Unterdenlinden

Testo per il teatro [1965]


 

Elenco dei personaggi

 

Adolfo

Bormann

Giovane

Ragazza

Padre e Madre (del Giovane)

Segretaria

Signor Tifling

Invalido

Moglie dell’Invalido

Giornalista

Herold Smith

Vogel

 

Un Cameriere

Ospiti

Esaminatori

Un Medico

I cinque Americani della commissione

Tre ragazze

Un Arrestato

Primo e Secondo Assistente

Un Ministro

Autorità e Dirigenti (partecipanti al Congresso)

Funzionari della fabbrica

Alcuni Attori (che recitano il brano di Eschilo)

La Signora

Persone

Gli Spettatori (del night, scena II; della scena XX)

Soldati, Operai, Inservienti

Il Sosia di Adolfo

 

 

 

I

 

Adolfo e Bormann in una camera, nella notte fra il 7 e l’8 maggio 1965.

 

 

Adolfo:

Bene, suona mezzanotte e noi brindiamo. (Si alza in piedi).

Bormann:

Un sorso di cherry?

Adolfo:

No, latte e camomilla.

Bormann:

Merda tre volte! questi giorni che non passavano mai, mai passavano, e questi ozi forzati. Tutto, qua dentro; tutto è fottuto qua dentro.

[5]     Adolfo:

Ozio forzato? piuttosto un momento d’attesa. Che cosa è cambiato intorno? Lo dica, Bormann, poveretto, su lo dica. Da quel che sappiamo…

Bormann:

(pronto) Niente. Niente è cambiato. Niente. Ci aspettano. Chi è in alto resta in alto e tutto il resto…

Adolfo:

Esatto. (Sorseggia dalla tazza).

Bormann:

Andrò al cinema, per una volta; poi a una grande bevuta di birra. Libera, con i piedi sotto la tavola.

Adolfo:

Per prima cosa bisogna prendere sole; scientificamente badi, aria buona, un’aria pulita. È un fatto che il nostro colorito è pallido, è troppo pallido per uomini come noi, in questo momento. Bisogna provvedere. (Davanti allo specchio) E via questi baffi (esegue) e un altro vestito intanto (esegue). Pronti, così. Non è passato molto tempo, dobbiamo accontentare molte speranze, soddisfare the people. (Sorride).

[10]   Bormann:

(immobile in un atteggiamento di ambigua ammirazione)

Possiamo andare?

Adolfo:

Spegnere le luci.

 

 

II

 

La Ragazza balla in calzamaglia nera; un cono di luce la segue.

Ballo cerebrale, freddo, allegorico, atmosfera da night-club sofisticato. Intorno si sente gente che guarda seduta bevendo; fumo.

Musica e ballo per due minuti, alla fine applausi, una luce la insegue esaltante dopo gli inchini mentre si allontana dietro le quinte.

 

 

III

 

Nel camerino della Ragazza. Mentre si toglie la calzamaglia bussano, si ripara dietro un paravento, entra un Giovane, venticinque anni assai attraente.

 

Ragazza:

Sei tu?

 

Il Giovane non risponde. Annuisce, accende una sigaretta, siede. C’è una certa dolcezza nel suo comportamento, qualcosa di lusinghiero, di non corroso, di simpatico. La Ragazza riappare tutta morbida con un leggero berretto in testa di nylon, sempre svestita, gli siede sui ginocchi, fanno all’amore mentre la luce scompare.

Riaccende. Lui è seduto e fuma, lei è in piedi davanti allo specchio vestita e pronta per uscire. Si ravvia i capelli.

 

Ragazza:

Se vuoi verrò ma mi annoio.

Giovane:

Stasera c’è anche un oggetto misterioso. Forse sarà meglio delle altre volte. Meno deprimente.

Ragazza:

Oggetto misterioso?

[5]     Giovane:

Il vecchio dice che ci sarà un uomo importante e che ci sarà da divertirsi. Dice che non ce l’aspettiamo.

Ragazza:

Perché poi?

Giovane:

Mah. È mio padre che invita; questa è un’occasione unica secondo lui. Un pranzetto di gala, con la coda finale della conversazione. Sai come vanno a finire.

Ragazza:

E tua madre in nero quella jettatrice.

Giovane:

Saremo tutti in nero, le candele sul tavolo, anche tu con qualche merletto. Se ci scocciamo andremo in camera mia, in pace.

 

La Ragazza gli manda un bacio con la mano, esce. Il Giovane s’alza e la segue. Si spengono le luci.

 

 

IV

 

Nella sala da pranzo siedono otto persone. Adolfo, Bormann, il Giovane, la Ragazza, il Padre e la Madre del Giovane, due Ospiti uomo e donna che non parlano. Di questi l’età è sui trenta. Sul tavolo le candele; pranzo ben condotto, abbastanza raffinato.

 

Bormann:

Questa luce mi acceca. (Dà un pugno su una candela e sconquassa tutto).

Il Padre fa un cenno al Cameriere e questo accende la luce grande, affrettandosi a portare via i tre candelieri.

 

Adolfo:

Voglio del vino. (Non è un ordine ma è perentorio. Egli appare adesso come un vecchio non flaccido, con qualcosa di strano, non di misterioso). Caramelle! (Portano una scatola di caramelle).

Madre:

Il suo latte.

Adolfo:

Lo bevo. (Tracanna in un fiato, fa una smorfia).

 

Tutti mangiano in silenzio. Bormann rutta e accende un sigaro.

 

[5]     Padre:

Liberarsi fa bene, anche se le convenienze alle volte ci trattengono.

Bormann:

Merda alle convenienze; bisognerebbe cibarsi di erbe. Erbe essiccate. Erbe ce ne sono dappertutto e si digeriscono bene.

Adolfo:

Taccia, Bormann, faccia di porco. (Bormann spegne il sigaro e riacquista un atteggiamento composto. Alla Ragazza) Dicono che lei balla, vorrei vederla.

Ragazza:

(con indifferenza) Venga al night-club una di queste sere. Là è il posto per vedermi quando ballo per tutti.

Adolfo:

(balza in piedi) Adesso.

 

Si accendono luci rosse, entrano due Soldati armati, afferrano la Ragazza e la trascinano verso destra. Suona una musica, la Ragazza balla e ballando si spoglia lentamente. La scena ritorna normale; i seduti a tavola, alla fine del pranzo, sorseggiano il caffè.

