Amo Bologna

Per far parlare, terrei sempre come base le seguenti domande (che non dovranno mai essere poste in diretta ma via via sottintese):

 

1) Come ti trovi in questa città?

2) Ti sei fatto degli amici?

3) Come trascorri le ore libere, le giornate libere?

4) Alla sera, cosa fai di solito?

5) Quali particolari differenze trovi fra questa e la città da cui provieni?

6) Ami Bologna?

 

 

***

 

 

SCENA I

VIALI E STRADE DI BOLOGNA

Esterno – Giorno

 

Ore 9 di mattina.

Attraverso il finestrino di una macchina in movimento vediamo sfilare le vetrine e le insegne dei negozi della città, attraverso una leggera foschia che sta cominciando a diradare.

Insistiamo in prevalenza su scorci di vetrine e di insegne indicative di una determinata abbondanza e della prevalenza di certi prodotti e oggetti rispetto ad altri: boutiques, vestiti, scarpe, auto, biancheria, alimentari di lusso.

Fermandoci a un semaforo, riscontriamo abbastanza ravvicinata l’opulenza fantasiosa, e caratteristica per densità cromatica (quindi anche festosa) del negozio di un salumaio.

D’altra parte non possiamo non notare i cassonetti rigurgitanti, per lo più, di rifiuti non familiari ma industriali o commerciali.

Arriviamo in via Paolo Fabbri e subito intravediamo Guccini che aspetta sotto casa, poco distante da un cassonetto chiuso, sopra cui è stato appoggiato un pallone afflosciato; potrebbe essere addirittura rosso-blu.

Prima di salire, a Guccini cade in terra il borsello o il giornale. Si china per raccoglierlo e nel sollevarsi vediamo il suo viso molto vicino, attraverso il parabrezza.

Salendo, può dire una frase brevissima. Per esempio: “Siete perfetti, spaccate il minuto”.

 

 

SCENA II

VIALI E POI COLLINA DI BOLOGNA

Esterno – Giorno

 

Ore 9,30 di mattina.

L’auto procede verso la collina. Guccini siede a destra del guidatore e, parlando, si voltaanche verso ilsedile posteriore su cui siede qualche tecnico chenon sivede.

Ci si avvia verso Casteldebole, centro di allenamento della squadra di calcio del Bologna, mentre possiamo sentire sovrapposto questo discorso di Guccini:

 

GUCCINI

Sì, adesso è molto diverso, qua da noi; anche solo da dieci anni a oggi. Una volta almeno c’era la dimensione di una vita di provincia, ravvicinata, con delle scadenze ma anche con pause; alcune anche lunghe. Si lavorava ma anche si beveva. Si faticava ma anche si cantava… Adesso il ritmo è frenetico ma senza felicità, qua come altrove… La bolognesità, se così si vuol dire, che poteva essere una piccola filosofia della vita, fatta di ironia ma anche di entusiasmo, o se non vogliamo dire entusiasmo si può dire forse speranza mantenuta e difesa, è scomparsa…

Una filosofia della vita a Bologna non c’è più, come nonc’è più in alcun altro posto. Adesso beviamo tutto dall’America; e in questo senso, soprattutto, Bologna non c’è più… Parlare del mitico sindaco Dozza della liberazione e del dopoguerra è come parlare del viaggio di Cristoforo Colombo. Sono passati secoli… I tempi della storia, e quindi anche della storia di questa città, si sono dilatati, allungati fin quasi a spezzarsi. Anche se della storia, cioè della memoria storica, non si potrà mai fare a meno. Per vivere.

 

Oltre i finestrini dell’auto vediamo tutto il verde intorno e la città laggiù in basso. Abbiamo così un momento visivo di grande respiro. Vediamo anche da lontano il centro di Casteldebole.

Sentiamo ancora la voce di Guccini che continua:

 

GUCCINI

Però, c’è ancora qualcosa di buono… A Bologna, per esempio, basta anche mezzo chilometro, cinquecento metri, per cambiare aria e prospettiva. Dalle pietre si passa alle foglie, dal grigio al verde… Si può anche arrivare al cielo partendo dall’asfalto. Le colline di Bologna, intorno a Bologna, sono ancora una sorpresa di verde… quasi intatto. Questo è certamente un risultato fra i più lodevoli, direi fra i più lusinghieri, di questi quarant’anni… Altrove, forse, ci sarebbe solo cemento e cemento… a soffocare la città.

