Nota

Parlo, per questi testi a me non indifferenti certo, di un moto costante, di una tensione continua prolungata fra il proposito e il conseguente atto avviato per sottrarsi (una sottrazione dall’inferno micidiale delle contraddizioni non consumate del nostro tempo) e il proposito, e il conseguente atto attivo, di tornare in mezzo, in campo, nel giuoco dinamico e cruento. Sottrarsi a chi? ritornare dove? L’ho appena detto. Sottrarsi al buio del mondo, al suo modesto ossessivo ludibrio, al suo modesto ma implacabile orrore. E ritornare con tensione cauta e approfondita e con un motivato orgoglio della ragione che l’ha conquistato, sulla scena attiva del mondo; così interferito dagli eventi ma su cui si muovono i protagonisti provocati e provocanti. Si muovono con la violenza consueta, proponendo, nell’incertezza, le inique quotidiane contraddizioni. Eppure, dopo l’affaticata decisione dell’allontanamento, il ritorno sembra la necessità più rigorosa, una decisione inevitabile.

Da qui, quindi, l’inevitabilità delle scelte ma anche il moto molto accentuato, anche se concentrato, che le stesse scelte comportano, o consentono. Un moto di scatti violenti, precisi, che i testi poetici qua raccolti elaborano ed esibiscono senza furia come movimento che tuttavia non si placa, non si può placare; quasi un irrinunciabile atto d’amore, una testimonianza, della ricerca. Di questa ricerca.

Il dinamismo ritmico molto essenzializzato e orizzontale (un’alternanza senza respiro) è collegato a una scelta di segni prosciugati sostanzialmente da ogni interna accentuata vibrazione. Scarsa l’aggettivazione e assai poco pretestuosa; nessuna infusione (implicazione) arbitraria e aggiuntiva all’interno delle parole. Una semplicità, soltanto apparente però, e a mio parere, di fondo, e costante, regola questa comunicazione diretta; che vuole per un primo impatto riferirsi alla ragione con brevi, brevissimi lemmi riflessivi; e poi riferirsi al cor cordium, per l’insinuazione dei motivi più intimi, più personali, più laceranti – allora. Il senso reale di una preventiva lacerazione a cui consegue l’atto, molto insistito e molto attento e anche contradditorio ma alla fine liberatorio, di una ricomposizione della trama della riflessione e dei sentimenti che regolano – o dovrebbero regolare – la vita; la sottrazione, progressiva, da un disarmo esistenziale che pareva essere sopravvenuto e poi pareva avere connotato la vita e l’ordine della vita; infine quasi affiorando, via via, da un gorgo freddo e ostile, la ripresa costante di una speranza attiva che rilancia il discorso avanti invece di concluderlo in una sorta di arresto delle pulsioni operative; quale sembra invece essere l’arresto e il conseguente approdo di tanti buoni testi del nostro tempo, che sembrano avviarsi nel buio con dolente rassegnazione; ebbene, risultano a me essere i tre momenti cruciali della comunicazione in versi di Galuzzi; che raccoglie qui i buoni risultati di un lavoro perseguito negli anni non solo con convinzione, ma direi con accanimento. Un confronto con il testo che non gli lasciava scampo; e un affronto, con il testo reso sempre più prosciugato e acuminato, rivolto alla presunzione ufficiale di questo nostro tempo che ama vedere ed esaltare specialmente gli scrivani che si dichiarino o si proclamino – magari con enfasi ripetitiva – sconfitti; o ormai rassegnati alla resa. Galuzzi è un amico che le sue buone battaglie le accetta (direi, le cerca) giorno dopo giorno, combattendole non da solo ma con l’arma utilissima necessaria della scrittura, e insieme ad altri. Compagni, questi, nella stessa drammatica volontà e nella stessa convinzione di non lasciarsi omologare o addirittura cancellare come uomini liberamente operativi dal furibondo glaciale potere della comunicazione istituzionalizzata e onnivora. Altrimenti si è perduti. Ma qua, Galuzzi contrassegna l’itinerario personale per salvarsi un poco; magari anche soltanto per il momento. Basta, per rassicurare e confortare.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: La pianura dentro, di Claudio Galuzzi
  • Editore: TraccEdizioni
  • Anno di pubblicazione: 1993
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