[10]   Adolfo:

È stata brava. Bravissima. Leggera e fotografica. Sì, mi scusi (le afferra una mano), lei fotografava le note, ne dava una trascrizione visiva, traduceva le note in parole, in fatti, in operazioni dello spirito. Solo una razza temprata dalla storia può risolvere in modo così brillante queste emozioni della coscienza. Lei mi induceva ad esaltarmi.

Padre:

Vuol portarsela a letto?

Giovane:

(secco) No!

 

Bormann ride.

 

Adolfo:

Vedremo in un’altra occasione.

 

Si alzano e siedono sui divani. Passano i liquori. Bormann è addormentato.

I due Ospiti si baciano, isolandosi.

 

Padre:

Ogni cosa qua dentro è rifatta, con la guerra tutto era andato distrutto. Ci cresceva l’erba.

[15]   Adolfo:

Lei che faceva?

Padre:

Servivo il mio paese alla guerra; anche prima e dopo l’ho servito.

Adolfo:

(con un ghigno) Nessuno lo serviva, tutti invece tradivano e berciavano. Anche voi ammassavate rubando. Fucilarti era meglio.

Padre:

È vero, anch’io rubavo come gli altri, ammassavo come gli altri. La mia scodella era pulita quando mangiavo. Perdono.

Adolfo:

Vede? Ma è acqua passata. Adesso c’è del nuovo da fare. Tutti ne sentono bisogno.

[20]   Padre:

È vero, è vero.

Madre:

Come dice bene.

Adolfo:

Aspettate e vedrete.

Padre:

Aspettiamo e vedremo.

 

Il Giovane e la Ragazza si alzano e vanno in un’altra camera.

 

Adolfo:

Questa casa mi piace, è severa, mi piace molto, è confortevole. La prenderò, non posso aspettare.

[25]   Padre:

(spaventato) Come?

Adolfo:

Così. (Luci rosse, entrano i Soldati, afferrano tutti, li trascinano via. Restano Bormann e Adolfo e, altrove, i due Giovani. Poi rientrano i Soldati). Via questo tavolo, qua le poltrone, portate lo scrittoio. (Eseguono. Adolfo siede allo scrittoio. A Bormann) Mi mandi la segretaria.

Bormann:

Non abbiamo segretaria, almeno ora; se vuole servo io.

Adolfo:

È vero. Provvederemo subito; lei se ne vada. (Si spengono le luci).

 

 

V

 

Stessa scena. Adolfo è seduto al tavolo. Entra Bormann.

 

Adolfo:

Ha fatto?

Bormann:

Ho fatto.

Adolfo:

Dica dunque, in fretta.

Bormann:

L’agenzia Tifling con sede a Strasburgo è la più solida e organizzata, quella che ha maggior credito, più rinomanza.

[5]     Adolfo:

Non andrò fin là.

Bormann:

Non occorre, ci avevo pensato. Ha una succursale anche qui da noi. Questa è l’agenzia che si interessa a procurare incarichi o cariche importanti. Ecco le due possibilità in questo preciso momento: ad Helsinki per una fabbrica di birra oppure ad Amburgo per una grande ditta che inscatola ed esporta il pesce. (Adolfo balza in piedi, è abbastanza furente). Non c’è altro, mi creda. È così. Lei non vuole avere a che fare con americani. Cercherebbero il direttore a Parigi della Forson Company, cuscinetti a sfera.Adolfo:

Lasci stare. Che cosa chiedono per Amburgo?

Bormann:

Non c’è un limite d’età, lo stipendio è alto, piena autonomia direzionale, tre giorni d’esame.

Adolfo:

Test?

[10]   Bormann:

Esattamente, e altre cose ancora. Ma se crede potremmo corrompere la commissione o impadronirci subito della fabbrica.

Adolfo:

Dopo, dopo. Adesso prepariamoci a divertirci e a sciogliere questi indovinelli. Scioglilingua cretini, ci vuol ben altro. Ma per un momento mi propongo di seguire le regole, tranquillamente. Mi lasci fare.

Le luci si fanno soffuse. Entra la Ragazza in camicia da notte, balla (con musica). Adolfo prima seduto poi in piedi la segue con interesse controllato. Si riaccendono le luci.

 

Adolfo:

Brava, molto brava, mi creda. Con quanta grazia, con che forza. Lei mi convince del suo talento oltre che della sua bellezza. (Le bacia la mano, la Ragazza esce. Attraversa la stanza ed esce anche il Giovane, tranquillamente).

 

 

VI

 

Agenzia Tifling & Tifling, sede locale. Stanza della Segretaria, funzionalissima; suonano le nove. Entra Adolfo accompagnato da Bormann.

 

Segretaria:

Il Signor Adolfo?

Adolfo:

Esatto.

Segretaria:

In orario perfetto. Questo è un ottimo inizio, ne son certa.

Bormann:

Può ben dirlo; ma la smetta.

[5]     Segretaria:

Avverto il signor Tifling. Il signor Tifling in persona dirigerà l’esame. È l’incarico più alto che assegneremo quest’anno.

Adolfo:

Cretina. (Fa un cenno, entrano due Soldati, afferrano la Segretaria, la trascinano via).

Entra il Signor Tifling alto e grosso, con occhiali, o piccolo e magro, senza occhiali eccetera.

 

Signor Tifling:

Signor Adolfo, si accomodi.

 

Entrano nella stanza d’esame. Tavolo a ferro di cavallo. Da una parte seduti quattro Esaminatori, dall’altra, tutto solo, Adolfo. Calamai, risme di carta, alcuni strumenti di tortura.

 

Primo esaminatore:

(Allungando un foglio ad Adolfo) Riempia il seguente questionario, risponda sì o no alle domande. Non balli sulle punte. Tempo un minuto.

 

Adolfo esegue.

 

Secondo esaminatore:

(idem) Adesso per compiacenza esamini questo foglio, risponda sì o no come prima, tempo mezzo minuto.

 

Adolfo esegue.

 

[10]   Terzo esaminatore:

(idem) E ora compia analoga operazione su questo. Tempo dieci secondi.

 

Adolfo esegue. Gli Esaminatori leggono i tre questionari, si consultano, approvano, ammiccano.

