Michelina e il telefono

Elenco dei personaggi

 

 

Michelina (86 anni)

 Adalberto Cerni (suo figlio, 55 anni)

 Lia (moglie del figlio, 45 anni)

 Marco (nipote di Adalberto e Lia, 6 anni)

 Una gatta di nome Italia

 

Tempo dell’azione: oggi.

Luogo dell’azione: Vignola.

 

 

Parte prima

 

 

1. P.P. di Michelina alla finestra.

Seduta su una seggiola alta che le permette di guardare la strada, deve apparire immediatamente dolce e disarmata.

È una donna di ottantasei anni, bianca come una candela, minuta, un poco rassegnata; basterebbe niente per spegnerla come una candela.

 

2. I suoi occhi. Girano inquieti mossi da una curiosità astuta; e osservano le immagini, le ammucchiano nel ricordo.

Michelina aspetta la morte senza paura. Sente che viene ma l’ascolta con pazienza, quasi le piacerebbe giocarci, appena un poco.

 

3. Dopo gli occhi, le mani.

Le mani appoggiate al davanzale sono esauste, pallide; sembrano fatte di pane; senza vene. Si muovono adagio ma aderendo alla pietra, nell’atto quasi di graffiarla per riuscire a sollevarsi.

 

4. Il vestito non è nero ma chiaro, sobrio ma abbastanza colorato. Potrebbe dopotutto essere anche un vestito della Standa o dell’Upim.

 

5. In basso, sotto casa, scendono da una 126 il figlio cinquantacinquenne con la moglie Lia, di circa dieci anni più giovane. Li accompagna un nipote di sei o sette anni, Marco, che ha un po’ di naturale malagrazia addosso.

 

6. Saluti dal basso e dall’alto.

 

7. P.P. di Michelina che guarda entrare il figlio con un pacco sotto braccio; seguito dalla moglie e dal nipote.

 

8. L’appartamento è composto da una camera da letto, una cucina nella quale si trova Michelina e un cesso. È al terzo e ultimo piano di una vecchia casa, in una vecchia via di una vecchia città o cittadina di provincia; verso la periferia, dato che intorno si vedono campi e prati maltenuti e pronti per l’edilizia.

 

9. MICHELINA: Siete puntuali.

 

LIA (a Marco): Saluta la bisnonna.

 

MARCO: Lasciami andare giù.

 

LIA: Giù non c’è nessuno… e poi sei appena arrivato… Sta buono, fra poco andiamo via… Saluta la bisnonna, oggi compie gli anni.

 

MARCO (a Michelina): Quanti anni hai? Hai cento anni?

 

MICHELINA: Sì, ne ho proprio cento.

 

MARCO: Allora ti mettono sul giornale.

 

FIGLIO: Piantala… Ne ha ottantasei, non cento… Su, dalle un bacio.

 

MARCO: È vecchia… sembra una biscia (si avvicina al tavolo e strisciando il palmo della mano sul bordo finge un treno o un’auto in corsa; intanto sibila)… bis… nonna… bis… nonna (così gira un paio di volte intorno).

 

10. Intanto il figlio, che ha preso un bicchiere dal lavello, lascia scorrere l’acqua dal rubinetto perché si raffreddi, quindi beve con avidità. Fa una smorfia.

 

FIGLIO: È sempre più cattiva.

 

LIA: Perché, la nostra è buona?

 

FIGLIO: Già, fa schifo… Dicono che questa sbobba fa venire i calcoli.

 

MICHELINA: Ai miei tempi…

 

FIGLIO: Lo sappiamo… lo sappiamo… ai tuoi tempi c’era l’acqua del pozzo.

 

MICHELINA: Era fresca… fresca… toglieva la sete.

 

MARCO: Voglio andare giù.

 

FIGLIO (a Lia): Lascialo andare… Lo guardiamo dalla finestra.

 

11. Marco apre la porta e scompare. Dalla porta mal chiusa entra un gatto che subito va in grembo a Michelina.

 

MICHELINA (accarezzandolo): E tu dov’eri andato?

 

FIGLIO: Hai un gatto?

 

MICHELINA: Ce l’ho… Me l’ha dato l’Argira… Mi fa compagnia.

 

LIA: I gatti sporcano.

 

MICHELINA: Questo è un buon gatto.

 

12. Il figlio prende il pacco che aveva lasciato sul tavolo e scompare nella camera accanto.

La nuora osserva dalla finestra il nipote che pencola sul prato, dove non c’è nessuno.

