Gliommeri (I vecchi e le auto fuori serie)

I. DICE: io c’ero

quando Garibaldi trapassò le alpi

come Napoleone

cavalcando un animale ammaestrato:

era un leone

e aveva per amici

un topo e un cannone.

Il topo parlava cinque lingue

(anche il latino)

il cannone era claudicante

e si fermò a Torino.

 

 

II. DICE:

oggi fra le braccia di Bologna

c’è solo il vento

o dall’altra parte della sorte

lacrime e sangue, non ancora morte.

Era rude e forte un tempo non

rassegnata

oggi è più arida che bella

è mascherata ma

voglio sperare

dato che i viali di sera non sono il suo destino

che non si lasci soltanto imbellettare.

Bologna, guizzante serpe di campagna

alzati parla torna a primeggiare.

 

 

III. DICE: vedi

i vecchi sono vecchi e

non finiscono mai d’invecchiare

d’inveire supponenti e brontolare

ma hanno il destino di dimenticare

perfino il nome della moglie

o in ottobre il colore delle foglie.

I giovani hanno il mondo stretto in mano

e il treno della vita

li porta per prati e mari vicino e lontano.

I vecchi grattano l’aria russando nel sonno con inerte furore

sotto rinfuriare dei giorni

i giovani hanno l’ebbrezza d’amore.

 

 

IV. DICE:

No! Io sono vecchio

claudicante come un passero ferito

ma non mi sono mai quietato.

Come un orso nel bosco

aspetto l’inverno per dormire e una sera

per risvegliarmi a primavera

lottare col lupo o il cacciatore nascosto tra le foglie

e a navigare adagio sulla neve che si scioglie.

 

 

V. DICE:

Anche i cavalli mangiano le mele.

L’anello con il segno verde del sole.

Il variopinto mondo delle merci.

Stamattina mi sono svegliato

con un cielo scuro un cielo molto scuro molto basso

volevo scagliare un sasso contro il cielo.

Stamattina mi sono svegliato presto e male

c’è poco da scherzare

non era più domenica.

Mi sono svegliato che la città d’acchito

era perduta. Mi son succhiato un dito.

L’ho ritrovata.

La città è calda e buona bella quando

ronfa vicino al fuoco

come un gatto.

Basta un gesto d’amore e si risveglia subito, per poco.

 

 

VI. DICE:

Possiamo essere felici oggi

che è un giorno di sole.

Raccogliamo le briciole del mondo

chiniamo la testa sull’acqua

e la beviamo.

Oh! benefica luce e vento ardito

vi addito alle api laboriose

che indugiano sui fiori

bevendo il tenero consenso del destino.

 

 

VII. Nuova Ford galaxy

benvenuta a bordo

airbag lato guida, passeggero e laterali

cambio sequenziale

multimedia system

salite a bordo

allacciate le cinture

la città è piena di luci

anche di notte c’è il sole

la città meravigliosa vi aspetta.

 

 

VIII. Modello esclusivo giulivo

sul viso rallentando

nuovissimo prodotto

conforto di occhi e labbra

gazzelle sulla sabbia.

La ricerca Korff la lancia

come prodotto che splende

per levigare la pelle

e invecchiare cantando

volo sull’auto nuova

come su un aeroplano.

Precipito in un fosso

mi rompo per fortuna

solo un osso, solo un osso.

 

 

IX. DICE:

la passione ci guida

Fiat Doblò

ma non so

se potremo mai arrivare

alla succursale.

O se è più dolce il sole del mare

o la pace per te che vince la guerra.

C’è un bastone in terra.

Ti guiderò fino all’inverno.

Amore eterno.

Ho raccolto il bastone.

 

 

X. DICE: Limpidi rivi

e divaganti umori

fiori fioriti ed esaltanti odori

attese di eventi

e speranze mai deluse.

 

Limpidi orrori

e divaganti errori

che si propongono vestiti

di malizia e di sonno.

 

Ma per gli anni a venire

occorrerà cortesia

destinati a una rovente estinzione.

Palla di fuoco.

Immemori degli avi.

 

Limpidi rivi degni d’onore

fra frasche che ridono

turbandosi

nel silenzio dei boschi

lì dove si annidano sfuggendo

a una dannata sorte

che non conoscono il canto del sole.

 

 

XI. DICE: trenta volte sono caduto

trenta volte sono tornato in vita

nel corso della mia vita il mio fiato era corto

ma la mia vita era lunga

io aspettavo sempre il giorno

giorno del mio ritorno.

Trenta volte sono caduto

trenta volte mi sono rialzato

trenta mi sono perduto

trenta volte impolverato

trenta sono approdato

altrettanto sono tornato

aprendo l’uscio mentre spuntava il giorno.

 

Che meraviglia! Che malinconia!

Questa è una sera da venti parole

questa è una sera di lunghi silenzi

e di nuvole rosa.

Questa è una sera che anche il mare

vuole cantare.

 

 

XII. DICE: lo grido forte

questa è una ballata sulla morte.

La morte è una puttana

che alza la sottana ogni momento

sia sole pioggia o vento.

Baldracca maledetta!

Altro non voglio dire.

In fretta

la voglio solo maledire:

possa anche lei morire.

 

 

XIII. 25 aprile 1945

uno prendeva il fucile

saliva sulla montagna

la montagna era lì che aspettava

e non aveva pietà

 

un altro prendeva il fucile

andava per la pianura

anche la pianura aspettava

e non aveva pietà

 

nelle città era fuoco

terribile rosso il tramonto

il fuoco bruciava le case

e non aveva pietà

 

giovani cadevano morti

fra l’erba senza colore

pendevano morti dai rami

spezzati come poveri cani

 

i mesi gli anni passavano

i giovani non davano tregua

un mitra stretto nel pugno

pianura montagna città

 

poi è arrivato un aprile

sangue di sole e di rose

come un vulcano che esplode

ha gridato la libertà.

 

 

 

ilfilorosso, anno XXV, n. 50, gennaio-giugno 2011.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XXV, n. 50, gennaio-giugno 2011
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