 

Signor Tifling:

L’analogia delle risposte è evidente, sia pure sollecitate in diverse condizioni di tensione motrice. Risulta una solida freddezza, padronanza di sé, decisione nelle convinzioni. Lei è stato soldato? in quale arma e reparto? in quale fronte di guerra?

Adolfo balza in piedi. Vorrebbe rispondere. Entra Bormann e sull’uscio fa cenno di tacere. Bormann esce, Adolfo siede.

 

Adolfo:

Soldato semplice, poi caporale nella prima guerra. Ferito e decorato. Poi morto per la Germania.

 

Gli altri si guardano e sorridono con benevolenza.

 

Signor Tifling:

Notiamo che ha spirito, signor Adolfo, e una bella baldanza. Attitudine giovanile contemperata con la saggezza che conta. Un’ambizione che nasce dall’esperienza, perciò più utile ai fini di un’attività aziendale di quella esagitata e abbastanza torpida dei più giovani, che rischia sempre di corrompersi. Lei è sposato?

Adolfo:

Ah, no, ho tendenze di vario genere, mi piace spazieggiare. Mi tengo libero per tutto e non rendo conto del mio sesso ai rompiballe. Vado a letto con chi voglio.

[15]   Signor Tifling:

È una piccola contrarietà che si può superare. Si preferirebbe che il presidente fosse sposato. Con una donna. Oh, con una donna per i parties annuali. Sono avvenimenti importanti a cui la società affida e intende affidare come in passato molto del proprio prestigio pubblico. Possibilità di relazionare e di convincere le signore.

Adolfo:

Ci ho Bormann con me, è abile. Lui può adempiere questo. Sfogliare le margherite fra le sottane. Alle volte ha un carattere femminile che incanta. Con tutti i suoi fiori, e la mattana per le erbe. Lo può adempiere bene, e per le orge è un maestro.

Signor Tifling:

Risoluzione confacente. Lei è pieno di risorse.

Adolfo:

Questo è niente, aspettate. (Fa un cenno).

 

Entra la Segretaria che balla al suono di una musichetta e via via accarezza tutti i presenti eccetto Adolfo. Via via ognuno la tocca. Scompare.

 

Signor Tifling:

Come dicevo lei è pieno di risorse. Imprevedibile e ardito. Il modo da lei proposto è confacente. E ora passiamo all’esame vero e proprio. Dalle risposte date ai tre questionari risulta che lei, con giusta misura, è razzista e odia i colorati, è ateo e detesta in egual misura comunisti e cattolici, e infine ritiene una terza guerra generale la pulizia del mondo, l’olio sulla pece, il trionfo definitivo del nostro popolo. (Adolfo annuisce, gli altri battono le mani). Adesso dica, esaminando in un minuto questo bilancio, se crede di riuscire a incrementare le vendite, in quale misura e in quanto tempo.

[20]   Adolfo:

(legge, poi butta i fogli per terra e s’alza. Arringa). Metteremo una stazione trasmittente nel Mare del Nord di fronte ad Amburgo, a cinque piedi sotto il pelo dell’acqua; notte e giorno suoneremo musica di Wagner. Wagner è grande (si esalta); se trascina i fulmini nel ghiaccio può bene sciogliere l’orecchio al sordo e radunare perciò i poveri pesci in attesa. Li incanta con la sua forza, li intorpidisce con un’arte magica. Li vellica riempiendoli di paure; li seduce, convincendoli. Utilizzando quei suoni si condurrebbero i pesci, per passaggi obbligati, entro enormi cisterne, come branchi di vacche al macello; e dalle cisterne direttamente alle camere a gas. È il mezzo migliore, più efficiente e redditizio per cucinare i pesci. Macché reti. Non più uccisi e squartati. Addormentati nel sonno; carpiti nell’indifferenza. Via le macchine e le mani dell’uomo per l’opera della distruzione. Il pesce resterebbe intatto e con l’aria rosata di chi riposa sperando, e si prepara a svegliarsi. Un’eterna freschezza suonerebbe nel suo occhietto vispo, ben aperto e pronto per la mensa. Poi grandi cartelli sulle strade. Così: “Dal Mare del Nord diretto al vostro piatto”. Oppure, con l’immagine della triglia nel vassoio: “Vi aspetto sognando”. O: “Uccisa con dolcezza vi nutro con ebbrezza”. In un anno il fatturato è quadruplicato. (Applausi).

Signor Tifling:

Bene, bene. Ma per questo c’è l’ufficio pubblicità che le toglierà la briga. Sono dettagli; importanti ma dettagli. Ora ascolti, Signor Adolfo, e risponda a questa domanda puramente speculativa: si dia il caso che la Danimarca per eccedenza di produzione in casa propria si disponga piuttosto a esportare, naturalmente in concorrenza con noi, che ad acquistare da noi ai soliti prezzi. Che fare?

Adolfo:

(fa un cenno, entra un Soldato con un foglio. Adolfo lo firma e lo allunga al Signor Tifling. Poi risponde). È semplice, occorre un ultimatum. Rinculo sui vecchi accordi o si bombarda la capitale. Tanto è vicina. (Tutti gridano “urrah!” e buttano i cappelli in aria. Poi si ricompongono).

Signor Tifling:

E in caso, anche se eventualità impossibile, di scarsezza d’aringhe nel Mare del Nord?

Adolfo:

Bombardamento a tappeto della superficie marina, suddivisa in scacchiere; pesca per esplosione. È la mia proposta. In questo caso, poiché il pesce naturalmente sarà sbrindellato, inizieremo una campagna di stampa preventiva in favore della pasta di pesce, crema di pesce, brodo di pesce, polvere di pesce, colla di pesce; insomma il pesce in ogni salsa, purché mimetizzato e distorto, invisibile a occhio nudo, irresponsabile e clandestino: mimetico. Grideremo questo invito: Vi evitiamo anche la fatica di masticare.

[25]   Signor Tifling:

È ora di pranzo. Riprenderemo nel pomeriggio.

 

 

VII

 

Ristorante elegante. Entrano Adolfo, Tifling, e gli Altri. C’è la Segretaria che canta al microfono. Siedono. Tutti tacciono e si accende un televisore. Giornale radio; i russi (Leonov) nello spazio, Voce dello Speaker: “Dalla fantascienza alla realtà, la nuova sensazionale impresa spaziale sovietica. A passeggio per il cielo. Mosca, 18… Alle due di questa mattina per la prima volta nella storia il tenente colonnello sovietico Alesciei Leonov vestito di uno speciale scafandro ermetico ha abbandonato la nave spaziale Voskhod II che lo aveva…”.

