Prefazione

Con Picchi eravamo amici. Io ero un amico di Picchi, Arnaldo era amico mio. Lo conoscevo dai tempi della prima giovinezza, prima che facesse il soldato, prima che diventasse quel che era diventato. Vale a dire, lo conoscevo per un giovane attivo, di ingegno fertile, produttivo. Poi nel corso degli anni, aggredendo la realtà della cultura con un’insistenza che direi luminosa, si era formato come studente, poi come docente e studioso con una furia, un’insistenza e un’intensità che non esito a definire esemplari. Era dunque fra i migliori e io l’ho avuto come lettore e come integratore dei miei testi, con una continuità e, appunto, un rigore, una costanza e una miracolosa voglia di comprendere, di capire, di riesumare, di contrastare, di verificare e di richiamare che anche come autore, anzi soprattutto come autore, io ho finito di ritenere indispensabile.

Ha curato in principio e alla fine vari miei testi. Intendo dire: in principio quando venivano concepiti, alla fine quando per qualche ragione era scattata la possibilità di rappresentazione o di pubblicazione. L’ultimo, il Morandi-Arcangeli, gli era venuto a piena simpatia culturale e lo aveva curato con il solito scrupolo prezioso e accentuato. Ma c’è soprattutto un manifesto, usato, se ricordo bene, per la rappresentazione di Enzo re, che stabilisce il tipo e la qualità dei rapporti intercorsi fra noi. Non l’ho sotto gli occhi in questo momento perché tutto il mio archivio è stato depositato presso il comune di Pieve di Cento, ma ricordo bene che riproduceva una fotografia, sbalzata e leggermente elaborata ma perfettamente comprensibile e riferibile, della spiaggia di Omaha, durante lo sbarco americano e delle altre truppe nella Seconda guerra mondiale.

Questa convinzione di battaglia, una battaglia non ancora combattuta ma da combattere, per la quale impegnarsi con tutte le forze, con tutte le possibilità di aggressione, con il conforto di avere un riferimento concreto e un obiettivo espugnabile (doverosamente espugnabile per necessità, per dovere e per impeto delle proprie convinzioni), era sostanzialmente al fondo di tutta l’attenzione critica di Arnaldo Picchi che con me ha concluso, con il sopraccitato Morandi-Arcangeli, una collaborazione iniziata a metà degli anni Settanta con il lavoro complesso su Enzo re, con la regia di Squarzina e al quale Arnaldo era assistente. Assistente indispensabile e attivissimo e, in precedenza, autore di tentativi più militanti e di acre avanguardia, dedicati a testi meno complessi ma ugualmente, almeno per il mio proposito, impegnati per la realtà dei tempi (anche se, come argomento, taluni di questi lavori sembravano abbastanza lontani dalle furie eccessive contempora­nee).

Potrei dire mille cose ma vorrei semplicemente celebrare Picchi col cuore e con la mente, e non con il ricordo. Riferendomi alla rappresentazione Enzo re alla fine degli anni Novanta, egli l’ha triturato, sconvolto, ricomposto con una passione, con un’intelligenza e un’acutezza che sembravano un vento benefico che rivoltava le singole pagine. Non lo ha adattato, lo ha conquistato, vincendo infinite ritrosie e opponendo la propria convinzione a tante ironie di supponenti che lo ritenevano un testo, anzi un copione, per una soap-opera televisiva. E invece rappresentava il risultato di un’analisi critica, professionale, da docente formidabile.

Prescindendo dal testo nel dire questo, voglio solo “glorificare” in qualche modo e ricordare, a chi non l’ha conosciuto, la sua capacità, la sua volontà, il suo proposito, di calarsi sempre dentro al testo, annegando nel testo, per conquistarlo con uno sforzo definitivo finale da morte in combattimento. Basterebbe vedere la sua analisi di Enrico IV di Pirandello, che tutti i teatranti dovrebbero mandare a memoria.

Potrei continuare ma sento che Picchi non ha bisogno di parole aggiuntive. Egli è stato un grande lettore di teatro e ci ha lasciato luminose tratte per camminarci dietro. Era un critico verticale, duro, insistente, implacabile, e non un critico orizzontale che intende il testo come uno specchio per le proprie fattezze e per la propria vanità. Grazie.

 

[Arnaldo Picchi, Enzo Re. Diario di regia per la presentazione del testo teatrale di Roberto Roversi a Bologna, I Quaderni del Battello Ebbro, 2012].

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Enzo Re. Diario di regia, di Arnaldo Picchi
  • Editore: I Quaderni del Battello Ebbro
  • Anno di pubblicazione: 2012
Letto 1327 volte