 

L’auto entra nel centro di Casteldebole.

 

 

SCENA III

CAMPO DI ALLENAMENTO A CASTELDEBOLE

Esterno – Giorno

 

Circa le ore 10,15 di mattina.

Sulcampo di gioco gli atleti in tuta palleggiano, corrono, si allenano.

Restiamo al margine; ma in mezzo al campo c’è 1’allenatore il quale, come ci vede, chiama presso di sé con un gesto della mano un giocatore che ha appena calciato in porta un pallone.  Questo glisi avvicina e noi vediamoche è Demol. Scambiano alcune parole poi Demol viene verso di noi, cortese e sorridente.

 

DEMOL

Si dispiace, ma i piani sono cambiati. Non è un buon momento, questo, per la squadra e non posso allontanarmi. Ho dieci minuti, se volete. Dove possiamo metterci? Qua?

 

Indica alcune panche al bordo del campo. Guarda meglio Guccini e può esclamare:

 

Guccini! L’ascolto spesso, lei mi piace… ecc.

 

Siede con Guccini su una pancae sipuò stabilire che lui parla, rispondendo alle domande 1, 2, 5 sottintese, mentre si sente lontano e vicino il vociare dell’allenamento.

 

N.B. Per questo incontro resterei fermo sulla situazione e sul personaggio. Cogliendo magari l’occasione di sua frase per staccare e passare alla scena seguente, che avvia un altro racconto.

 

 

SCENA IV

GRANDE SUPERMERCATO ALIMENTARE

Interno – Giorno

 

Circa le ore 11,30 di mattina.

Siamo dentro a un supermercato (ma potremmo anche essere, dopo avere considerato i personaggi, dentroa uno dei sofisticati negozi d’abbigliamento del centro – via D’Azeglio o via Farini, per esempio).

Due neri altissimi (fuoriclasse di basket di una delle due squadre bolognesi) spingendo un carrello procedono con attenzione a scegliere roba che buttano nel cesto.

 

Vedono Guccini avvicinarsi per il corridoio e prima lo salutano da lontano con un cenno poi gli stringono la mano con vivacità.

Poche parole che non ascoltiamo.

Poi spingono il carrello verso la cassa, pagano e insieme a Guccini escono con la borsa dicartone che contiene laroba acquistata.

 

 

SCENA V

PARCHEGGIO DAVANTI IL SUPERMERCATO POI STRADE DEL CENTRO CITTADINO

Esterno – Giorno

 

Le ore 11,45 di mattina. Appena fuori dal supermercato uno dei due atleti dice:

 

PRIMO ATLETA

Lasciamo questa borsa in macchina e poi andiamo a piedi. Questa è una città dalle strade molto strette.

 

Il gruppetto si avvia a piedi. Lo vedrei per via del Porto, piazza Roosevelt… E intanto noi cerchiamo di cogliere particolari ancora minuti della città: gli ultimi particolari. Alcune botteghe artigiane, un calzolaio, un restauratore di mobili, un idraulico, un droghiere nella sua bottega di legno. E poi, di sfuggita ma con l’intensità di un occhio che cerca, qualche androne di palazzo dove ci sia da scoprire qualcuno o qualcosa, oppure che abbia in fondo un giardino, magari con il muro decorato.

 

Ai due atleti, perché possano intanto parlare non in diretta ma sopra le immagini, farei le domande 2, 3, 4. E questo fino alla conclusione dell’incontro.

 

Proporrei di sentire sempre la loro voce originale, quindi in inglese, con la traduzione a nastro scorrevole a stampa in basso.

 

Intanto, arrivando da piazza Roosevelt possiamo già intravedere – ma solo intravedere – dall’altezza dell’Albergo dell’Orologio, Piazza Maggiore.

Da lì, senza alcun indugio – avremo occasione di scrutare la grande piazza altre volte in seguito – passiamo subito dentro al cortile di Palazzo d’Accursio.

Ammiriamo la grande casa di legno appena allestita…

Ed entriamo dentro seguendo per un momento il lavoro di restauro sul Gigante.

 

A questo punto, e a conclusione dei discorsi precedenti, Guccini potrebbe domandare, accennando al Gigante, se hanno visitato o conoscono altre opere d’arte della città.