 

Adolfo fa un cenno, entrano due Soldati, raffiche di mitra contro il televisore che si spegne e tace. Tutti mangiano, la Segretaria canta un arrangiamento moderno di [una] vecchia canzone degli anni Quaranta.

 

Signor Tifling:

Questi russi scocciano.

Adolfo:

Ascoltate cosa dico dei russi. I nostri antichi li osteggiavano, nemici come sono della nostra civiltà. Un miscuglio di razze. Zingari, ucraini, ebrei, tartari. Eh, sterminarli. Una bella retata e via. Guerra in oriente. Nutriremo i nostri soldati di pesce congelato. Dalle pianure…

 

Entra un Invalido a chiedere carità, di buona presenza, malinconico, sui quarant’anni. Suona una chitarra con decoro e canta.

 

Invalido:

Mortificato dalla mia gamba mozza

se vi dicessi che ho fame

ve ne freghereste.

Se vi dicessi che

l’occhio l’ho perso ai dadi

ve ne freghereste con ragione.

Ma la terza fregatura

e questa da parte mia

vi offro mia moglie

che è molto giovane e soda

e sa muovere la coda

cinquanta marchi per ora

facciamo duecento per una notte intera.

Datemi la soddisfazione

di dire che questa merce vi conviene.

 

Accenna con la mano e entra la Moglie dell’Invalido, bella, giovane, non truccata. Si capisce che partecipa a tutto questo con una naturale indifferenza, con un cinismo che alla fine riesce amabile. Ci mette un certo gusto dello spirito.

 

Una voce:

Vogliamo vedere le gambe. (Lei solleva la sottana).

[5]     Un’altra voce:

E ora vediamo le tette. (Lei si appresta a slacciarsi la camicetta).

Bormann:

(salta in piedi e l’afferra) Questa donna è per me. (Guarda Adolfo) Se Adolfo permette. (Adolfo approva senza guardare). E adesso a letto.(Si avvia; poi alla Moglie dell’Invalido) Aspetta. (Si volta, fa un cenno, entrano due Soldati, afferrano l’Invalido, lo trascinano fuori, un urlo e un tonfo nell’acqua).

Adolfo:

Non si sopportano questi mutilati.

Signor Tifling:

È dimostrato che sono poco produttivi anche a livello subalterno. Traboccano di turbe psichiche, di inibizioni mescolate a sconce sollecitazioni anarcoidi, quando non siano rivoluzionarie addirittura. Noi li consigliamo solo per il Sudamerica; là non c’è pericolo di sbagliare. Il caldo li distrugge dopo dieci mesi.

Un’altra voce:

Laggiù, in quella America, dovrebbe esserci Hassen.

[10]   Adolfo:

Stassen? Stassen vuol dire, il ginecologo?

Signor Tifling:

È lui. L’abbiamo assegnato a un’organizzazione industriale paupertaria del Centroamerica. Stipendio favoloso, un centomila all’anno. Per lui è un lavoro di tutto riposo, senza difficoltà, con tre interventi al giorno su individui sani…

 

Entra precipitosa la Moglie dell’Invalido seguita da Bormann che sorride.

 

Moglie dell’Invalido:

(indicando Bormann) Ha ucciso mio marito, il povero storpio, il guercio. Poverino. La canaglia l’ha fatto buttare in acqua. A pancia in giù nell’acqua, afferrato dai suoi giannizzeri. Perché l’hai fatto?

Bormann:

È presto detto, viveva lamentandosi. O dandola a bere, con quella sua tristezza. E tutti gli organi che gli mancavano. Pendagli da forca. Questi individui danno noia e quando capita ce ne liberiamo come le mosche. E poi! se ti ingravido nascerà un uomo più forte. (La Moglie dell’Invalido siede a un tavolo e beve).

 

Tutti mangiano, tranne Adolfo.

 

Signor Tifling:

Lei non beve?

[15]   Adolfo:

Non bevo.

Signor Tifling:

E non fuma?

Adolfo:

Non fumo.

Signor Tifling:

(indicando Bormann) E quello?

Adolfo:

Le sue cose le fa nelle camere oscure. È abbastanza misterioso.

[20]   Signor Tifling:

(ripigliando il discorso lasciato a mezzo)… ragazzi sani a cui toglie o mani o gambe, o una gamba e una mano. Fabbrica i giovani lacrimosi per la questua, le creature fatte apposta per intenerire il sesso alle zitelle, l’arpicordo alle matrone, per incenerire strade e cantoni con l’esempio della disgrazia articolata, con la febbre che uccide, con la lacrima che graffia. Ognuno di questi prodotti, così conciati, rende un trentamila all’anno, nelle stagioni buone e secondo l’abilità di ognuno; ma mai meno di venti; sennò è scartato e fatto fuori come inutile. Non si tollerano passivi. Il fatto è che una volta nascevano spontaneamente più gobbi e storpi o rattrappiti congeniti o poveri deficienti; adesso le diete caloriche, e il cavalcare gagliardo dei padri sulla pancia delle madri, dopo tanta astinenza, rendono i neonati sani, ben formati, allergici ai malanni. Allora bisogna provvedere. Quelli che avrebbero la fortuna di averli, reduci soprattutto, sono troppo vecchi per commuovere, figuriamoci.

Adolfo:

(semplicemente) È giusto. (E come ricordando) Il vecchio Stassen! in Sudamerica! (Scuote il capo, compiaciuto).

 

 

VIII

 

Di nuovo nella sala d’esame.

 

Signor Tifling:

Ci scusi, Signor Adolfo, ma è necessario adesso che ci intrattenga con un discorso. Argomento a sua scelta e comecché stravagante. Dobbiamo a questo punto valutare: a) il suo charme oratorio, la presa sul pubblico e la presa per il bavero; b) l’efficacia peregrina e tuttavia determinante delle argomentazioni; starei per dire che dovremo essere trascinati dall’entusiasmo, del che non dubito; c) la sua capacità di sintesi, la gradevolezza e la varia intensità del suo timbro vocale. Specie sui registri distesi. Lei parla alla gente che ascolta. Può incominciare.

