Gli gnomici nuovi

Si viene affermando in questi ultimi anni, una poesia italiana che potremmo anche definire geografica. I suoi cultori, evidentemente, troverebbero in tale definizione alcunché di limitativo e d’insidioso: essi si considerano piuttosto come ribelli alla schiavitù del formalismo, propria dell’arcadia ermetica. Pensano, e non hanno del tutto torto, di ergersi come liberatori; intendono restituire alla poesia semplicità d’espressione e dignità d’impegno sociale. Sono uomini di sinistra. Hanno riscoperto che la versificazione possiede ampie possibilità di giovare al patriottismo di sinistra. Amano i proletari e i campi. È probabile che il panteismo socialista e georgico di Esenin rimanga il loro ideale: nulla da eccepire; qualsiasi grande poeta sarebbe fiero di avere scritto La Russia sovietica. In un certo modo questi nostri poeti-contadini meritano approvazione, anche se nessuno di loro raggiunge le vette di Esenin. Sarà forse, però, il caso di metterli in guardia contro la loro tendenza ad abusare di analisi gnomiche, non sempre propizie alla poesia. In diversi passi de Le ceneri di Gramsci, ad esempio, Pier Paolo Pasolini è simile a un merlo saputo che sorvoli la penisola italiana prendendo appunti sul suo taccuino di viaggio: il lettore trepida, sgradevolmente, nell’attesa che un paio di endecasillabi riveli la superficie in chilometri quadrati del Lazio. E in questi giorni un altro poeta vicino al Pasolini, Roberto Roversi, spinge così oltre, poetando, l’esibizione della sua buona cultura da giustificare un grido di allarme: anche se il poemetto, che appare nel numero di aprile della rivista bolognese «Officina», sia legato, dobbiamo riconoscerlo, a un argomento terribile, quale il corso del Po. In ciascuno di noi sonnecchia la tentazione di sfoggiare, se si possa, nozioni sul corso del Po; nondimeno Roversi esagera. Il suo poemetto (dal titolo La valle padana) è, per alcuni riguardi, degno del Minuzzolo di Collodi, o meglio del Calendario Atlante del De Agostini.

Poche cose vengono taciute, nel poemetto di Roversi, sull’orografia, idrografia, economia dell’Italia settentrionale. «Nasce il Po» – poeta con esattezza l’autore – «da una costola del Monviso». Il Monviso è non meno esattamente descritto: «Il bigio monte sassoso – scarse vene possiede, ha un arido cuore – ma sotto un’ombra sperduta – cresce la polla che fugge». Altre notazioni idrografiche: «Lo Stirone mescolato al Taro – l’Enza molle – Secchia e Pànaro, bigie acque infide». Ancora: «Sesia, Agogna; e il Lambro rinverdisce». Il delta del Po vien detto «inquieto», il che ci trova tutti d’accordo. Le notizie sulla navigazione fluviale sono cospicue. Esempio: «Barche marce di brina – da riva a riva stentano, vuote – o domestiche, con qualche verdura».

Numerose le osservazioni agricole: «I carrelli – con le scorie di bietole – gocciano miele», e zootecniche: «vitelli pezzati intenti a bere». Quanto ai camion, essi «raccolgono la sabbia». Vi sono trattori. L’abbondanza dei pioppi nella ubertosa pianura è indicata con un’iterazione: «la brezza copre incerta pioppi e pioppi». Si accenna alla foschia. Si dà ragguaglio degli altoparlanti domenicali sulle piazze dei borghi. Si forniscono, tra virgolette, campioni del dialetto di quelle stirpi: «Farò tuto el poder mio». Ciò è istruttivo ma, l’autore vorrà darcene atto, un poco prosastico. D’altra parte è da aggiungere che non mancano nel poemetto La valle padana, belle immagini, sebbene talune di esse – curiosissimo in un poeta engagé – ricordino Montale: si parla, per esempio, di «tonfo di castagne». È innegabile, inoltre, che il tono del poemetto sia complessivamente nobile. Solo, giacché Roversi ci promette una seconda puntata del suo poemetto, non ci nascondiamo il pericolo che l’autore abbia in animo di erudirci sulle risorse del sottosuolo padano, così ricco di petrolio. Sarebbe opportuno che i poeti reagissero al clima di «Lascia o raddoppia»; noi cerchiamo rifugio nei Sonetti di Shakespeare.

 

 

 

«Il Mondo: settimanale politico, economico e letterario», anno X, n. 18, 6 maggio 1958.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Carlo Laurenzi
  • Tipologia di testo: recensione
  • Testata: Il Mondo: settimanale politico, economico e letterario
  • Anno di pubblicazione: anno X, n. 18, 6 maggio 1958
Letto 954 volte