Postfazione a La capanna, di Tonino Guerra

Senza voler fare celebrazioni ma solo constatazioni, anche questa volta si può dire che Guerra sorprende e convince per la progressione nell’approfondire il rapporto con le cose del mondo e, più direttamente, il suo rapporto col mondo; un viaggio che non si può fermare mai.

Il nuovo poema che adesso leggiamo si allarga all’improvviso (al modo di un grande fiume alla sua foce) in una varietà di canali e canneti – dentro al silenzio dell’acqua – dove la vita insiste e resiste: dura, lontana, sperduta e, anche, miracolosamente preservata in una qualche memoria o eccezionale o gentile. Insomma, lì dove è ancora possibile molta sorpresa negli incontri e nelle scoperte di oggi, case, visi, parole – e piccoli luoghi immersi nei secoli.

Qua, dunque, con un trasalimento attivo e in movimento, Guerra passa dalla contemplazione, non lirica ma prorompente (invadente con tenerezza) e spesso struggente fin quasi a prosciugare le cose; passa, dicevo, alla narrazione.

Con una violenza, nella scansione, che rialza i suoi ritmi, stravolgendoli un poco, mescolandoli ad altri suoni recuperati in diretta con un rapporto quasi spasmodico; percepiti in movimento: oppure trattenuti dalla curiosità della memoria più che dalla curiosità del cuore. A verifica di ciò, prego riscontrare ad apertura di libro il testo numero uno, nel quale è disposta una successione precipitosa e armonicissima di nomi di luoghi e cose; anche di persone e personaggi: San Giovanni in Galilea, Rubicone, Zangàla, Bigiòla, Ravenna, Roma, Giulio Carabini, Penelina, Edoardo, Santarcangelo, Giulio, Nullo Baldini. In una trentina di versi.

E subito dopo, al testo numero due, dove si ammira un’ammucchiata splendida – nella sonorità contratta e nella calda esattezza della collocazione – di luoghi e cose: pagliai, cortiletti, legna, la cucina, la dispensa, gli anditi, gli sgabuzzini, i ripostigli, la piccionaia, la camera da letto, i corridoi, il camerone, mele, pere, nespole, grano, botti, cantine.

La qualità bella e innovativa di questo testo sta, secondo me, proprio nell’accorgimento delle cose; nella rinnovata curiosità e nel desiderio conseguente di tutela, di partecipazione per ciò che ancora sussiste resistendo al tempo; soprattutto per le persone che non sono ancora andate perdute e per quelle che non si sono perdute.

La sua memoria (quasi rapace) depone davanti a noi non ombre, non dati; non semplici ombre o semplici dati; ma gli echi ancora vibranti di vite non del tutto passate, quindi portatrici più che di scrupoli e nostalgie, di vitalissimi rammarichi e vitalissime asprezze, che si stravolgono in amore e in una specie di ansiosa aspettazione per le cose che resistono e per la gente che riesce a resistere insieme alle cose o dentro ad esse. Magari con solo un sospiro d’accompagno.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: La capanna, di Tonino Guerra
  • Editore: Maggioli
  • Anno di pubblicazione: 1985
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