Adolfo:

Per maggior concretezza e per più osannante frastuono incomincio così: È grande errore credere che basti il possesso del potere per procedere a una organizzazione determinata.

Anche qui, più della forma esterna, facile a crearsi meccanicamente, importa lo spirito che riempie la forma. Le istituzioni del movimento debbono essere trasferite nello stato, ma lo stato non può trarre bruscamente dal nulla gli ordinamenti relativi.

Farà apparire solido e ben fondato il tempo nuovo, e non come un’epoca solida soltanto in apparenza. In generale è più facile intraprendere una fondazione in un terreno nuovo, vergine, che in un terreno vecchio dove esiste una fondazione analoga.

In una località dove non si trova ancora un’azienda d’un determinato genere è conveniente fondarne una nuova. Ognuno fa quello che può: allora noi versammo il nostro sangue, oggi costoro fanno andare il becco. Il fabbro sta ancora presso l’incudine, il contadino cammina dietro l’aratro, il dotto siede nel suo gabinetto di lavoro, tutti devoti al loro dovere. Merda a chi non ricorda questo e non canta con me: Si trascurò tutto e non si fece nulla. (È molto composto, solo verso la fine è leggermente eccitato).

Signor Tifling:

(lo interrompe con un gesto) Mi scusi, Signor Adolfo, ma è certo che basta. Il suo quoziente è dieci, cioè il massimo consentito. Rallegramenti.

Gli Altri:

Veramente sorprendente, eccitante, superbo, travalicante, enorme, poderoso. Un campione dell’oratoria improvvisata e della lucida argomentazione filosofica.

[5]     Signor Tifling:

Solidità di pensiero, questa è la verità. E ora ultima fase, breve, del programma. Si spogli.

Entra un Medico. Adolfo resta in maglietta e mutande. Lo misurano, altezza, circonferenza, peso, pressione, lo tastano, lo auscultano.

 

Medico:

(conclude affermando) È sano come un pesce.

 

Mentre il Medico sta per andarsene entra Bormann con due Soldati, lo afferrano e lo pugnalano. Il Medico cade morto in un angolo.

 

Bormann:

(al Signor Tifling, con un sorriso) Ha visto Adolfo in mutande.

 

Si spengono le luci. Si riaccendono le luci. Adolfo è nello studio del Signor Tifling, solo con lui.

 

Signor Tifling:

Per concludere, lei è insediato. Con questi risultati non ho dubbio ad affermare che il posto attribuitole per quanto importantissimo è ben piccola cosa per una personalità come la sua, con un quoziente di capacità dirigenziale uguale a 17,89, mai raggiunto da alcuno e superiore di 8 decimi alla tabella di Rupp. Desidero dirle, Signor Adolfo, che l’avremo presente, ben vivo nei nostri schedari, se si presenterà un’occasione ancora più degna di questa e ancora più alta di questa per celebrare e apprezzare le sue qualità.

Adolfo:

Il posto è assicurato?

[10]   Signor Tifling:

Ma certamente, certamente. Questo è il contratto, questo è un anticipo per le spese, il contratto d’affitto per la casa, la chiave dell’auto, una borsa di cuoio augurale, per i documenti. Buon lavoro e buon viaggio.

Adolfo:

Allora tutto è finito. Scompaia questo posto che mi ha visto in mutande.

Entrano Soldati, radunano i mobili, abbattono il Signor Tifling e bruciano tutto. Notte di San Bartolomeo delle masserizie e delle scartoffie dell’ufficio. Adolfo guarda fuori dalla finestra.

 

 

IX

 

Ufficio del presidente nella fabbrica di pesce di Amburgo.

 

Funzionario:

(ad Adolfo) Lei ha ordinato di fucilare i quindici operai addetti allo sbrinamento dei tonni siciliani. La sentenza è stata eseguita subito. Chi provvederà a questo lavoro d’ora innanzi? E come intende sostituirli?

Adolfo:

Con lei e con una macchina. La macchina è in arrivo e lei è subito declassato, retrocesso, cartellinato come operaio non qualificato. Stipendio 15 marchi al mese. I tonni siciliani non rendono più, anche se è necessario comperarli e lavorarli per non disgustare gli italiani, che lei sa quanto siano suscettibili e imprevedibili; questo popolo di rompiballe. Ma le spese di manutenzione di questo odiosissimo pesce, grossolano e insipido, devono essere ridotte. Ho detto.

Funzionario:

Capisco e mi inchino. Ma ho moglie e tre figli.

Adolfo:

Accetti questo consiglio, si liberi della moglie e dei figli. Una morte non violenta, dolce, soporifera. Dopo le basterà.

[5]     Funzionario:

(sembra perplesso, ma poi) Farò così; forse è giusto. Permesso? (Si allontana).

Adolfo:

(preme un bottone, entra Bormann) Come vicepresidente, da me assunto, lei ha un grande potere (fa un gesto con la mano) e possibilità di decidere. Non c’è dubbio. Le chiedo solo riservatezza. L’alleggerimento forzoso delle unità lavorative sovrabbondanti è stato compiuto, mi creda, in modo balordo. Troppa pubblicità. Un fatto rumoroso, un casino. Come sparare i fucili in piazza, sotto il naso di tutti; fra gli alberi del parco. Non creiamo altri problemi all’azienda, che ne ha tanti, fino a che non li avrò sbrogliati io, tutti. Ma intanto… La prego di accettare questo come rimprovero.

Bormann:

Tre volte merda. Tutto era andato liscio, l’ammazzamento fatto con pistole silenziose, non un lamento. Esecuzione da manuale; un piccolo capo d’opera. Ma la moglie di uno di costoro, che non era andato a casa per la cena, è venuta a cercarlo; ha fatto un inferno urlando. Non sono più tedeschi questi. Certo era ebrea. L’ho buttata fuori a calci, e così si è saputo.

Adolfo:

Già, adesso gridano pure, e pretendono. Prenda nota che la prossima volta, quando occorrerà, faremo fuori l’intero nucleo familiare. Sarà tolto ogni equivoco e soprattutto ogni ragione per i rumori inutili. I piagnistei mi rompono le scatole.

Bormann:

Sarà fatto. (Esce).

 

 

X

 

Entra la Segretaria, la stessa del Signor Tifling che ora serve Adolfo.