 

Un particolare atto o movimento all’interno di questo luogo molto teatrale e molto ristretto – una specie di teatro anatomico per un personaggio di metallo – potrebbe stabilire la fine dell’incontro.

 

 

 

SCENA VI

CASA DI DALLA

Interno – Giorno

 

Ore 12,30 del mattino.

Siamo in casa di Dalla, in piedi vicino all’ingresso. Guccini è appena arrivato.

Qualche libero convenevole, qualche scherzo poi Dalla può dire:

 

DALLA

Mi sembra di essere a “Fantastico” con questa telecamera. Volete vedere la casa? Bene, ve la mostro… Poi magari usciamo.

 

Perlustranola casa, senza sentire voci o discorsi particolari (magari qualche commento o scherzo in diretta); poi, compiuto il giro, Dalla potrà dire:

 

DALLA

Io amo ormai questa casa, che è dentro una torre. Una torre antica di Bologna.

 

GUCCINI

E Bologna, l’ami?

 

Dalla, senza rispondere, indossa il cappotto ed esce, seguito dall’amico.

 

 

SCENA VII

STRADA E POI PIAZZA SAN DOMENICO

Esterno – Giorno

 

Ore 13,30 del giorno pieno.

Seguiamo prima Dalla e Guccini per strada poi mentre arrivano in piazza.

 

DALLA

Se amo Bologna? Ti rispondo adesso… Guarda, tu forse Bologna la conosci meglio di me; ma io voglio che tu guardi ancora una volta quelle due tombe, in questa piazza… Sono tombe di glossatori, cioè giuristi del Duecento… Uno è Rolandino, ha avuto storie con Federico II, ma non è questo che conta… Voglio dire che questa città, dove la tocchi vibra suona di storia, cioè di cose fatte, cose grandi, ma fatte per l’uomo, per gli uomini… Insomma, è una città concreta… Però io credo che abbia anche un po’ di fantasia… Se amo Bologna?

 

Non risponde ancora. Forse la risposta la cerca.

 

 

SCENA VIII

STUDIO DI REGISTRAZIONE

Interno – Giorno

 

Ore 14,30 circa del pomeriggio.

Sentiamo lavoce sovrapposta di Dalla, mentre lo vediamo con Guccini trafficare con i vari congegni, preparandosi per qualcosa:

 

DALLA

Se amo Bologna? Sono sempre qua e là, sempre in giro… Quando sono lontano non ho nostalgia, ma quando ci torno e ci sto non ho voglia di andarmene. Mi trovo bene. È una città che non si fa desiderare ma che ti convince, quando ti trova…

 

Alla fine si rivolge verso Guccini e gli dice:

 

DALLA

Senti questo abbozzo, è appena accennato.

 

Avvia un nastro e si sente la sua voce che canta e dice le parole. A questo punto azione aperta fino a conclusione.

 

 

SCENA IX

NUOVA LIBRERIA FELTRINELLI

Interno – Giorno

 

Ore 15 del pomeriggio.

In questo nuovo modernissimo contenitore di libri e di cultura, Guccini entra per incontrare Luca Carboni.

Convenevoli e poi Guccini può dire, ad esempio: “Cominciamo a parlare un poco qua dentro e poi usciamo?”. Si avvicina Romano Montroni, il direttore della libreria. Guccini può congratularsi (è stata completamente rinnovata e riaperta da poche settimane) e chiedergli come hanno risposto i bolognesi a un’offerta libraria di livello europeo.

Legandoci al breve intervento di Montroni, Guccini può chiedere a Carboni se è buon lettore di libri e commentare che è divertente per loro trovarsi in una libreria piuttosto che in un negozio di dischi. Un negozio di dischi così a Bologna non c’è.

Infine si può entrare in argomento. Guccini: “È per parlare di Bologna che ci siamo incontrati. Parlarne come sappiamo per poterla non spiegare ma semmai farla capire agli altri. A modo nostro”.

Luca Carboni potrebbe rispondere alle domande 1, 3 e 6.

 

 

SCENA X

STRADE DI BOLOGNA

Esterno – Giorno

 

Uscendo dalla libreria Guccini e Carboni possono avviarsi verso via Zamboni, passare davanti all’Università. E lì imbattersi in un gruppo di studenti che li riconoscono, li fermano e con i quali possono mettersi a parlare. Gli studenti sono naturalmente meridionali e quindi è facile coinvolgerli in alcune domande sulla città; per esempio le n. 1 e 5.

