Nuvole e soli

È uno non tanto giovane ma sembra in gamba, dice: “In quanto all’immaginazione cerco sempre di servirla bene, così immagino sempre il meglio”.

Io: “Sei un ottimista”.

Lui: “Sarà, ma mi aiuta a vivere”.

Si chiama Giovanni Pilastrino e fa l’assaggiatore di vini per un produttore qua intorno a Bologna, e non è un lavoro da poco quello di ciucciare a piccoli sorsi vino bianco e vino scuro tutti i giorni e a tutte le ore restando lucido e danzante.

Dice anche: “Mi conosci, ragazzo, io non tracanno tantomeno bevo ma assaporo”.

Questo è il punto. Così anche l’immaginazione come il vino va accompagnata e assaporata, va lasciata fermentare con uva buona. Mica puoi immaginare sempre il lusco e il brusco del futuro come un carro di letame o una serra piena di paure, quindi da piangerci dentro o sopra.

Bisogna immaginarlo, questo futuro, con la lingua del cuore. Un italiano che non dà tregua alle idee, nominato Jovanotti, ha enunciato tempo fa una proposizione da tenere a mente per la sua gradevolezza e la sua utilità, in ogni ora della giornata e anche del sonno… Sì, perché uno sembra che dorma, addirittura che stia russando, invece testa e cuore del dormitore pompano immagini e storie di mondi che stanno arrivando, astronavi grondanti luci e canti, donne che volano in un cielo squassato da lampi cilestrini; sicché uno alla fine sobbalza nel letto, s’aderge sui cuscini sudato e tripilloso, guata la stanza sommersa da un buio pieno d’affanno e per un momento si interroga sul suo destino a venire, cerca con la ragione ricuperata di immaginarsi il futuro…

Ma parlo troppo, commenta Pilastrino assaggiatore professionista di vino senza ubriacatura… però, ecco la enunciazione del critico e filosofo cantante di canzonette sferzanti e non da poco: io penso positivo, perché son vivo perché son vivo.

Dico io, si può dire meglio e più conciso?

Altri, grondando dottrina, avrebbero riempito pagine e pagine di affaticati pensieri senza neppure sfiorare l’orma di questo rapido pensiero profano.

Azzardo: “Se in riferimento al futuro e alla sua ardita immaginazione – faccio un caso, per dire – io mi fossi destato con un formidabile malanno al dente del giudizio? Dove andava a finire la bella storia e la forte fiducia?”.

Finge un poco di adontarsi: “Al diavolo andava a finire. Con voi giovani, che tracannate Coca Cola e birra e non i vini meridionali che fan rosse le gote, non si può parlare; tantomeno si può discutere sul serio; sbriluccicando nella vostra intemerata e forse faticosa giovinezza, buttate per lo più troppe cose in burla, alla faccia anche dei vecchi assaggiatori di vini. Ma voglio andare avanti con questo discorso, visto che oggi né domani devo assaggiare e sono fresco di idee come una donzella. Così ti dico che tracimano o spumano da fiumi laghi rigagnoli fosse e dai rubinetti di casa.  Un odore esaltante di api di miele e mirtillo… E tu invece?”.

“Io lo immagino biondo, arriva dal cielo planando, entra furtivo dalla porta e soprattutto non si dispera”.

“Ha una bottiglia in mano?”.

“No!”.

“È una bella pensata, peccato che valga poco o niente… Tieni a mente questo mio pensiero: il futuro appena arriva è già ripartito; o anche così: appena entrato è già uscito. Non riesci a tenerlo fra le mani, come il filo di un aquilone. Quando lo pensi ti sembra ancora lontano, quando arriva e arriva presto si consuma e frange come un’onda sulla riva”.

“Così non si può azzardare nulla nei riguardi dell’immaginazione e ogni immaginazione è cassata?”.

Sorride.

“Pensa quel che credi. L’immaginazione è larga come un oceano o ristretta come una foglia, può muggire tempestosa o frusciare come una farfalla che vola. Immaginare, credi a me, richiede un esercizio da brividi e molta fiducia nella vita, anche nei momenti inquieti. Poi, non ho dubbi, l’immaginazione appartiene, come il primo regalo della vita, ai giovani, che non devono strologarsi e consumarsi a cercare strade troppo torbide o erpicanti e invece esercitare e spronare l’esercizio della speranza, dolcissima signora quando può assidersi sul cuore. Essa alla fine non lascia mai delusi. La vita è vita, non una cicca da buttare. E sopra di noi ci sono nuvole e soli, anche neve e fulmini talvolta ma poi stelle e tramonti. È un bel guardare con gli occhi per cercare una strada. Parola di un vecchio assaggiatore di vini”.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: racconti
  • Testata: Agenda Smemoranda
  • Anno di pubblicazione: 2006
Letto 1585 volte