 

Segretaria:

È arrivata la commissione americana. Può riceverla?

Adolfo:

Per quando era fissato l’appuntamento?

Segretaria:

Le dieci.

Adolfo:

Adesso che ore sono?

[5]     Segretaria:

Le dieci. Le dieci in punto. Le dieci esatte.

Adolfo:

(balzando in piedi e gridando) E la faccia passare, la introduca, che entrino allora, bavarese idiota.

 

La Segretaria esce.

 

Adolfo:

(inveendo) Bastarda, troia. Anche cretina. Pfui.

 

Entra la commissione. Cinque Americani eguali, trent’anni, funzionari.

 

Adolfo:

(seduto) Signori, benvenuti. Ci rallegriamo che la nostra fabbrica vi interessi, come organismo produttivo e per la sua struttura amministrativa e d’altra parte saremmo sorpresi che non vi interessasse. Per questo i nostri bravi operai esultano, e tutti lavoriamo con più lena. La fiacca è bandita dal forte suolo tedesco. Strimpellano i martelli, s’alza un gran volo di seghe. L’aria odora, come sentite, di un ordinato fervore. D’altra parte questo vostro interesse, miei cortesi signori, è una sferzata sulla groppa della nostra superbia e nello stesso tempo raddrizza gli ottusi, se ci sono, sveglia chi dorme e infine dà la carica ai figli di brutta donna, per lo più marxisti, che badano solo alla fine del mese e a rovesciare il governo. Voi stessi, voi stessi con il vostro naso vedrete come abbiamo risolto questo; cioè tutte le contrarietà che provengono, in una fabbrica a ritmo intensivo, dal carattere umano. Dovrei dire dall’egoismo dell’uomo. Noi tendiamo a rendere tutto automatico, tutto ordinato, nel lurido abitacolo dei corpi. Tutto dico: braccia, culi, cervelli. Abolizione completa dei gabinetti, qua dentro; non si piscia né si evacua. No, signori, perdio. Aboliremo col tempo addirittura l’operaio, questa figura malsana e sudorifera, archetipo di ogni scalogna. Tutte macchine, dopo. Lustre, lucide, che suonano; ubbidienti, taciturne, pronte al servizio. Basta con la carne umana, costosa, malferma, incerta, titubante; così scarsamente produttiva. Automazione vuol dire per noi automazione totale (scandisce) to-ta-le. In questo modo, fra sei mesi, un anno, il prezzo dei nostri conservati: sardine di Franco, tonno mafioso e aringhe di Norvegia, sarà tre volte più basso; venderemo al prezzo della scatola di latta e dell’olio di semi. E voi sarete fottuti. Se non vi dispiace. Fumate? (Fa un cenno ed entrano tre Soldati con cinque sigari già accesi, e senza complimenti li depositano nella bocca di ognuno).

Primo americano:

Sì, l’ora nuova è almeno molto severa.

[10]   Adolfo:

Cosa dice lei?

Primo americano:

Oui, l’heure nouvelle est au moins très sévère. Una frasetta di Rimbaud.

Adolfo:

Non conosco; ma fiuto un poeta. Bene che vada i poeti portano iella. Ne abbiamo per l’appunto uno all’ufficio pubblicità. Un cretino. Ecco cosa è stato capace di scrivere per il lancio di dodici tonnellate di sardine sott’olio, ripulite di resche, ammorbidite prima dall’aceto di Magonza, con un lavoro graduato che ha preso settimane di prove: “Si consiglia alle bambine / di mangiare le sardine”. E per la mostra del mare a Liverpool, dove presentammo il nostro piatto forte: “Al sano e all’ammalato / salmone marinato”.

Secondo americano:

Formidabile.

Adolfo:

Assolutamente ignobile. Ci occorre il tono di un proclama di Federico II per illustrare un prodotto tedesco.

 

Si odono voci, fuori, nei cortili; gente che inveisce con foga piuttosto che con disperazione.

[15]   Terzo americano:

Chi sono?

Adolfo:

Nulla, nulla. Trascurabile. Rissa di militari.

Secondo americano:

Rissa di militari?

Adolfo:

Nessuna sorpresa. Puntelliamo severamente l’ordine delle cose e del paesaggio, noi; e puniamo il disordine che si esprime dalla cloaca delle contraddizioni. Eh eh! Ogni angolo è dunque presidiato, ogni pertugio esaminato, ogni atto controllato. Là dove c’è ordine, assoluto, c’è compiutezza di operazioni e benessere per tutti. Là risiede il sovrano decoro tedesco.

Primo americano:

Lo tutelate coi soldati?

[20]   Adolfo:

E con chi? Non capisco la sua meraviglia. Ebbene? Costano poco, sono fedeli, dolcemente ottusi, astratti, non parlano. Hanno una tranquilla intransigenza animale, fornicano con moderazione, annuiscono a ogni ordine, per quanto idiota, non hanno problemi non avendo coscienza, si contentano di nulla; muoiono perfino volentieri, se riesce loro di non vivere. Una parola li muove. (Schiocca le dita).

 

Si odono voci di donne, generiche ma eccitate.

 

Secondo americano:

Sono voci di donne.

Adolfo:

Sono voci di donne? Niente paura. Ed ora il vostro assaggio.(Fa un cenno, entrano tre Ragazze con cinque piatti. Degustazione di pesce, salmone affumicato, pasta di aringhe eccetera. I cinque Americani prima odorano poi mangiano).

 

Si spengono le luci. Si riaccendono le luci. Entrano Adolfo e gli Americani, dopo aver visitato lo stabilimento.

 

Adolfo:

No, no. I nuovi mercati vanno conquistati o allargati non con l’economia ma con le armi. (I cinque annuiscono). Non si può perdere tempo, e nemmeno si può perdere il denaro, per persuadere la gente – the people – ma bisogna costringerla. Rapidamente. Adesso non è più come alcuni anni fa; adesso bisogna risparmiare. Una scarica di fucile per quanto vecchiotta, è più efficace, è più rapida dico – questo sì, più economica – di una campagna pubblicitaria. Meno incerta soprattutto. Sono le spese di rappresentanza che incidono sul prodotto finito.

 

Entra la Segretaria mentre le luci si attenuano e gli Americani si appartano.