Michelina è persa dietro un pensiero mentre continua ad accarezzare il gatto che forse si è addormentato.

 

Dalla camera accanto si sente la voce del figlio (che evidentemente sta provando il telefono):

 

FIGLIO: Va bene, va bene… Fra mezz’ora siamo lì.

 

13. Il figlio ritorna in cucina e va a bere un altro bicchiere d’acqua.

 

LIA: Non bere tanto… che poi ti gonfi e cominci a sudare.

 

FIGLIO: Ho l’arsura.

 

LIA: Macché arsura… è il fumo.

 

MICHELINA (riscuotendosi): il fumo fa male.

 

LIA: Glielo dica anche lei… io mi sono stancata… Lo guardi, accende una sigaretta dietro l’altra.

 

Il figlio si è accesa una sigaretta e fuma con manifesto piacere.

 

FIGLIO: Ci hanno cavato via tutto… Per vivere ci restano poche cose.

 

LIA (che ha continuato a tenere d’occhio Marco dalla finestra): Ma cosa fa quello scemo… (si sporge e grida) Marco, torna indietro… sei tutto sudato… Adesso scendo io… (prende la borsa che aveva appoggiata in un angolo e rivolgendosi a Michelina) Mi fa ammattire… devo andare giù… cento di questi giorni… Torneremo appena ho un minuto tranquillo… (apre la porta e scompare).

 

14. Il figlio spegne la cicca sotto l’acqua del rubinetto, la butta dalla finestra; poi guarda verso la madre.

 

FIGLIO: Ti ho portato un regalo… anzi, è una sorpresa.

 

MICHELINA (ha un gesto infantile d’ansia): Una sorpresa?

 

FIGLIO: Proprio una sorpresa… Con Lia abbiamo pensato che era meglio di una torta o di un golfino… Il golfino te l’abbiamo regalato per Natale, te lo ricordi?

 

MICHELINA: Non l’ho mai messo… Dove vuoi che vada?

 

FIGLIO: Vieni di là… Dammi il gatto.

 

MICHELINA: No, lascia… lo sveglio io.

 

15. Con un dito vellica il collo del gatto che si sveglia. Dopo averlo fatto scivolare in terra, Michelina s’alza e si avvia.

Ha un passo non affaticato ma lento. Soprattutto cammina con cautela; con la persistente e acuta paura di cadere che stringe sempre i vecchi.

Cerca l’appoggio del muro o del tavolo o dello schienale di una sedia.

Arriva nell’altra camera, arredata con un letto di ferro, una tenda di cotone ricamato alla finestra, un armadio con specchio, un comò, un comodino su cui c’è una lampada.

È roba dell’Ottocento, ereditata e ancora ben conservata; dentro a un lindore tenero, ordinato, appena un poco disfatto da un’aria irreparabile di vecchio.

 

16. Il gatto, che li ha seguiti, salta sul letto.

 

FIGLIO: Pussa via!

 

MICHELINA: Lascialo, non fa male… È molto paziente… No, no, lascialo (intanto guarda per cercare la sorpresa).

 

FIGLIO: La vedi?

 

MICHELINA: No… non la trovo… non la vedo… ah, la vecchiaia è brutta.

 

FIGLIO: Vieni qua (sorreggendola per un braccio la guida verso il comodino)… Eccola (è molto compiaciuto nell’indicare un apparecchio telefonico rosso, a pulsanti, modernissimo; che in quella camera sembra un oggetto in mostra)… Guarda… il telefono, per te… È l’ultimo modello… Così non sei più sola… così non hai più paura di morire da sola.

 

17. Michelina appare visibilmente frastornata, sorpresa. È compiaciuta ma nello stesso tempo intimorita. Insomma ha piacere e paura, contemporaneamente, per questa cosa tutta nuova e tutta lustra che spicca nel suo rosso vivo vivo.

 

FIGLIO: Vieni vicino… vieni a vedere… è un telefono coi bottoni… è il più moderno… Sai quanto costa? Costa centottantamila lire… Così non devi nemmeno girare la ruota… Basta spingere il pulsante e subito si fa il numero… guarda, così… adesso telefono a casa mia (si sente il suono)… Nessuno risponde perché io e Lia siamo qua da te… ma domani, se chiami, ti rispondo io o ti risponde Lia e parliamo insieme, come in questa cucina (abbassa il microfono e prende un foglio dalla tasca)… Qua sopra ho scritto ben chiari i numeri di casa mia e dell’ufficio… In ufficio però telefona proprio se non puoi farne a meno… Sei contenta?

