La città in 48 immagini (Testo di Roberto Roversi per le foto di Mario Rebeschini)

La città in 48 immagini (Testo di Roberto Roversi per le foto di Mario Rebeschini)

Comune di Bologna

 

 

Benvenuti a Bologna. E, dopo, ricordatevi di Bologna.

Non solo delle due torri, non solo dei portici; ma di tutte le minute bellezze che concorrono a fare di questa città una città esemplare. Bella e pratica, fantasiosa e lavorativa.

E di questa Bologna non tanto segreta ma piuttosto poco conosciuta e altrettanto sorprendente, vorrei darvi qualche indicazione sommaria e personale, perché possiate conoscerla meglio – mentre cercate di vederla camminando per strada; e perché possiate ricordarla meglio – quando, ripartiti, penserete a queste ore o a questi giorni bolognesi non come a un breve ozio turistico ma come a un vero momento della vostra vita.

Le città italiane bellissime sono tante; le città italiane vecchissime sono tante.

Di chiese, palazzi, conventi, piazze, strade è piena l’Italia, nonostante le guerre, i saccheggi, i secoli, i furti, i vulcani, le alluvioni.

Anche di musei e archivi e biblioteche è piena l’Italia, nonostante le guerre, i saccheggi, i secoli, i furti, i vulcani, le alluvioni.

E Bologna ha conventi, archivi, musei, biblioteche, chiese, palazzi, piazze, strade; ma la sua bellezza autentica non è nella severa grandezza dei suoi monumenti – che ci sono e sono molto noti – ma nei dettagli che si susseguono e si completano uno con l’altro, come tanti frammenti di una foresta, dandole un’armonia globale luminosa e vivificante.

Prendiamo allora il colore dei suoi muri e dei suoi tetti.

Perché la prima indicazione è di cercare Bologna dall’alato; salendo sulla torre degli Asinelli, per esempio.

La città, nell’onda delle sue tegole antiche rosso-cupe; nel razionale e compatto ordine delle sue strade non aggrovigliate ma disposte secondo la disciplina della ragione (così pare), sembra muoversi, addirittura quasi ondeggiare come se fosse in cammino. Cauta e precisa. Con una fantasia decorosa.

Allo stesso modo, guardando al tramonto il colore dei muri dei suoi palazzi nelle vie del cento storico (ricordiamolo, uno dei più armonici e meglio conservati d’Europa), si potranno godere le ombre che si inerpicano lungo le pareti colorate non spegnendole ma illuminandole; facendole quasi lievitare, respirare.

Ho accennato alle strade del centro.

Via Zamboni, dritta e stretta, è la strada dell’Università, del Museo delle Scienze, del Teatro Comunale.

Via Santo Stefano, snodata con un movimento di struggente simmetria, ha molti palazzi che custodiscono e quasi difendono giardini interi tutti da visitare.

Via Saragozza, strada a mio parere teatrale.

Goldoniana. Di fronte ai palazzi, le casette attacca una all’altra sembrano ancora risuonare di chiacchiere argute; e si susseguono fino agli archi della grande porta del Settecento, poi verso la collina, verso il colle della Guardia, dove sorge il santuario della Madonna di San Luca, protettrice, con San Petronio, della città.

Strada Maggiore, dall’altra parte della città, è invece una antica strada romana. Diritta come un fuso, porta alla via Emilia e a Rimini, cioè al mare Adriatico, attraverso la Romagna.

E non dimentico via Galliera, via Castiglione, via San Vitale.

Anche dai nomi delle strade, molte dedicate ai santi, si può capire che Bologna ha fatto parte, per secoli e secoli, dello Stato della Chiesa. Insomma, era una città del papa.

Questo spiega il gran numero di conventi un tempo attivi nella città, le chiese e le Opere Pie.

E si può intendere dentro a quale condizione storica si è conformato e determinato il carattere del cittadino bolognese nel corso del tempo. O, almeno, una parte del suo carattere. Modellato contemporaneamente dalla grande pianura che, partendo dalle mura di Bologna, arriva fino e oltre Ferrara, fino e oltre Modena, fino e oltre Ravenna, ed è indicata come pianura del fiume Po; la pianura padana.

Parte di questa pianura intorno a Bologna è stata, per secoli, una palude o un acquitrino malsano e immobile; riconquistato all’agricoltura e al lavoro con una fatica immane, soprattutto nell’Ottocento.

Impegnata in quel lavoro accanito, la gente si è presto convinta, per sopravvivere, della necessità urgente e costante di lottare per difendere la propria esistenza e migliorare la propria condizione; e di potere arrivare a qualche risultato solo unendosi e riuscendo a essere forte e compatta.