 

Segretaria:

Signor Adolfo… Scusi! Signor Presidente, di là c’è un signore che dice…

[25]   Adolfo:

Che entri.

 

Entra il Padre del Giovane.

 

Padre:

Ora che lei è qui, così ben disposto, non le occorre più la mia casa. Si potrebbe… Sì, potendo, chiederei di riaverla, di riprenderla, magari di ricomprarla. Ci ho qualche ricordo là dentro, e non mi manca il contante.

Adolfo:

La casa non mi serve, lei se la riprenda. Via. (Gli butta le chiavi).

 

Il Padre si inchina, profondamente compiaciuto e con un sorriso.

 

 

XI

 

Scena in casa del Padre – come da scena IV –, che siede in sala con gli Americani.

 

Padre:

La sua fabbrica di pesce in scatola è un esempio per tutti di organizzazione moderna, di spontanea autodisciplina. Un esempio per tutti, che desideriamo imitare. Che dobbiamo imitare, se ci proponiamo di crescere e di prosperare. L’intransigenza, un’intransigenza economica al servizio della programmazione; questa è la sua idea, una grande idea direi; una scoperta dell’era moderna. Quel cervello. Non adattarsi oppure subire i ricatti della concorrenza, le leggi del mercato. E poi? Ogni ostacolo si può spezzare, si può rompere al nodo giusto.

Primo americano:

Ci ha parlato di progetti grandiosi e ci ha illustrato utili idee.

Padre:

Non ha vincoli del cuore, la sua mente è vulcanica; ne cola una lava che brucia. Fa paura tant’è densa e compatta. Bisogna temerlo. O meglio, bisogna imitarlo. Adolfo combatte contro il tempo, e se vogliamo progredire a noi conviene seguirlo.

Primo americano:

Lo standard igienico è esemplare, laggiù; e l’ordine, l’ordine direi è matematico. Ci pare d’aver capito che il vostro paese è proteso, con coscienza delle necessità, a primeggiare.

[5]     Padre:

E si comincia dai pesci. (Ridono).

Primo americano:

Sì, magari dai pesci in scatola.

Padre:

Dopo aver goduto quel gioiello la mia fabbrica potrà sembrarvi una baracca. Ammetto l’insufficienza nel rapporto e temo il paragone; ma come tutti noi mi illudo che con quel pungolo nel didietro si riesca presto a migliorare. Tuttavia… anch’io la mostro con un po’ di superbia. I nostri apparecchi per saldare a freddo i sacchetti di polietilene sono perfetti, almeno per il giudizio di tanti.

 

Entrano il Giovane e la Ragazza.

 

Padre:

(continuando) Ma prima a pranzo. Permettetemi di presentarvi mio figlio e la fidanzata. Sono prossimi alle nozze.

 

Gli Americani si congratulano, qualche parola; si affiocano le luci.

 

 

XII

 

Ufficio di Adolfo in fabbrica. Adolfo è steso per terra su un tappeto, con la Segretaria. La Segretaria è appoggiata a un gomito, le vesti sono leggermente scomposte. Adolfo, di traverso, appoggia la testa sulla sua pancia. Si vede che è momentaneamente ricreato da quel calore. Sembra che abbia un filo d’erba fra i denti. Allegorico svaccamento sentimentale. Pensa, forse ricorda, accenna a una battuta di Wagner muovendo il dito. La Segretaria lo osserva e lo sopporta impassibile. A un tratto, su tutta la parete di fronte appare la fotografia del bunker distrutto a Berlino, lo sconquasso della Cancelleria.

 

Adolfo:

Forse le peso addosso? Mi scuso ma mi piace. Ha un ventre che mi lascia vivere e che ascolta i miei pensieri. Un cubicolo di autentiche delizie. Anche se sono vecchio. Un vecchio? Non è tempo d’amore per me, o di indugiare sulla pancia delle donne; non ho fatto neppure un po’ di quel che vorrei fare e mi sento di fare; governare questa palla dopo averla ridotta in poltiglia e subito inscatolata. Presto, presto.

Segretaria:

Ma chi la mangerebbe poi? Il mondo non mangia il mondo.

Adolfo:

Eh, no, pancia di velluto, il mondo mangia il mondo, ma sì che lo mangia e noi lo mangeremo. Noi che non siamo una parte del mondo, ma fuori siamo e sopra, attenti e col martello in mano. Basta soltanto ribattere qualche chiodo al momento opportuno. Quand’ero ragazzo, bah! (fa un cenno di fastidio)… quand’ero già un uomo; ma sì, insomma, un anno di questi ultimi settanta, andavo all’aria a dipingere. In un campo. C’era sempre il volo delle oche. Bianche. Le stronze andavano da collina a collina in bocca al cacciatore. Ero anche ferito mi pare. C’era stata una guerra; sì, mi pare. Finito il quadro mi stendevo in terra e dormivo. Volevo dire che la sua pancia è come quella terra; lo stesso odore di fermentazione, di lontano sfacelo. Inebriante e putrido. C’è il rombo dell’ala della morte dentro la sua pancia come sotto quella terra; eppure c’è anche qualcosa di buono, di giovane. È stato per poco; dico la mia voglia di pittura. Dopo il sole mi ha sempre fatto paura, il detestabile emblema della vita, la fottutissima lampada del cielo. Le camere nude e magari scure; quelle sì eccitano e conservano. Preservano, tutelano. Un tavolo, una seggiola, qualche campanello per ordinare. Adesso basta il telefono. C’è stato un vuoto a un certo punto. Un vuoto. Bisogna guadagnare il tempo perduto. (Si alza). Via subito questa pancia e questo sedere rotondo. Sciocchezze, romanticismo, donne. Presto. (Un cenno, entrano i Soldati e trascinano via la Segretaria. Adolfo si riassetta con cura. Scompare la fotografia dalla parete).

 

Entra Bormann.

 

Bormann:

Sono arrivate le nuove macchine, gli operai le stanno montando. Vuole un cioccolatino? (Offre una scatola. Adolfo ne afferra uno, lo scarta, lo annusa, lo butta).

[5]     Adolfo:

Niente cioccolata. Lei baderà a tutto, anche al collaudo delle scatole per il pesce. Dobbiamo progredire in fretta, mio caro Bormann, e lei è fregato da quel suo inguaribile romanticismo. Si svegli.

Bormann:

Mancheranno operai, almeno un centinaio, nel reparto lavaggio e ripulitura.

