Gliòmmeri

li dedico a Francesco Graziano

 

I.

Petrarca: “l’insaziabile fame di libri”

(in una lettera a Giovanni Anchiseo

SINOSSI. Compendio che comprende tutta

insieme la materia. Prospetto

della materia di un trattato.

LIBRO. Volume di fogli cuciti insieme.

VOLUME. Libro a se stante, anche se

costituisce parte di un’opera.

DIZIONARIO. Opera che presenta il lessico

di una o più lingue raccolto

in ordine alfabetico.

LESSICO. Dizionario, specialmente

di lingue classiche antiche

od orientali,

o di termini scientifici.

VOCABOLARIO. Raccolta ordinata dei

vocaboli di una lingua

corredati da definizioni, spiegazioni

eccetera…

Non la rovina della pietra

ma la cenere del libro.

Il libro è corpo e anima che si consumano e si estinguono

come il corpo dell’uomo lungamente patito e desiderato.

Il fuoco lo brucia cantando

perché la vittoria sopra il tarlo killer mistificatore

lo esalta oh sì!

L’uomo è il libro che si compone nel fuoco

l’uomo e il libro nel fuoco sono compagni

parlano della comune avventura

parlano prima del distacco

parlano parlano mentre la nave affonda

la cenere è leggera leggera nell’aria

l’occhio dell’uomo la raccoglie e si quieta per un momento.

La parola del libro è divorata

da implacabili fiamme. Eppure

non sopravviene l’oblio

la memoria non si cancella

la storia delle cose umana vicenda incombe ancora

con l’elenco dei nomi l’elenco dei nomi e

di fatti accaduti, delle piccole glorie

delle sconfitte terribili.

Questa pioggia fa fuggire gli spiriti del mare

annidati fra le pieghe dei fogli

dentro le legature solenni

intenti a scalzare verbo dopo verbo

le ferite della verità delle parole.

Il silenzioso furore dell’invettiva

un fuoco sacro

li stana li seduce li consola.

Anch’io lettore (qua mi sottoscrivo)

sono nient’altro che un camminatore

solitario

in battaglia di verba

circondato dai cavalli morti

dagli scudi dei guerrieri.

Il tarlo seduto alla Tavola Rotonda

stabilisce le regole del mondo.

 

II.

Oppressa verità, alto decoro.

Così era e così è. Tu corri

scivolando via sulla barca dei sogni

ma io perseguo la tua traccia

spezzo il mio pane

sollevo i veli al tuo fantasma bianco

non ti concedo tregua requie pace sonno

sollevo i veli al tuo fantasma bianco

è inutile che fingi indifferenza

impallidito risecchisci stendi

una cortina di nebbia sulla strada

che cala fra le pagine

tarlo avaro assassino

lo sai alla fine la mia mano

intrepida benefica

afferrerà ancora una volta il regolo

per colpire

ferire

annichilire

e ti scaglia lontano dalle parole sacre

del tomo del Balestrieri che mi è caro

che difendo e che ieri hai turbato.

Questo è il tuo ultimo cammino

il tuo destino.

 

III.

Tarlo tarluccio tarallino

piccola pancia

e grande fame

vieni dalla Danimarca

acquattato come un assassino

che deve fuggire

fra le pagine luminose e caute

della bibliografia del Brunet

in ristampa anastatica.

Ti accompagna l’immagine

della biblioteca londinese di Holla and Park

bombardata nell’anno ’40

con dentro ancora gente che ricerca e legge.

Sovrano destino dei libri

(impolverati

fra le macerie cantano

di resistere sempre sem-

pre sempre e

non tacere mai).

 

IV.

Dice Brecht di prima mattina

giro la manopola e ascolto

i notiziari di vittoria dei nostri nemici.

Cosa può aspettarsi allora

un uomo

che cammina con il bastone?

Sostare con pazienza sulla strada

E osservare il mondo.

Egli vede (assiso

Sul bordo delle onde)

Le anguille riprodursi a mille

Rendere il mare dell’asfalto furioso

E stabilire ancora una volta che

Il mondo non finisce continua continua continua all’infinito

[continua

e uomo (o donna) devono permanere

per una resistenza ad oltranza

attesa di nuove avventure.

 

V.

Il gran sapiente antico ha le sue pagine d’oro

non sotto un albero di fico ma dentro i

libri bruciati libri divorati

libri con il fremito sopra il cuore

libri spiaccicati dalla pietra

libri marciti come un fiore

libri restaurati con amore

libri dimenticati sopra un muro

libri cancellati con il gesso

libri mescolati con la creta

libri con l’odore di sacrestia

libri ricoperti dalla polvere

dai fulmini feriti e da tempesta

libri annotati da una mano amica

libri caverna per formiche operose

libri impietriti da terribili inverni

libri affannati per un lungo cammino

libri ostello per il tarlo ubiquo

vestito da pulcinella e da signore

ma in realtà vero diavolo stupratore

che sorprendo inseguo schiaccio con un dito.

Giusta vendetta al suo furore.

VI.

Come si chiude una libreria

quando il libraio vecchio stanco muore?

Bruciando i libri

vendendo i libri

mangiando i libri

strappando i libri

dimenticando i libri in uno scaffale tarlato

oppure, sì,

sul ring gelido della lotta greco-romana della vita

ascoltando i libri camminare per la strada

investendoli di male parole

spalancandoli con segni a matita segreti

non concedendo nulla al caso

buttandoli in un campo per farli morire

come fanno col ghiro sorpreso nell’antico cammino di pietra

poi via sgommando con l’automobile

perché il libro piangente

lo rincorre nella polvere dei campi

come il cane in una domenica d’agosto?

La libreria chiusa venduta

non ha posto per la malinconia

è una caverna senza voli

e gli scaffali vuoti aspettano la spada

del mozzatore di teste

l’angelo vendicatore.

Mentre il sangue scorre

I libri ascoltano le ore passare

Prima del delirio dell’alba.

 

VII.

Oh! quanta gioia

che precipita precipitosa fra e maglie del primo mattino

il primo della primavera che ieri era ancora

molto

lontana.

È precipitoso anche il percorrere del tempo

non era così prima

quando il libro era giovane

la neve sui tetti.

Allora non si accorgeva

né della notte o del giorno

dormiva nello scaffale ed era tutto sole

respirava ed era tutta notte.

Che spettacoli! con donne e uomini trapassati.

È solo, adesso.

È solo vetro adesso il presente propenso a infrangersi

pronto ad essere frantumato da un semplice televisore.

I pesci ancora naviganti

Hanno le mani del cuore assopite.

 

Povera Italia

molte parole

fatti miseri oscuri

parole e morchia.

Il giorno è sabbia fra le dita del mare.

 

 

 

ilfilorosso, anno XXIV, n. 48, gennaio-giugno 2010.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XXIV, n. 48, gennaio-giugno 2010
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