A seguito di ciò in Emilia, e anche nella zona di Bologna, a partire dal secolo scorso, si sono formate le prima cooperative agricole fra i braccianti; poi fra i braccianti e gli operai; e infine le prime Leghe e le prima Casse di Previdenza per i lavoratori.

Questa convinzione nei propri diritti e nell’obbligo di farli rispettare, ha inculcato nel nostro popolo un sentimento profondo della libertà; cercata e difesa, combattendo, anche durante il periodo della Resistenza, negli anni 1943-1945.

Con questo sentimento attento ai problemi della vita, del progresso e del lavoro, la città di Bologna ha provveduto a se stessa in questo dopoguerra e negli anni recenti; amministrandosi in un modo da farsi comprendere fra i capoluoghi più interessanti e avanzati, non solo italiani.

Basterebbe anche solo indicare come la città ha difeso il suo centro storico, lo ha restaurato riconsegnandolo infine di nuovo all’uso diretto dei cittadini.

E nel centro si apre la piazza Maggiore; un libro aperto da sfogliare e da leggere da ogni parte, dedicandoci tempo e pazienza.

Dal centro si diparte la nervatura prolungata dei portici. Senza di loro Bologna non sarebbe immaginabile.

Fra i più belli, il porticato della chiesa dei Servi; e quello che da porta Saragozza, lungo oltre tre chilometri, risale il colle e arriva alla basilica di San Luca.

Ma molte altre strade sono porticate, amabilmente o scenograficamente, in entrambi i lati; per permettere di camminare in libertà sotto la pioggia o sotto il sole caldo. O, se si vuole, anche solo per passeggiare. Passeggiare sotto i portici.

E lì, insieme ai bolognesi, sono in tanti ad incontrarsi, a incrociarsi; confermando come Bologna sia soprattutto una sede di lavoro programmato e una sede universitaria, a cui arrivano studenti da ogni parte d’Italia e dall’estero, ed espositori, uomini d’affari, congressisti.

Il corpo centrale dell’Università ha sede dal 1803 nel grandissimo edificio di via Zamboni, oltre il Teatro Comunale. Ma prima era raccolto all’Archiginnasio, nel complesso architettonico di piazza Galvani.

Ora l’Archiginnasio ospita una biblioteca pubblica fra le più ricche non solo d’Italia. A conferma che è giusto l’epiteto di “dotta” che Bologna si è guadagnata da secoli a partire dal lontano Duecento, quando Dante e Guinizzelli, fra tanti, frequentavano questa Università.

“Dotta” non solo per le passate memorie, ma perché anche oggi come nei secoli andati si interroga con continuità sul futuro, per cercare di capirlo e predisporlo.

La città che nel Duecento, prima in Europa, liberò i servi della gleba

la città che nel Duecento era considerata in Europa un centro di cultura

la città che come personaggio esemplare e popolare dei propri umori e delle proprie malinconie – ma anche della propria vitalità – esalta la saggezza forte e risentita, e umanissima, di Bertoldo; una saggezza senza paura, molto intrepida, perché radicata nell’esperienza, nella fatica dei secoli (Bertoldo era il contadino analfabeta che tenne testa al re con la forza delle parole e della propria esperienza di vita, conquistando perfino la benevolenza della corte)

questa città continua a vivere, così com’è, e a respirare, così com’è, confrontando con serietà pazienza e insistenza gli anni difficili che stanno arrivando e che richiedono grande partecipazione

e intanto continua a offrire – con la bellezza severa e insieme ironica delle sue antiche pietre; con gli umori provocanti e sempre rinnovati dei suoi abitanti – motivi di simpatia, di curiosità, di riflessione e di amicizia a chi arriva per incontrarla.

Perché Bologna è una città che si fa ricordare.

Non si nasconde, anche se chiede acume per farsi capire.

Non lesina a dare, ma è puntigliosa e cauta con raziocinio.

Non si ritiene soltanto consegnata alla sua storia, perciò aggiorna il ritratto di sé con interventi continui e modificazioni sorprendenti.

Spesso, dentro al suo ordine, è una città drammatica.

E rappresenta molto bene, anche per questo, il cuore del nostro tempo.

 

 

Così la videro viaggiatori e scrittori del passato

 

La città è fornita di magnifici e sontuosi edifici, così quelli destinati a uso sacro come gli altri ad uso civile, il cui numero ed il cui splendore sono così cospicui, che poche città dell’Europa, penso, possono paragonarsi con questa.

(dal grande Atlante dei Blaeuw del 1640)

 

Recatomi a Bologna, m’accorsi che realmente tutti coloro i quali mi avevano celebrata la città, mi avevano egregiamente indirizzato. Giacché quella città è fiorente di ricchezza, colta in tutte le discipline d’arte e di scienza, e per la cortesia degli abitanti e per l’abbondanza di ogni cosa, molto adatta per gli studi delle lettere.

