Libreria Palmaverde
(a Elena e Roberto Roversi)
L’uscio aveva lo sportello,
come le case contadine.
Incontrammo lo sguardo luminoso
di Roversi.
I libri volavano bassi
come rondoni,
un metro sopra la nostra testa,
liberi, ma di una libertà pavesiana,
condizionata dall’aria.
E lì imparammo
che ogni poesia è una piccola rivoluzione:
la poesia dei diavoli di Gebel,
richiamati in vita a danzarci intorno
da Santo Calì.
Imparammo a camminare a piedi,
avanti e indietro nei secoli,
perché la strada è del viandante
e il suo destino gli appartiene.