 

MICHELINA: Ma come hai fatto?

 

FIGLIO: Per l’impianto? Guarda, è a spina (si china, la stacca, la mostra alla madre, la riattacca)… puoi portare il telefono anche nell’altra stanza, vicino alla finestra… Come ho fatto per fare il lavoro? È stato tre mesi fa, quando sei andata al mare con la vacanza del Comune.

 

MICHELINA: Il telefono!… ma costa! (lo tocca, tenta di alzare il telefono, lo riabbassa in fretta).

 

FIGLIO: Fa il mio numero di casa… Su, prova…

 

Michelina guarda il figlio con un misto di desiderio sorridente e di intima preoccupazione.

 

FIGLIO: Ti conduco la mano… così (prende la mano alla madre)… il bottone numero otto, il bottone numero tre, il bottone numero uno, il bottone numero nove, il bottone numero due, il bottone numero zero… Senti che il telefono suona? È facile… Basta premere anche adagio… Adesso prova da sola… Prima alza il microfono e aspetta che faccia il suono… che vuol dire che la via è libera… poi premi i numeri, uno dietro all’altro… senza paura… su, prova.

 

Michelina comincia a sciogliersi. È ancora preoccupata ma non più così contratta.

 

FIGLIO: Quando ti chiamo, appena senti suonare, basta alzare il microfono… e io sono lì che ti parlo.

 

MICHELINA: È bello.

 

FIGLIO: Prova da sola, una volta… perché devo andare via (si sente la voce della moglie che chiama)… Mi chiamano (va alla finestra di cucina; sentiamo che dice)… Aspetta un minuto… adesso arrivo (ritorna dalla madre).

 

18. Michelina è vicino al letto col microfono in mano; lo sta avvicinando all’orecchio; ascolta il suono che dà via libera.

 

FIGLIO: Guarda… c’è anche l’elenco… l’avevo nascosto qua sotto (solleva il cuscino del letto, prende l’elenco e lo mette sul comò)… La prossima volta ti insegno a leggerlo… Ma adesso devo andare… tu prova da sola… vedrai che non è difficile… Sei contenta?

 

MICHELINA: Sono contenta… Tu sei buono.

 

FIGLIO: Ancora tanti auguri.

 

MICHELINA: Sta’ attento che il gatto non scappi fuori.

 

19. Il figlio esce, Michelina è vicino al letto col microfono ancora in mano. Lo depone con cautela. Poi si rivolge al gatto.

 

MICHELINA: Vieni, Italia.

 

Il gatto, che era ancora sdraiato sul letto, s’alza e Michelina lo prende fra le braccia.

 

 

Parte seconda

 

 

20. P.P. su Michelina a letto, parecchie ore dopo.

È notte fonda.

Il gatto dorme ai suoi piedi. La luce sul comodino è accesa.

Michelina ha gli occhi aperti e tiene appoggiato sul grembo l’elenco del telefono

Fissa la tenda contro la finestra e sta pensando a qualcosa. Sospira.

Vorrebbe muovere le gambe ma teme di svegliare il gatto.

Un poco imbambolata, si gratta un ginocchio sopra le coperte.

Poi sembra scuotersi, volta la testa, guarda il telefono e intanto allunga una mano per trascinare adagio l’elenco verso il petto.

Comincia a sfogliarlo quasi senza guardare, quindi comincia ad osservare le pagine e alla fine si ferma su una.

Comincia a leggere con facilità ma molto adagio.

 

MICHELINA: Cesari Antonio… Cesari Antonio… Cesari Antonio… Cesari Antonio… Cesari Antonio… Cesari Antonio… Cesari Antonio… Cesari Antonio… (sposta a sinistra il dito con cui si aiutava a leggere)…

Cervellati Giuseppe… Cervellati Giuseppe… Cervellati Giuseppe… Tanti nomi uguali… Come fanno a distinguersi?… Ecco il mio Albertino… Adalberto Cerni, via Cellini 87… telefono 8… 3… 1… 9… 2… 0… Sta diventando vecchio anche lui… Provo a chiamarlo, adesso? Posso?

 

21. Allontana l’elenco, si alza con cautela per non svegliare il gatto, si mette in piedi davanti al telefono.

Allunga la mano, prende il microfono, subito il suono di via libera.

Il gatto alza la testa.

Michelina riabbassa il microfono.

Parla fra sé e sé.

