La gentile signora (V)

descrizione di un campo

dopo la carneficina come io lo vedo

descrizione di una battaglia

durata ore tre alla mattina

del giorno diciessette

poi il silenzio.

Dopo le saette nessuno parla più non fiata

c’è solo il fumo.

Carne di cavallo di cane di vacca di bambino

o di soldato brucia l’erba

non ha più colore è sangue,

In giro tutto è lutto

braccia gambe teste elmetti mani

fogli di taccuino fotografie medaglie

fucili una pipa una suora gli occhiali l’orologio

al collo

anche un libro senza più amore

bruciato.

Bandiere non ne vedo

o sono lì nel fango, sul prato.

Chi ha vinto? Il giorno è terminato

 

la morte mi cavalcava leggera sulla spalla mi cavalca

mi cavalca

ieri sera dentro al fuoco della città distrutta

da bombe pellegrine

chi c’era?

oh le bianche suorine che camminavano sul viale

scomparse nella polvere

 

non posso dire diversamente.

La mente rifugge

dai giorni meno gagliardi della vita

dall’alba alla chiusura del sole neanche un arcobaleno

brucia la mano

il piede l’occhio l’orecchio

la canna del fucile

neanche un passero vorrebbe volare per morire.

qua trova pace la speranza e

la gentile signora regina sovrana di morte

balla il suo charleston sulle ossa

appena spolpate dai topi,

s’alza trascinata dal vento

una lettera ancora chiusa

si avventa contro un tronco si placa

aspetta l’autunno macerata da nebbia e silenzio

non ha più fretta d’essere letta accolta

si lascia morire

 

poi

erano belli e ridevano

adesso sono ossa da buttare

oh poveri cuori di mamma

un poco di pietà.

domani arriveranno i rincalzi

per ricominciare a morire

in libertà

 

l’assalto è terminato

e sopra il campo arato

il plotone si è contato

siamo rimasti in pochi

quasi ci teniamo per mano –

dopo le urla d’attacco

silenzio fanno i cannoni

ma al fuoco di questo bivacco

non ci sono canzoni –

adesso in una casa vicina

guardo alla finestra

strani coperti ha la tavola

la famiglia non fa festa

per la pace ritrovata

tazze piatti bicchieri

sono spezzati per terra

un uomo in silenzio

una donna con mille pensieri

una ragazza seduta con grandi occhi neri

 

sprofondati nell’erba

è come aspettare i bisonti

siamo pronti ad ascoltare la tromba della morte che viene

la terra trema

il tuono lontano della cavalleria vestita di ferro

la pianura a perdita d’occhio

il fucile ahimè! pronto in mano

il nemico ha le bandiere al vento

sento una formica che mi cammina sul ginocchio

sento freddo

la giornata ha spento i lumi

resto solo in piedi e in attesa

di giuocarmi ai dadi la vita

 

il giorno era un giorno paradiso

cristo! che mare!

il mare cristallo fulgente di sole di foglie

la costa con la sua mano azzurra si insinuava nel cuore della terra

nessun straccio di nembo nel cielo vagare

poi dicono: le ore! quando il mondo intero si disvela

e contadino o barone lo intendono intero e così lo vogliono!

Questa era la vita.

Poi un grido che viene dall’alto

plotone pronto andare all’assalto

laggiù il nemico demonio sopravviene

quel muro ardito è il suo caposaldo

arrivarci bisogna sparando gridando annientare

altro che foglie di mare e nuvole e

costa verde di ville da guardare

la mitraglia taglia alberi e prati e fiori appena sbocciati

cannone srotola sangue sopra nuvole nere

soldati col ventre squarciato

occhi senza più attenzione a guardare le strade

sangue torrente che scorre dalla collina

più nessuno ha un fratello

macello è la giornata

il soldato con la schiena spezzata

a dorso di mulo lo ha raccolto il curato

a dio l’ha consegnato

 

gli imbecilli e gli stolti

quelli che amano i cannoni

sul fango della trincea

versano champagne

coi tappi che fanno i colpi –

i giorni della mia vita

invece sono sempre più corti

oggi rancio di brodo carne sgnappa

segno che prima di sera

saremo anche morti

 

in piedi. Si può morire. Si muore.

Acquattato come il sorcio è più duro

subire la morte all’improvviso –

l’ombra della gentile signora

nuvola pellegrina

sfiora il muro alle mie spalle

in un baleno è cenere il soldato

più vicino

fuori dalla storia dentro la violenza

senza tempo per lappare la gloria

senza tempo per la penitenza

senza tempo

 

in quest’ora propongo un guizzo un delirio della mente

sagomato come un albero di scorza nera

dalla mia stessa mano

cancello le orme copro i semi

disperdo cumuli di foglie risecchite

da file di formiche ma

calpestate dai venti dell’est che portano strani

lamenti

la luna di vetro scompare fra i valichi

(le montagne invalicabili)

si acquieta per morire nel silenzio

del mondo

e io solo qua con un fucile

mi canteranno le preci fra cent’anni

i nipoti, forse

i nipoti lontani

 

Cos’è la morte?

chiedetelo ai morti

ma c’è silenzio.

La morte è dunque gran silenzio.

Un silenzio fra la paglia fra il fieno

la faccia nel fango

sotto un cielo tutto sereno

dopo la battaglia.

La morte

è assenza di mitraglia

 

la disperazione

una volta per tutte

è a portata di mano e di fucile

qualche cosa potrà accadere –

voglio che il cuore

sia sazio finalmente di dolore

voglio che torni aprile

e via l’inverno

rose e foglie vedere

non soldati cadere

 

Ho consumato troppo tempo a fare la guerra

calpesto con i piedi il tempo di morire

stringo a sanguinare la speranza

che vince morte e scuote mondo e vita.

Ah, non è ancora finita

qua siamo ma qua non più restiamo

non arresi

non ci avranno interi come

maiali da squoiare.

Il piacere del sonno

il piacere di ascoltare di partire

nella mia casa contadina

raccontare storie vicino al focolare.

Ah, speranza vera

e via fuggire.

 

Il soldato A.M. è andato finalmente in licenza

con bassa regolare

il soldato A.M. dalla licenza non è più ritornato

si è fatto disertore con onore.

Il soldato A.M. è stato subito cercato

poi l’hanno preso e contro il muro fucilato.

Il soldato A.M. voleva solo vivere felice

senza fucile in mano

senza sparare ammazzare assaltare morire

di paura.

Il soldato A.M diceva io non ho gnanca un nemico

non sono certo sparatore di sangue io.

Conosco il paese del soldato A.M. adesso fucilato

so anche dov’è l’albero con la croce e

dove è seppellito

mentre noi dalla mattina alla sera

serviamo urlando la gentile signora

per non dare tregua a un misterioso nemico

che neanche conosciamo

 

 

 

ilfilorosso, anno XVIII, n. 35, luglio-dicembre 2003.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XVIII, n. 35, luglio-dicembre 2003
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