 

Ritorniamo su Carboni e Guccini di nuovo soli, mentre camminano sotto i portici: dall’Università verso piazza Aldrovandi e poi verso la chiesa dei Servi, nel colorito mondo della fiera di S. Lucia: gli alberi di natale, pezzi di presepio, torroni a pile (a indicare la permanenza non certo entusiasmante di una tradizione locale che man mano va estinguendosi. Forse anche qui si potrebbe interrogare almeno un venditore, proponendogli la sola domanda n. 1).

Sulla base di un discorso conclusivo, quale: a Bologna manca sul serio, a parte il tendone alla Fiera, un luogo ampio per concerti rock; proporrei di concludere questo incontro nel piazzale delle torri alla Fiera, in un contesto di architettura “nuova” rispetto all’antico o anche nobilmente tradizionale che è il cuore della città. Dato che, come si può ricordare anche dicendolo, lì proprio la scorsa estate Dalla e Morandi dovevano dare un loro concerto.

È interessante anche utilizzare fino in fondo l’inquietudine particolare della luce che va spegnendosi, in questo momento di passaggio verso la sera.

Le luci intorno, man mano, possono accendersi.

 

 

SCENA XI

TENDONE DA CONCERTO ALLA FIERA

Interno – Sera

 

Ore 20,30.

All’interno del tendone è in corso un concerto di vari gruppi rock giovanili.

Uno di questi sta suonando ma è ormai alla fine.

Il tendone è pieno di giovani che ascoltano muovendosi e ballando.

Mentre il gruppo, che ha terminato di suonare, raccoglie materiale e strumenti prima di allontanarsi, i giovani in sala riconoscono Guccini. Festa.

A richieste di cantare o a domande personali, potrà rispondere, per esempio: “Oggi sono, siamo in giro soltanto per sapere da giovani e vecchi, bolognesi o immigrati, come si vive in questa città. O, anche, che cos’è questa città, questo posto, per loro”.

Discorsi vari, scambi di battute.

 

Siamo adesso nel retro palcoscenico, dove i CCCP/Fedeli alla Linea stanno per presentarsi al pubblico per una esibizione.

Festoso incontro con Guccini, che riferisce a loro – anche a loro – la ragione della sua venuta.

Primo inizio di discorso, poi tutto viene rimandato a dopo. I CCCP/Fedeli alla Linea si presentano al pubblico e cominciano a suonare.

Intanto noi possiamo fare panoramiche fuori dal tendone, verso le luci dello svincolo, verso 1’inizio dei viali, seguendo il via vai delle auto e il moto delle luci.

Inuna pausa dell’esibizione, Guccini può salire sul palco per riprendere il discorso e magari concluderlo.

Si riprende a suonare, e i giovani sembrano dimenticare ogni altra cosa o persona e riprendono quel loro movimento che sembra rovesciarli quasi con tenerezza dentro loro stessi.

Li lasciamo così, interrompendo bruscamente (seccamente) la scena per riaprirla con quella che segue.

 

 

SCENA XII

SALA DI UN CENTRO CIVICO DELLA PRIMA PERIFERIA

Interno – Sera

 

Ore 22.

Un primo piano su una coppia di anziani cheballano; in mezzo a tante altre.

È in corso una festa danzante di quartiere per persone anziane.

La gente in sala, che balla i soliti balli tradizionali locali, manifesta però vitalità e molta simpatia. Tutte le teste sono bianche ma i sorrisiaperti e le gambelente ma non del tutto incerte.

L’orchestra è composta di quattro persone, anch’esse non più giovani.

Quando finisce questo ballo, c’è un momento molto rapido di pausa (quasi un assestarsi) e poi, all’improvviso, scoppia un applauso e la gente si apre lasciando un breve varco attraverso il quale passa Quinto Ferrari, con la chitarra, per salire sul piccolo palco.

Si fa subito silenzio e Ferrari comincia a cantare. Proporrei di scegliere “Méll e òtzant quarantòt” e “Nostalgi’d Bulagna”, perché oltre ad essere molto belle, consentirebbero di panoramicare sopra lavoce per far vedere Piazza Otto Agosto, magari nel giorno di mercato (venerdì e sabato), e poi alcune vie tipiche e un tempo popolari della città, quali Via del Pratello,via del Borgo San Pietro, borgo di Santa Caterina (con la vista di via Saragozza). Se si può continuare in questo rapido compendio di autentiche bellezze bolognesi, accompagnati dalla voce viva e reale di Ferrari, proporrei di continuare mostrando scorci di via Santo Stefano, via San Felice.

