Questo libro

Questo libro, cioè questo bel libro, insomma questo libro vero, tormentato (tormentoso) e nuovo fino allo scrupolo, si articola (in movimento) su due coordinate: una affidata alla macchina della memoria che ricupera da un fondo abbastanza ingiallito di anni (dal tempo) strani secchi patetici oggetti (persone-volti in lacrime, sorrisi che sono ferite) i quali poi suonano e producono, con il risentimento del tempo incompiuto, del tempo ritardato, del tempo odio-amore, una specie di ossessiva nostalgia, un torpore dei sentimenti che è quasi simile a una apparente morte privata; l’altra, nel guizzo freddo della ragione che raduna, calcola assomma e deduce; che fabbrica o pre-fabbrica usando schemi rigorosi e addendi sperimentati, si sviluppa su un linguaggio “fortemente” calcolato, double-face, in cui la inevitabile “improvvisazione” non prescinde mai dalla necessità, dal proposito di essere capito – e da una sorta di giuoco (molto acuto e colto, per la verità) che l’autore propone di continuo, come in una altalena, e che rappresenta il “movimento” drammatico, l’azione esemplata e caratterizzante, il suono degli strumenti (l’arpicordo della memoria e la realtà di una balera), l’ossessione dell’uomo-jazz, la struggente “resa dei conti” del quarantenne (l’autore).

Un romanzo per tutti, dunque, nel senso che ogni lettore può usufruirlo, rivoltarlo, aprirlo, discuterlo, intenderlo, rifiutarlo; ma anche un libro che si pone subito, con il rigore delle opere elaborate con cura, entro la querelle odierna intorno alle opere narrative, al romanzo; concorrendo, col supporto della propria calcolata “genericità”, a contraddirla e a superarla, in qualche modo; offrendosi come un progetto di possibile lavoro futuro e insieme, con cauta malizia, anche come possibile risultato. Il ferro e il fuoco della situazione può consentire che, a un certo punto, la carta canti; cioè che i risultati non si facciano aspettare, come in questo caso.

Una cultura scientifica, una forte esperienza umana, il gusto dell’aneddoto, la causticità sentimentale e il rigore dell’impegno politico, uniti ad una ironia che riesce spesso ad essere perfino malvagia, ma che è tuttavia sempre divertita (e divertente), concorrono, in quest’opera, a un risultato di notevole impegno al livello della sperimentazione più raffinata.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Il Circolo Otes, di Giuseppe D’Agata
  • Editore: Feltrinelli
  • Anno di pubblicazione: 1966
Letto 1516 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Aprile 2013 14:20