Recensione a "Parole come virus" di Maurizio Garuti

Recensione a

Maurizio Garuti, Parole come virus, Sperling & Kupfer, 1994

 

Il titolo sembra serio e intimidisce; il testo, invece, è liberissimo, intelligente e fa anche divertire. Diverte davvero, procedendo pagina per pagina. Non fa sbellicare, non si fa leggere nella fretta orgasmatica con cui si leggono o libretti troppo fortunati dei comici attuali (letti e buttati); ma fa sorridere a fondo, muovendo l’attenzione e le idee; strusciando dentro la testa e producendo una fibrillazione continua.

Perché l’autore è riuscito ad attaccare parola a parola, procedendo nella scrittura; in modo che il libretto così costante e affatto pigro sembra come un treno verbale illuminato dalla buona grazia, e in un movimento veloce, tanto da dare realmente la sensazione di un viaggio; voglio dire di essere partiti con curiosità e di dover arrivare alla fine caldi di buoni umori. La pagina di Garuti è di grana forte, anche se sembra così leggera; fuori dal recinto linguisticamente peccaminoso di troppi testi di divertimento attuali. Non si consuma nella prepotenza o nella supponenza sopra le tavole della scrittura. Semmai, Garuti è sulla strada di Bergonzoni, con una attitudine meno drammaticamente convulsa sulle parole e, per conto suo, con una leggerezza appena stravolta, ma costantemente stravolta, da un’ironia che dà al suo testo una levigatezza luccicante. Tutte le sue pagine stanno dentro l’ordine della ragione; ne sollecitano anche i guizzi e non si perdono nel caos evidente del mondo, che ci sovrasta. Entrano invece, o tentano invece di entrare nel disordine del linguaggio per riagganciarsi al poco ordine residuo, che può forse salvare.

 

 

«l’Unità», 4 luglio 1994.

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: l’Unità
  • Anno di pubblicazione: 4 luglio 1994
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