Chi accompagna le copie all’accampamento? (qualche parola su «Officina»)
CHI ACCOMPAGNA LE COPIE ALL’ACCAMPAMENTO? (qualche parola su «Officina»)
nel maggio nel maggio e
cavalli a Bentivoglio a Roncrio impazziti nelle stalle
– partorita dalla felicità di un chiodo
– da nuvole su antichi sentieri
– una voce ritardò fra porta e finestra la prima copia per una settimana intera
– l’avventura non era fra acque di boschi ma su lucidi asfalti
– ritardò la voce ogni incontro per l’inizio dell’assalto
– incerto il giudizio
– precipitevole la soddisfazione
– le frecce appostate al riparo di mille faccende e dei muri
– nel circuito della parola s’avviano prove di
lubrificanti e assetto e gomme. Così
Fortini partecipa veloce astuto stravolge annichilisce calpesta sorride intrepido sul corpo
dell’amico a terra con la pagina aperta senza più vita.
Al tavolo, commenta.
– Anche la pecora più grigia diventa candida o nera poi rossa nel vento delle parole elargite.
– La guerra non terminata o terminata da poco
– Pasolini attracca a Bologna con buone bandiere
città italiana ancora schiacciata dal piede
di un fato appena conosciuto.
– Al bordo della pista s’accendono i motori danno ruggiti a cercare le orme.
La mano del dio del pensiero sopra la schiena ferita
colpisce futuro presente passato e la domanda
ciò che è dato è dato? e la risposta: non ancora, non andare via
– Chi progredisce gridando chi cavalca giumente bardate
dalla storia chi
s’attarda a cercare il paziente il segno di un tarlo nei fogli
perduti in caverne chi
segue nell’ombra Carlo appena redivivo chi
s’inchina all’alba verso il giorno di maggio sopravveniente
solenne sovrano giovane ancora col riso del mistero.
– L’incerto giudizio la precipitevole soddisfazione
– la saetta di una intuizione il suo lampo
– i pericoli del labirinto. Qualcuno
partecipa e sgomma fra impolverate lamiere
un motore compresso gira in pista da solo.
– Si calcolano le ore della vita da spendere si cerca senza affanno
– la montagna dei segni attraversata da un lungo deserto
– da un’età all’altra si può forse trascrivere
con rossa scrittura il volto di un dolore appena consumato
era maggio non un giorno di quiete.
Poco cerimoniosi i fogli molti i cavilli gli errori
lì sul terreno gli zoccoli i ladri che inseguono zoccoli e ladri.
– Umili per capire
– proferire con cautela
– con le unghie frugare nel mare del mondo sconvolto.
Nuova rovina di bombe si addensa sopra vecchia rovina di bombe non siamo sicuri
– nuovi gli anni essendo tutti canuti come poi si è mostrato?
– i cannoni lustrati dall’olio di un assurdo potere?
In montagna tre formarono la banda si inglobarono
altri bravi di pistola ma forse restii alle marce
a cavallo alle lunghe fughe notturne alle attese di neve
Romanò era il più addestrato al dolore.
– Una barca per navigare quel mare
– chi siamo per osare questo soltanto?
Off. ha ballato per una sola estate.
Una sola estate.
Pasolini Fortini Romanò
Gadda Vittorini Volponi
Rebora Calvino
adesso morti.
Non siamo battuti neanche mai prigionieri. Aspettiamo.
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: articoli su fogli volanti
- Anno di pubblicazione: inedito


