Se uomini

Naturalmente ci si rallegra quando si supera, con buon margine di consensi, un ostacolo. Ma subito dopo, passata la prima euforia, è necessario calcolare il tipo, il genere, lo spessore dell’ostacolo appena superato. Ed è da dire, allora, che l’ostacolo che si opponeva qua a Bologna non era poi tale da far tremare vene e polsi, anche se una sottile gelida vena di preoccupazione poteva essere suggerita e alimentata da inquiete incertezze e contraddizioni all’interno della sinistra.

Queste incerte inquietudini e le latenti contraddizioni a mio parere permangono; e – come inciso – si trasformeranno in un serio malanno al momento delle elezioni politiche, viste o intese come un ferro rovente che brucia le mani. Ma aspettiamo.

Qua a Bologna, dicevo, il dissesto politico è serio ma non è ancora il marasma generalizzato e angosciante che inquina la politica di Roma – dove assestamenti pericolosi e vergognosi sono già in atto – ed il prossimo risultato, a mio parere, sarà il ricompattamento dei vari tronconi della vecchia opprimente DC; ora in peregrinazioni svariate su onde di fiumi.

È tuttavia serio, qua a Bologna. In quanto sembra che preminente sia l’euforia programmatica per i prossimi obiettivi che se realizzati incideranno sull’assesto territoriale ulteriormente e terrificatamente deturpandolo; insieme, disponendosi come una ennesima ma macroscopica contraddizione in essere. In quanto «Variante di valico» e «Alta velocità» significano scelte programmatiche che confermano determinate e profonde sconnessioni culturali nel rapporto con le esigenze del territorio e della società, che sono ad esse in precisa e netta opposizione.

Vale a dire, non una scelta sia pure discutibile ma precisa che privilegia la ferrovia sulla strada o la strada sulla ferrovia; invece una scelta che tende a privilegiare entrambe, contribuendo a intorbidare in misura ancora più sconvolgente il nostro sistema di comunicazione stradale e ferroviario; già condizionato – con disastro non più rimediabile – da previsioni e scelte legate a interessi finanziari ben precisi, in collegamento con la insipienza di tante piccole amministrazioni, anche solo scollate dalle sollecitazioni di fondo delle nuove convinzioni culturali.

Cercare di riuscire a tirar fuori da questa pratica argomentativa di cemento, disboscamento e bombardamento ecologico la nuova amministrazione che abbiamo concorso col voto ad eleggere e prevalere, sembra il primo compito di ogni buon cittadino. In quanto la sinfonia del mattone trionfante è stata per cinquant’anni la musica di fondo di tutti i governi nazionali precedenti; e lo sbocco conclusivo di ogni carnevale elettorale. Sicché, non dimentichiamolo mai, l’Italia oggi è decapitata e stuprata in mezzo alla maggior indifferenza e a una continua rapina.

Gli eroici difensori ambientali, comunque collocati, sono una minoranza, nell’impegno di gridare per svegliare i dormenti; mentre i predatori scannano e devastano.

Puntare su opere faraoniche, mentre dovrebbero essere affrontati problemi evidentissimi di sollievo immediato, sarebbe la conferma di una sottomissione alla sorridente astuzia di una speculazione che aspetta solo il fischio per scattare. Sotto lo sventolio della bandiera, o delle bandiere, di Bologna per il Duemila o del Duemila, si nascondono – ma neanche troppo – le stesse mani che hanno annientato città e periferie italiane nel corso degli anni.

Ci avvertono ancora: via la stazione, lì nuova edificazione, la metropolitana, là un eliporto; buchiamo, mangiamo spazio, stravolgiamo la città. Perché questa nuova aggressione? Non basta che le strade cittadine siano tutte un cantiere e le gru, ammassate, più numerose delle torri dell’anno milleduecento? Ma le torri si bruciavano, via via, ripulendo rinnovando la città mentre le gru di oggi tendono a seppellirla per sempre. Non più rossa ma bianca di piccola vergogna. Se queste scelte verranno consumate.

Si può dire adesso che siamo e stiamo in attesa; anche in merito al terzo dei grandi problemi in atto; cioè all’alternativa fra pubblico e privato. Le risposte sono davvero determinanti; perché si rivolgono a noi, precisando cosa vogliamo essere nella realtà «effettuale» dei prossimi decenni, nel prossimo secolo. Se uomini oppure piccole belve intruppate.

 

 

 

Carte d’Arte, anno VIII, giugno 1995.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Carte d’Arte
  • Anno di pubblicazione: anno VIII, giugno 1995
Letto 1436 volte Ultima modifica il Lunedì, 18 Febbraio 2013 17:47