Il mercato dei libri

Quasi sempre in passato, nei secoli passati e fino al nostro secolo inoltrato, gli editori erano librai. Soprattutto i piccoli editori erano librai. Ho scritto erano librai, non ho scritto “erano anche librai”. Cosicché il libraio era uno dei centri, un perno autentico, del mondo culturale. Direi, anzi, che era il propulsore di questo mondo e ne organizzava, coordinando e sospingendo, la comunicazione. Lo era anche nell’Ottocento, lo è stato nei primi decenni del Novecento. Librai editori, editori librai, compatti in questa benefica unione, con cataloghi che duravano una vita.

Ora non più. Librai ed editori sono mondi staccati (nella maggior parte dei casi), per la verità spesso, purtroppo molto spesso, contrastanti, antagonisti. Il taglio di questo vitale cordone ombelicale ha snaturato il panorama editoriale tradizionale; direi meglio, ha sconvolto il commercio del libro inteso come produzione e vendita ‒, rendendolo irto e squilibrato, prepotente, incerto, violento, in un certo senso anche quotidianamente imprevedibile. Perché la situazione, ai giorni nostri, è tale che l’editore commerciale sembra non avere più bisogno, anzi non ha proprio più bisogno, del libraio come collaboratore e intermediatore di vendita, avendo allestito o individuato altri e diversi canali già pronti o da allestire rapidamente, molto più rassicuranti e proficui, comunque più aderenti alla nuova filosofia direi più esattamente, ai nuovi interessi economici, ormai egemonici anche nel campo dell’editoria industriale. Succede ormai di capire, per concludere questo cenno, che almeno da parte dei grandi editori, i librai come centro merceologico tradizionale siano ormai ritenuti un obsoleto ostacolo (o inciampo) nella forsennata gara di Formula 1 della vendita e della correlata promozione. Tanto da dovere intendere: facciamoormai tutto da noi.

È giusto? È ingiusto? È solo una ennesima prepotenza del più forte coi quattrini che schiaccia o comprime fino a soffocarlo il più debole? Oppure è la conclusione di una drammatica ma inevitabile, e in qualche misura necessaria, svolta della cultura e della comunicazione?

Terrei al centro di questa specifica riflessione, tutelata da una situazione di diretto coinvolgimento al problema, il dato seguente: per l’editore di peso un libro costa, a pubblicarlo materialmente, quasi niente; mentre il libraio, sempre per l’editore importante, è costosissimo. Ancora più in dettaglio: stampare costa sempre meno, distribuire costa sempre di più.

Vengono in mente, e le trascrivo, due considerazioni, due affermazioni di perentoria convinzione, inserite in discorsi pubblici di due editori molto importanti, tanti decenni fa. La prima è di Ulrico Hoepli: “La professione dell’editore è una professione povera e quella del libraio più povera ancora”. Si consideri fino infondo il termine “professione”, che stabilisce una intera civiltà di pensiero. La seconda appartiene a Gino Barbera: “Bisogna aver coraggio e considerare l’arte editoriale fra le arti belle piuttosto che un ramo di proficuo commercio”. Si consideri fino infondo il termine arte riferito all’editoria. Ma è utile una terza citazione, da un breve ricordo di Indro Montanelli collocato come premessa al libro di memorie di Cesarino Branduani, il leggendario libraio milanese: “da lui il pubblico non andava a comperare un libro, ma a farselo suggerire”. Oggi i suggerimenti prevaricano da ogni parte e i luoghi per appagarli sono i più disparati e diversificati.

Allora? Non mi fermo ancora, per puntellarmi nel mio peregrinare. Voglio, dopodiché mi fermo, riferirmi anche a Paolo Gaelati, un grande tipografo e anche grande editore romagnolo dell’Ottocento. In una conferenza tenuta nel 1901 disse: “Cosa potevano fare gli amanuensi, se cinquanta frati allestivano, per esempio, cinquanta esemplari di un’orazione di Cicerone in due giornate di lavoro? Oggi, con pochi operai, impiegando le stesse ore di lavoro non ne stampiamo forse cinquantamila? Se poi la stessa orazione venisse composta con una linotype e stampata con una rotativa ottupla su carta continua, non se ne riprodurrebbero oltre trecentomila… forse mezzo milione?”.