 

MICHELINA: Me l’ha detto lui… gli farà piacere (prende il foglio lasciatole dal figlio, lo appoggia contro il piede del lume sul comodino, alza il microfono, cerca di fare il numero)… Otto, tre, uno, nove, due, zero… (il telefono comincia a suonare; visibilmente spaventata aspetta un attimo poi riabbassa in fretta)… Dio mio… chissà che ora è… chiamo domani… sarà contento.

 

22. Il gatto si è rimesso a dormire sul letto.

Michelina prende di nuovo in mano l’elenco; cerca di sfogliarlo ma le cade in terra.

Si china e lo raccoglie, con fatica.

Il botto ha risvegliato il gatto che adesso cammina sul letto.

 

MICHELINA: Non andare sul cuscino.

 

Il gatto si ferma e la guarda.

 

MICHELINA: Vedi che non so cosa fare… Non so fare più niente.

 

23. Quasi per una decisione improvvisa rialza il microfono, china la testa per osservare bene i tasti e preme tre numeri.

 

MICHELINA (mormorando): Uno… uno… tre.

 

Risponde una voce giovane e decisa, dall’accento piemontese.

 

VOCE: Qui pronto intervento… parli pure…

 

Michelina resta incantata.

 

VOCE: Allora?… Vuol parlare?… Qui è la squadra di pronto intervento.

 

MICHELINA (con un filo di voce ma sollevata): Sono Michelina e sono sola.

 

VOCE: Cosa?

 

MICHELINA: Sono sola.

 

VOCE: Mi dia il suo nome e il suo indirizzo.

 

MICHELINA: Ho il telefono nuovo.

 

VOCE: Ha qualche bisogno?

 

MICHELINA: È una notte lunga.

 

VOCE: Lo so anch’io… Per favore non occupi la linea.

 

MICHELINA: Posso chiamarla ancora?

 

VOCE: Solo se c’è un’urgenza… Buonanotte.

 

La comunicazione è interrotta, poi il suono della linea di nuovo libera.

 

24. Michelina si rimette a letto, si stende, spegne la luce.

Sentiamo il suo respiro un poco affaticato.

 

25. Riaccende la luce, si mette seduta.

Guarda il gatto che dorme.

Da sotto le coperte, muovendo un piede, a piccoli colpi cerca di svegliarlo. Lo sveglia.

Il gatto assonnato alza la testa, la guarda.

 

MICHELINA: Vieni, Italia… vieni qua.

 

Il gatto si muove quasi strisciando sul letto e si avvicina.

Michelina lo accarezza.

 

MICHELINA: Adesso ti faccio sentire… qualcosa.

 

Si volta con una certa fatica, prende il microfono e lo avvicina all’orecchio del gatto, il quale ha un piccolo gesto di fastidio; ma poi si quieta.

 

MICHELINA: Ti piace?… Non sembra il treno?… Tuuu, tuuu…

 

26. Il gatto si scuote e torna ad accucciarsi ai piedi del letto.

Michelina si volta per appoggiare il microfono ma è ormai molto stanca; improvvisamente non ha più la forza di distendersi e lo lascia scivolare accanto all’apparecchio.

Appoggia la testa sul cuscino e quasi subito si addormenta mentre il suono dell’apparecchio continua monotono e insistente a riempire la stanza che resta illuminata.

 

27. È mattino presto.

Michelina è sul punto di svegliarsi nella camera dove c’è ancora la luce accesa.

La prima luce filtra dalle persiane socchiuse.

Il gatto cammina per terra e dopo qualche giro se ne va in cucina.

Il rumore di un camion che passa giù nella strada e quello continuo che viene dal microfono appoggiato sul comodino.

Ritorna il gatto e salta sul letto, si avvicina al comodino, gira intorno al microfono finché, muovendosi, lo fa scivolare fin quasi a terra.

Michelina apre gli occhi, si mette seduta, guarda intorno e si accorge del microfono che dondola adagio.

 

MICHELINA: Dio mio!

 

28. Si alza, raccoglie il microfono, lo avvicina all’orecchio poi lo depone con cura sull’apparecchio.

Spegne la luce.

La camera resta per un momento dentro a un chiarore molto sottile, polveroso, che sfuma ogni cosa; come dentro alla prima nebbia di settembre.

Poi va alla finestra, apre i vetri, spalanca le persiane.

 

29. Ritorna verso il letto, guarda l’apparecchio, alza il microfono, lo avvicina all’orecchio, ascolta per qualche istante il suono poi, guardando il foglietto che è rimasto appoggiato alla base del lume sul comodino, preme i tasti corrispondenti al numero del figlio.

