possibile, fruibile porta aperta per il nostro futuro. O, più direttamente, per quello dei nostri figli, nipoti, pronipoti. Non essendo più il tempo per ciarlare e per rimandare.

 

 

 

Carte d’Arte, anno VII, maggio 1994.

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Carte d’Arte
  • Anno di pubblicazione: anno VII, maggio 1994
Letto 3642 volte Ultima modifica il Lunedì, 18 Febbraio 2013 11:51