(Girolamo Osorio, vescovo portoghese: 1506-1580)

 

Grandissima città. Ha qua e là frequenti ed eleganti portici. I palazzi sono numerosi e magnifici… La piazza è vastissima e piana e nessun altra d’Italia può paragonarsi con questa.

(Johann Fichard, giureconsulto tedesco: 1512-1581)

 

Vi si trovano dappertutto delle grandi strade, delle graziose fontane, delle belle piazze e molti magnifici palazzi, fra i quali i più belli sono quelli dei Malvezzi, dei Capeggi, dei Bentivoglio, dei Facchinetti, dei Pepoli, dei Cospi etc.

Le case sono generalmente ben fabbricate; in estate si lasciano di solito le porte aperte, in modo che i passanti vedono, in fondo ai cortili, dei giardini dove esala un odore gradito di fiori d’arancio e di gelsomino.

(Louis Moreri, erudito francese: 1643-1680)

 

Si cammina quasi per tutta la città sotto i portici, e nei sobborghi ve ne sono dei bellissimi fabbricati da poco. I conventi sono i più belli del mondo.

(Giacomo Spon, medico erudito francese: 1647-1685)

 

La sua Università è rinomata come la più celebre di tutta Italia, e la chiamiamo “la Madre” delle altre. Essa vide qualche volta quasi 10.000 studenti, in riguardo a questa Università, la città fece mettere sulle monete la divisa: “Bononia docet”, che vuol dire: “Bologna insegna”.

Nel centro della città vi è una torre, che chiamasi “Asinelli”, e che si fa passare per più alta di tutta Europa. In cima a questa torre è sospeso un cesto dorato, nel quale si fece morire di fame un monaco, per avere rivelato il segreto della confessione

(La Galerie agreable du monde ecc. Leida, Pierre Vander, sec. XVII)

 

La città di Bologna è così rinomata per le sue belle pitture, che il forestiero deve farvi un soggiorno lungo per vederle con comodo… I Bolognesi eccelsero sopra tutto nella pittura a fresco.

(Maximilien Misson, viaggiatore ed erudito francese: 1650-1722)

 

Cosa veramente notevole si è che in meno di 25 anni son stati tratti da Bologna due papi, otto cardinali, più di cento vescovi, senza contare quei numerosi che hanno avuto nobili uffici nella corte romana; ed è da ricordare che i Papi Onorio II, Lucio II, Alessandro V, Gregorio XIII e Innocenzo IX hanno riconosciuto Bologna per patria loro. Infine la città è notevole per la grande quantità di belle case religiose che v’esistono, giacché può dirsi che ve ne ha di più che in qualsiasi altra città del mondo.

(Les délices de l’Italie etc., par Srs. de Rogissart et Havard abbé, A Leide, Pierre Vander, 1709)

 

Dopo Roma, è la più grande, la più popolata e la più importante città dello Stato ecclesiastico. Si dice che è più antica di Roma.

(Jean Baptiste Labat, padre domenicano: 1663-1738)

 

Le sue chiese sono magnifiche e hanno quasi tutte qualche bellezza particolare che le distingue l’una dall’altra.

(Antoine Augustin Bruzen de La Martinière, poligrafo francese: 1683-1749)

 

La cosa più visibile è la Torre degli Asinelli, diritta e sottile come un cero… Essa si alza a perdita d’occhio, e io credo che sia la più alta, o almeno una delle più alte torri d’Europa. La sua snellezza contribuisce a farla sembrare più alta; e la Torre Garisenda, sua vicina, a farla sembrare più diritta. Questa, molto più grossa e più bassa di due terzi, si prende la libertà di pendere da una parte, tanto che gettando un filo a piombo dall’alto va a cadere nove piedi dalla sua base…

Bologna è il centro delle pitture della scuola Lombarda; come Venezia lo è della scuola Veneziana. È a Bologna che vi sono i capolavori dei Carracci, di Guido, del Guercino, dell’Albani etc.

(Charles De Brosses, magistrato ed erudito: 1709-1777)

 

Sul far della sera, mi sono finalmente appartato da questa antica città veneranda e dotta, da tutta questa folla, che, sotto i suoi portici sparsi per quasi tutte le vie, può andare e venire, al riparo dal sole e dalla pioggia, e baloccarsi e fare acquisti e attendere ai fatti suoi. Son salito sulla torre a consolarmi all’aria aperta.

Veduta splendida!

(Johann Wolfgang Goethe, visita di tre giorni, 19-20-21 ottobre dell’anno 1786)

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su libro
  • Editore: Comune di Bologna
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