 

Ritornando in sala, vediamo tutte le coppie ferme, un poco trascinate da questocanto e portate a ricordare. Un momento, io credo, di forte autentica emozione.

E ci accorgiamo che, fra la gente, c’è Dino Sarti.

Quando Ferrariconclude, applausi naturalmente e feste.

Sartil’abbraccia e abbraccia anche Guccini.

La gente si dispone ai tavoli, l’orchestra si dispone a riprendere a suonare, ma ancora per poco.

Intanto Ferrari e Sarti possono rispondere alla domanda n. 6 di Guccini.

Un riferimento di Sarti consente di far vedere un momento del suo ultimo concerto di ferragosto, in piazza Maggiore (una consuetudine durata per anni); e subito susseguente, sempre collegandosi a un confronto o a una frase di Sarti, possiamo vedere il mitico concerto di Guccini, di sera e sempre in piazza Maggiore, certamente di fronte io credo ad almeno centomila persone. La piazza, anche in questa occasione, era una straordinaria arena.

Siamo alla fine. Possiamo vedere Ferrari e Guccini che parlano brevemente fra loro e Ferrari che indica uno dei suonatori, sul palco, che sta rinchiudendo la sua fisarmonica.

 

 

SCENA XIII

IN AUTO, PER UN VIALE CHE PORTA FUORI BOLOGNA, VERSO LA PRIMA CAMPAGNA

Esterno – Notte

 

Ore 24 circa.

Guccini è in macchina con il suonatore di fisarmonica, che tiene lo strumento, abbastanza ingombrante, sulle gambe.

Può darsi che ci sia nebbia, in giro. Parlano.

Andrebbe molto bene se l’uomo della fisarmonica oltre a essere un pensionato fosse anche uno venuto a Bologna da parecchio tempo ma non nato a Bologna.

Allora le domande n. 1 e n. 5 servirebbero da buon stimolo per raccogliere impressioni e memorie.

L’uomo dovrebbe inoltre riferirsi alla sua situazione attuale e al fatto che vicino a lui, oppure nella sua stessa casa, sono venuti ad abitare parecchi africani – che può magari impegnarsi a descrivere.

Mentre si riferisce a uno di questi (e di tutti è da credere parla con simpatia e rispetto, magari commiserandoli) facciamo uno stacco per passare a…

 

 

SCENA XIV

EVEN CLUB

Interno – Sera

 

Ore 24 circa.

Mark, africano del Senegal, animatore incontrastato di questolocale, soprattutto nelle serate del giovedì sera in cui lui propone al “suo” pubblico, tutto o quasi tutto formato da immigrati africani, una certa musica – assolutamente congeniale.

Cerchiamo di vedere bene e anche di capire, sul momento, volti e vestiti,gesti e balli e suoni e voci.

Poco dopo vediamoun giovane africano alzarsi, salutare gliamici e uscire dallocale.

Così anche noi ritorniamo a Guccini e al suonatore di fisarmonica.

 

 

SCENA XV

DAVANTI A UN CASALE POI DENTRO AL CASALE.

Esterno – Interno, Notte.

 

Ore 0,15.

Guccini e il suonatore di fisarmonica sono appena scesi dall’auto.

Vedendo due finestre illuminate, il vecchio dice: “Sì, sono in casa”.

In quel momento, arriva un’auto che si ferma. Ne esce il giovane africano della scena precedente.

Il vecchio si avvicina, gli parla e poi tutti e tre entrano incasa.

 

In alcune stanze troveremo il gruppo da incontrare. Ascolteremo le loro risposte alle domande 1, 2, 3, 4, 5, mentre è evidente che li incontriamo in un momento di intima festa. Sempre ascoltandoli e rimanendo sui loro volti, sui loro gesti e sulle cose, possiamo fermarci quanto è possibile. Solo verso la fine potremo sovrapporre alcune immagini dell’assegnazione della laurea honoris causa a Mandela. La chiesa di Santa Lucia, l’interno pieno di gente, via Castiglione, le due torri…

 

Informazioni aggiuntive

Letto 938 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Dicembre 2015 09:23