È vero dunque che oggi si può di nuovo affermare, o si può constatare di nuovo, che sia avvenuta un’esplosione cosmica nel mondo dell’editoria, cioè della pubblicazione dei libri, della distribuzione dei libri, della vendita dei libri. E che le stravolgenti necessità e novità in atto potrebbero, esemplarmente, essere rapportate, come riferimento minuto ma specifico e utile, a ciò che accadde a Milano, sempre per la produzione e la vendita dei libri, al tempo della Restaurazione ‒ dopo il 1815 ‒, coinvolgendo grandi e piccoli, sempre nella direzione di una completa modificazione strutturale. Allora, come oggi, chi aveva i capitali poteva avviarsi alla grande, ma poteva poi anche rapidamente naufragare; chi poco aveva, e s’avviava con stento, poteva prosperare con lentissimo progredire o rapidamente esaltarsi per l’esplosione di un’intuizione geniale. Occorreva precedere il mercato, intuire le nuove esigenze culturali, anzi prevenirle e sollecitarle (come ho già detto), e per questo puntare, in correlazione, ad allestire i centri di diffusione e di vendita, che già allora tendevano a dilatarsi enormemente. Rapporti con i librai? Anche con i librai, ma non solo; perché molto spesso, ripetiamolo, questi editori erano librai; la produzione dei libri e la conseguente distribuzione erano gestite da un unico centro editoriale molte volte consorziato, che coordinava e concludeva l’intero percorso ‒ dalla tipografia al cliente ‒ con riduzione dei costi e con più diretta incidenza e partecipazione anche nei canali minimali di informazione e di vendita.

Oggi, appunto, si è riaccesa la sinergia fra editore e libraio, ricompattando le due anime che erano andate disperse (o le due facce, sotto diverse lune); e l’assemblaggio è stridente, violento. Per avere un’idea precisa di quanto il panoroma sia in realtà specificatamente modificato, basterebbe indagare sul serio, fuori dei denti, lo stato della distribuzione libraria in Italia (per mettersi le mani nei capelli).

E il piccolo o piccolissimo editore, giovane volonteroso generoso entusiasta, in questo contesto di battaglia? Egli è, le più volte, pieno di scrupoli, di fervori, di impegni, di progetti, di quotidiani contraccolpi, di quotidiane ripulse che gli rendono la vita di lavoro ben dura, per non dire amara; ma se vuole durare non lottando contro il vento, egli ha davanti a sé, come un panorama compatto, gli stessi problemi e gli stessi obblighi della grande editoria. Consociazione e distribuzione. Distribuzione e consociazione. I grandi, che sono abili, hanno già provveduto. E allora è da provvedere anche da parte degli onesti e sinceri.

Su questo, naturalmente, ci sarà ancora molto da dire.

 

Alcuni riferimenti diretti o indiretti per questa nota.

A. Perugini, L’influenza dei libri nella formazione del carattere, Vallardi, Milano 1903.

I libri più letti dal popolo italiano. Primi risultati della inchiesta promossa dalla Società Bibliografica Italiana, Milano 1906.

A. Nardecchia, La libreria in Italia e mezzi per migliorarla. Lettera al prof. Vita Volterra, Roma 1916.

G. Barbera, Il libro, Barbera, Firenze 1926.

C. Branduani, Memorie di un libraio, Longanesi, Milano 1964.

P. Galeati, Dalla scrittura alla stampa, Galeati, Imola 1965.

M. Berengo, Intellettuali e librai nella Milano della Restaurazione, Einaudi, Torino 1980.

 

 

Le rivistine (seguito dal n. 3)

 

Origini, quadrimestrale di segno e poesia. Presso “La Scaletta”, San Paolo di Reggio Emilia, via San Matteo 27/4, cap 42020.

 

Pagine, quadrimestrale di poesia. Presso Vincenzo Anania, Roma, via Arnobio 11, cap 00136.

“La rivista è distribuita gratis a biblioteche, centri sociali, case di reclusione. Nelle librerie in omaggio per chi acquista libri di poesia”.

 

Idra, semestrale di letteratura. Direttore responsabile: Paolo Di Stefano. Massagno (Svizzera), via Ceresio 5, cap CH-6900.

 

Terminus, rivista amatoriale di letteratura fantastica. Redazione: presso Emiliano Farinello, Palermo, via A. Rallo 5, cap 90142.

 

Versodove, quadrimestrale di letteratura. Direttore responsabile: Stefano Semeraro. Presso Associazione Culturale “Versodove”, Bologna, via Andreini 2, cap 40127.

 

Il Grande Veltro, bimestrale di politica e cultura. Responsabile: Alberto Pozzolini. Presso “Il Circolo del Festival”, Santa Croce sull’Arno (Pisa), via Ferrer 1, cap 56029.

 

Rivista storica dell’Anarchismo, bimestrale. Direttore responsabile: Giorgio Sacchetti. Presso Biblioteca Serantini, Pisa, largo Concetto Marchesi, cap 56124.

 

Diverse Lingue, rivista semestrale delle letterature dialettali e delle lingue minori. Responsabile: Luciano Morandini. Presso Campanotto Editore, Udine, via Michelini, cap 33100.

 

Il Cantastorie, rivista semestrale di tradizioni popolari, a cura di Giorgio Vezzani, Reggio Emilia, via Manara 25, cap 42100.

 

 

  EnnErre, n. 4, I, 1996 (poi in Il timone 2, 2008).

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: saggi critici
  • Testata: EnnErre (poi in Il timone 2, 2008)
  • Anno di pubblicazione: n. 4, I, 1996
Letto 2087 volte Ultima modifica il Martedì, 30 Aprile 2013 13:19