Nota a Il fuoco nei pensieri, di Giancarlo Nuvoli

Basterebbe dire, credo, che questi versi sono, in concreto, una necessità (la necessità non rimandabile, irrinunciabile, di comunicazione); senza i quali l’autore, in quel preciso momento così contratto, sarebbe stato perduto per sempre.

Dunque, una drammatica terribile necessità.

Ma c’è anche un rigore, direi una coerenza (magari residua o resistente nonostante tutto) che rende questa comunicazione non una richiesta d’aiuto ma il diario di uno scavo ossessionante, prolungato in profondità, per ritrovarsi; o, ancora più esatto, per non perdersi. Per non perdersi del tutto.

Quindi vorrei mettere subito una prima pietra, a mio giudizio, per stabilire un possibile confine a queste pagine; definendole o l’esplosione di situazioni psichiche o il diario di una grave situazione d’emergenza.

È probabile che entrambe le indicazioni possano coesistere o, addirittura, interferire. Ma io ricordo bene, e con qualche sgomento, Nuvoli di quei giorni. Qua dentro, di sicuro, c’è una parte della sua pelle, rosicchiata dal fuoco. Che abbia con grande fatica e affanno saputo e potuto uscire fuori e in qualche modo non dico tanto salvarsi ma preservarsi, rappresenta un risultato – anche se da confermare via via con insistenza nella lotta – che aiuta. Aiuta anche noi a vivere giorno per giorno.

Ma per entrare più nel merito dello specifico testuale, come si possono leggere, come si dovrebbero intendere questi versi? Rispondo intanto io, come uno dei lettori: non solo, ma avendo potuto o dovuto seguire questa improvvisa esplosione determinatasi poi come un continuo affluire di pagine che si inseguivano. Intanto: qua di seguito, le violente talvolta terrificanti esitazioni del pensiero sono anche – in corrispondenza – le esitazioni altrettanto violente e talvolta altrettanto terrificanti della scrittura? Oppure (e forse meglio) le esitazioni della scrittura corrispondono alle esitazioni del pensiero (la memoria che si interrogava e si inseguiva)? Sono legami corrispondenti? È forse abbastanza evidente, a chi legge, che da pagina uno alla fine qua dentro si procede per sussulti stridenti, o feroci.

È costante l’improvvisazione, che sembra sempre determinata da uno spasmo della coscienza in continuo assillante martellamento.

Un parziale riverbero di una vicenda si collega ad un altro riverbero fino a realizzare la stesura tramata e completa (quasi completa) di un momento veramente insostenibile: di fronte al quale il grido contratto e breve (e che si sprofonda quasi in se stesso: dentro alla sua stessa voce) è la sola, unica possibilità di sopravvivenza. O di superamento.

A me sembra che qua dentro ci sia, in forma contratta ma irripetibile, scarnificata, l’odissea di una esistenza che sembrava doversi consumare in quel preciso momento (e che la parola scritta ha, in questo modo – in qualche modo – salvata). Non è un diario privato, ripeto; nulla che sia poeticamente istituzionale; ma la pura e cruda verità di uno “stato”; di una esistenza vitale che era sul punto di dover rinunciare a se stessa. Di privarsi di ogni voce.

È invece questo recuperato coraggio di dire tutto, insieme al coraggio di non chiedere niente, che rende questo libretto un reperto esemplare. Sembra scavato dal fondo di un mare; o dalla sterminata opprimente superficie di una laguna.

Per questo non mi pare che si possa giudicarlo neanche alla lontana con i criteri critici tradizionali, per cercare magari di collocarlo in qualche pertugio del nostro sistema, della nostra galassia poetica. Queste cinquanta pagine stanno subito per conto loro, come un carbone che non si spegne.

A riscontrarle con gli occhi non si può sfuggire all’attrazione di chi si sente, o magari solo percepisce, che lì dentro c’è l’ombra vera di qualcosa che appartiene anche a noi. Che è sfuggito anche a noi. L’ombra, di un volo spietato.

Non il segno di un naufragio; ma della fine del mondo.

Tale fine però non si è compiuta – o completata. Le pagine danno anche questa stimolante conclusione, nonostante tutto. Qualcosa resta che rende umana anche la speranza, sottraendola infine ad ogni buio. Da identificare. Per opporgli in qualche modo, e come si sa, e come è possibile, un po’ della nostra luce.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Il fuoco nei pensieri, di Giancarlo Nuvoli
  • Editore: Cooperativa di promozione culturale “Dispacci”
  • Anno di pubblicazione: 1987
Letto 1078 volte