Epifonemi dell’agosto ’83 a Giulianova

Sono i sassi.

Sono i sassi che incidono

nella mente e sono i pensieri che

incidono i sassi

ma sono i sassi i pensieri che

il fiume porta al mare.

Torneranno in superficie fra

mille anni se non ci sarà una guerra termonucleare.

Nel frattempo li conservi il tempo

a rotolare fra la pelle calda del mare.

 

***

 

Una poesia sulla luna.

 

Guarda che luna da notte cubana

sembra il cuore di una balena

alzata dalla gru sul ponte della nave

balla la carne della balena sventrata

sopra il mare che non dorme.

Ma la luna scura rossa scura

lentamente nel suo andare

arpionata per l’ultimo macello

è lusingata

e grida che non ha voglia di tramontare.

Oh, è impossibile – dice – guardare la luna.

 

***

 

Pensavo. L’ora per me solitaria.

Pensavo. La fatica per me di decidere.

Guardavo chiudersi il giorno.

Il primo pensiero è spento.

Inghiotte la saliva con

una grazia mescolata

alla splendida malinconia.

Anche il guerriero sogna

quando è l’ora di ascoltare i fantasmi.

 

***

 

Che peccato che.

Gli manca la memoria e la voglia di fare

considerazioni generali. Perciò sa

di dovere cambiare pelle se vuole sopravvivere.

Forse si può fare un primo passo cominciando

a guardare l’occhio lucido dello sgombro appena pescato

dell’Adriatico (come indica

la pubblicità) che a mangiarlo dicono aguzza l’ingegno?

Il pesce appena pescato

dicono fa bene alla faccia

come una manciata di fieno strappato sotto la luna

ancora bagnato di guazza

e strusciato sulla guancia.

Si torna giovani in un baleno.

 

***

 

Fra ragnatele d’api e uva nera scoppiata

per il grande calore, fra

queste api lente nel divagare

vibrava la lingua prensile della ragazza

che si attacca alle canne

spreme un leggero singhiozzo essa che è

irascibile e altera essa

che è nel mistero di un villaggio perduta.

Lascia l’ombra e si ritrae.

Neanche un saluto.

 

***

 

Chi sprofonda lentamente

non sente che un leggero scricchiolio.

Il tarlo pudibondo

si annuncia con una parsimonia di gesti

prima di rovesciarsi sul mio

foglio aperto.

Cancellare i segni per ritornare al silenzio.

Ma un silenzio senza parole è

solo un’urna un vaso da riempire di cera. Tacendo

ascolto il cristallo rompersi

sotto il sottile diamante di una parola che lo incide.

 

***

 

Certo, molto tempo è andato perduto.

Qua e là puoi sentire

nelle notti in cui il vento dorme qua e là

l’urlo del lupo a poca distanza dalla città.

Anche il lupo deve vivere deve chiedere aiuto.

Si può raccontargli una favola?

È animale benevolo, l’ascolterà senza fiatare (lupo

che digrigna i denti per mangiare e talvolta

divora le pecore

ma si lascia incantare dalle favole).

 

***

 

Aspetta davanti a una porta chiusa.

Battere è come sentire con la mano il mare infuriato.

Ciascuno può essere

frenetico e oscuro.

Il lampeggiamento

del cielo che sta per rovesciarsi

fa uscire dall’apatia.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie inedite
  • Anno di pubblicazione: 1983
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