Revival di noi

Per questa volta, e per una volta, niente discorsi. Niente discorsi su cose serie, voglio dire. La guerra non guerra dentro alla pace non pace tra Argentina e Inghilterra. Il processo Br con pentiti pentitissimi e duri durissimi. Le parole che sembrano il Missouri quando è sporco dopo un temporale di Von Savasta col suo faccino gozzaniano e le lenti che luccicano.  Non è di questo che voglio parlare. Oggi scendo dal pero e per una volta tanto, con immodestia, mi riferisco a una faccenda privata. Anticipo che è una faccenda di soldi. Pochi maledetti ma subito. Questo è il punto: subito. Però voglio procedere con ordine; perché ogni articolo anche il più futile, anche il più meschino, ma che conti per quel che vuol dire, deve sempre impostare fin dal principio – come insegnano Bocca e Pansa che stanno in cima – le pratiche e i relativi problemi; disponendo per il meglio il beneamato lettore che subito addottorato si trova con l’osso di traverso alla bocca. Per questa ragione premetto che mi chiamo Roversi (Roberto) e che ho il mandato di scrivere per la questione in oggetto anche a nome di Benni Stefano, in arte Benni, di professione scrittore di parole allegre e di parole che pesano e di parole come sassi – da lanciare anche solo sull’acqua – ma, ahi!, che svegliano sempre il lettore dal sonno. Mentre io (lo dico sempre per via del fiato di Bocca e Pansa sul collo) non riuscendo a vendere i miei, faccio il mestiere di vendere libri vecchi in una bottega dentro la città di Bologna – che è ricca di fantasia – e distendere, quando mi cresce il tempo, parole che tendono piuttosto (lo so, e mi pento) al moscio e al grigio, al farinoso e all’epico basso. O al rumore di ferraglie dell’otto volante; a tutto ciò, in conclusione, che non è richiesto dal mercato. Ma non è proprio l’occasione di accendere un saggio critico su queste due versioni del bello e robusto scrivere (da una parte) e dello scrivere sciapo dall’altra. E invece è tempo di impostare la petizione in cui ci vogliamo implicare. Dunque. Con Nicolini assessore, il mondo si è complicato e rovesciato. Il carnevale è in cielo e in terra. Ammennicoli e fuochi di artificio entrano in casa anche mentre uno sta bevendo il caffè. La malinconia è bandita. La noia. Ogni rovinosa tristezza. Ilari bagordi circuiscono le umane persone piene di grazia. Funamboli, attori della domenica e del giovedì, cantanti e autori, cantano, berciano. Ma, ed è cosa degli ultimi tempi, col consumo di tutte le occasioni, il presente non è bastato più, si è prosciugato, perduto. Allora c’è stato bisogno di pescare indietro nei secoli. Dai grandissimi, tipo Dante, ai piccolissimi, tipo Rapisardi. Poi ancora più giù, quasi a pescare nel torbido. Infine si è principiato a grattare il fondo della pentola. Inquesti giorni non c’è rimasto più niente da venerare, scoprire, innalzare, proporre, indicare. E gli amministratori si guardano intorno disperati. Al mio paese hanno perfino celebrato il centenario di Arrighini Falcinetto, che vendeva banane, il quale una volta, ubriaco, e dietro scommessa di quattrini, nel 1882 è salito per di fuori sulla torre detta Asinelli (da cui si vede il mare). Ecco perché Benni e io, trovandoci entrambi in precarie condizioni economiche e con due desideri urgenti da esaudire, vorremmo proporci o candidarci per un revival anticipato sul nostro nome all’inclita e nobile città di Bologna (come ha detto papa Woityla), in cui ci onoriamo di abitare. Ricordo appena che Benni è dicitore sapiente di storie facete; inoltre sa disegnare e cantare. All’occorrenza fa il prestidigitatore e balla sulla corda appesa. Io ho il vanto d’aver partecipato in gioventù a una spedizione il cui capo era Pier Paolo Pasolini e so suonare il piano e tirare di scherma. Entrambi abbiamo pubblicato libri e libretti che potremmo vendere in piazza, apponendoci la firma. In qualche occasione anche una dedica. E recitiamo i nostri versi; oppure li componiamo ipso facto su argomento prefissato. Si prospetta così una serata di godimento e ricca di imprevedevoli faccende. Ci potrebbe essere legata anche una lotteria. La cifra richiesta, molto modica, è un milione cadauno. Perché Benni vuole andare a Parigi e io in riva al mare, nel mese d’agosto, a lasciarmi lambire i piedi dalle onde. Il nostro recapito è al 051/111111, ore dei pasti.

 

 

 

“La Palmaverde”, il manifesto, 12 maggio 1982.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: il manifesto
  • Anno di pubblicazione: 12 maggio 1982
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