Adolfo:

È il più puzzolente.

Bormann:

Proporrei di ingaggiare degli italiani. Costano poco.

Adolfo:

La prego di provvedere in questo senso. Ma niente chitarre, è un ordine. Nonostante tutto lei è un buon diavolo, Bormann.

[10]   Bormann:

Tre volte merda. Grazie. (Esce).

Adolfo:

Quell’uomo è fetente e va sorvegliato. Oh, se lo sorveglio, con il suo collo sempre rivolto all’indietro a considerare. Chitarre e tarantella e una morte feroce.

 

Entra la Segretaria.

 

Adolfo:

(alla Segretaria) Paraffina, olio lubrificante, gomma arabica, colla di coniglio. (Come se contasse o ripetesse l’elenco di qualcosa che manca). Ordini anche diecimila mitragliere da venti… (si corregge con stizza) per favore corregga subito, cancelli; diecimila barili di birra per la mensa aziendale, un corvo per lo zoo di Dachau, omaggio della fabbrica, tre alberi di ciliegio per il giardino della villa di Bormann, regalo mio personale.

 

Entra il Padre con la Ragazza.

Padre:

Lo dica lei, consigli, spieghi, che è così bravo a spiegare, persuadere, a convincere. Questa vaccherella non vuol più sposare il mio Richard. E siccome lui l’ama, o meglio stravede… Dovevano andare in Jugoslavia in viaggio, biglietti comprati, pronta la camera sul mare. Mah, non vuol partire, non vuole più partire, non vuole sposarlo. Amen.

Ragazza:

Voglio andare a letto con Adolfo.

 

Adolfo si inchina compiaciuto.

 

[15]   Padre:

Con la dovuta discrezione si può fare questo e quello. Io non mi oppongo. (Poi rivolto ad Adolfo) Americani entusiasti. Vittoria d’astuzia non di dolcezza. Li ha martellati nel cervello non li ha certo massaggiati nel cuore. Intimoriti. Soprattutto li ha sbalorditi la fermezza del timoniere. C’è un applauso generale in giro, per lei.

Adolfo:

Conservi l’ossequio per tempi migliori. Per i tempi propizi. L’aspetto. Intanto mi dia la Ragazza. (L’afferra per la mano e si allontana. Si spengono le luci).

 

 

XIII

 

Adolfo e la Ragazza seduti in poltrona, sulla parete la grande fotografia del bunker eccetera (come sopra), un cane è accucciato accanto. Ascoltano musica poi Adolfo quasi gridando.

 

Adolfo:

La questione sociale è sterco. Grossolanità morale e spirituale del popolo miserabile. Occorre il senso della nazionalità. La dottrina ebraica del marxismo ripudia il principio aristocratico della natura e al posto dell’eterno privilegio della forza e dell’energia mette la massa del numero e il suo peso morto. Ma è compito nostro, oh sì, portare il nostro popolo a quella mentalità politica che gli farà riconoscere come la sua meta futura non consista nel rinnovare la spedizione di Alessandro, impressionante e inebriante, ma nell’alacre lavoro dell’aratro tedesco, al quale la spada deve dare il terreno.

Ragazza:

L’aratro tedesco.

Adolfo:

Che affonda nel mare.

Ragazza:

Che va da sponda a sponda.

[5]     Adolfo:

E si lascia accarezzare. (La Ragazza si alza e balla un poco. Entra Bormann). Ma caro Bormann, chiuda la porta.

Bormann:

Un tizio, certamente anarchico e irresponsabile, che si aggirava, è stato arrestato.

 

Adolfo fa un cenno. Entrano due Soldati con l’Arrestato. È un giovanotto spaurito, che un poco si riprende vedendo la Ragazza.

 

Adolfo:

Tu sarai fucilato.

Arrestato:

Ma ho una mamma vecchia e io sono giovane giovane. Prendevo aria, fischiando. Giravo un poco e fischiavo così (fischia una canzonetta).

Adolfo:

Nella fabbrica il fischio è proibito. È sabotaggio, non lo sai? È irresponsabile pazzia. Il fischio incrina la carne del pesce decomponendone le interne latebre, edulcorando la densità delle fibre; colpisce e ferisce la carne nel fondo, la lacera e impigrisce, predisponendola a una non motivata e dannosa puzza che offende. Il fischio è batteriologicamente corrotto. Germina guai. Mentre il pesce disteso e supino, dolcemente addormentato e pronto per l’uso è senza difesa e non si può allontanare, non può sfuggirci e si lascia accarezzare.

[10]   Arrestato:

Scusate la mia ignoranza.

Adolfo:

Martoriando di proposito il pesce ti sei formato un gran brutto destino.

Arrestato:

(guardando la fotografia del bunker) Quella è Berlino distrutta. C’è anche nella storia a dispense.

Adolfo:

E questo è un uomo distrutto. (Fa un cenno e i Soldati trascinano via l’Arrestato. Poi alla Ragazza) Non si può vivere senza usare la pazienza, e con un po’ di violenza. Misurata e intelligente. Ogni atto deve avere la sua conclusione. E poi con questi! (Rivolgendosi a Bormann) Una camomilla.

 

Bormann esce e rientra eseguendo. Si spengono le luci.

 

 

XIV

 

La scena è questa: una stanza grigia, disordinata, con apparecchi e alambicchi, un gabinetto d’analisi. Nel centro una grande vasca d’acqua gelida, entro cui ibernare la Ragazza. Sul bordo della vasca siederanno ad osservare le varie fasi dell’esperimento i due Assistenti eccetera. La Ragazza è manifestamente la Segretaria.

 

Segretaria:

(entrando trasportata da due Soldati) Ohé, ohé non voglio.

Primo assistente:

Sta’ buona, via, sacrificati per l’azienda. Fallo per Adolfo. Se sopravvivi avrai la gratifica.

Segretaria:

Nell’acqua gelata no! Ah, mondo cane, nell’acqua fredda no, mi piglio l’otite, una polmonite, qualcosa di cronico. La bronchite certamente. Ci ho la disposizione a questo genere di malanni.

Primo assistente:

Per una innaffiatina e uno stravacco nel gelo! Nemmeno ci sei dentro che è finito.

[5]     Segretaria:

E voi, maledetti, non sapete neppure quello che fate. Che