Si sente suonare a lungo; alla fine lo stacco e la voce assonnata e irritata della nuora, di Lia.

 

LIA: Ma chi è quest’ora?… Chi parla?

 

Michelina resta impalata col microfono all’orecchio.

 

LIA: Chi parla? (e rivolgendosi al marito che dorme lì vicino)… Sarà mica un matto? Ehi, chi parla?… Ma ti dico!

 

Ritorna il suono della via libera.

 

30. È il mattino avanzato.

Michelina riassettata e vestita è vicino al davanzale. Guarda fuori.

Sulla strada, nei campi vicini non c’è che il gatto che cammina annusando ma annoiato.

Si sente una campana lontana.

Michelina si alza e ritorna in camera da letto.

Accende la lampada sul comodino, prende il foglietto, lo legge, alza il microfono e compitando forma il numero dell’ufficio del figlio.

 

VOCE D’UOMO: Qui ditta Quaranta, chi parla?

 

MICHELINA: Adalberto Cerni.

 

VOCE D’UOMO: Chi?… Ah; lei vuol parlare con Cerni? Mi dispiace ma oggi è fuori per servizio… Provi domani (e il ciac del microfono abbassato).

 

31. Michelina prende sul comò l’elenco telefonico, lo appoggia sul letto, l’apre, lo sfoglia, cerca qualcosa. Finalmente si vede che ha trovato.

 

MICHELINA: Ecco Cesari… Cesari Antonio… e poi Cesari Antonio… e Cesari Antonio… Ce ne sono tanti… Vediamo se almeno uno risponde.

 

Compone il numero, suono prolungato, nessuno risponde. Michelina riabbassa il telefono, delusa.

 

MICHELINA: Anche questo è andato via… chissà dove.

 

32. Riprende in mano il microfono e questa volta con appena più sicurezza compone il numero di casa del figlio. Risponde Lia, con la voce di chi ha fretta o è irritata, in quel momento.

 

LIA: Pronto!

 

Michelina è colpita dal tono duro della voce e tace.

 

LIA: Ma insomma!… Chi parla?

 

Michelina si decide a parlare.

 

MICHELINA: Michelina.

 

LIA: Ah, è lei… Ero sulla porta per uscire… La chiamo io stasera o domani… va bene?

 

Il microfono è abbassato.

 

33. Michelina adesso è seduta in cucina vicino alla finestra.

Sta caricando la sveglia e vediamo che sono le 14.

Sul tavolo ancora apparecchiato una tovaglia bianca, un piatto con la buccia di una mezza mela, mentre l’altra metà è vicino al piatto con una pagnottina intatta e con un tegamino coperto da un tovagliolo di carta.

Il gatto sta mangiando da un piattino in un angolo.

Il rumore di un aereo militare che sfreccia nel cielo.

Un’auto che arriva e si ferma sottocasa.

 

34. Michelina si alza e con calma minuziosa riassetta la tavola, lava il piatto, ripone pane e frutta e con la scopa pulisce sotto il tavolo.

Poi va verso la camera da letto, prende l’elenco del telefono e ritorna a sedersi in cucina vicino alla finestra.

Dapprima resta un po’ assorta quindi comincia a sfogliare le pagine; va avanti; torna indietro; finisce per fermarsi sulle prime, dove sono indicati i numeri dei servizi telefonici.

Legge con attenzione.

 

35. Dopo qualche esitazione si alza con l’elenco in mano e ritorna in camera da letto.

Appoggia l’elenco aperto sul letto, torna in cucina e trascina una seggiola vicino al telefono.

Siede quasi a riprendere fiato.

Si alza ancora una volta, si china sull’elenco, controlla la pagina con l’indicazione del numero per l’ora esatta.

Torna a sedere, alza il microfono, lo riabbassa, si alza in piedi, riprende il microfono in mano e con attenzione preme i tre tasti.

Un momento di pausa poi una voce femminile.

 

VOCE: Ore tredici e ventidue minuti… ore tredici e ventidue minuti… ore tredici e ventidue minuti…

 

Dopo un po’ Michelina depone il microfono sul comodino. La voce continua monotona e inflessibile la sua recita del tempo.

Adagio Michelina chiude gli occhi, li riapre; poi finisce quietamente per addormentarsi.

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: testi teatrali
  • Anno di pubblicazione: 1980
Letto 2097 volte