Introduzione a Favole per adulti, di Ignazio Apolloni

Premetto che secondo me a questi testi e al progetto che (in un certo senso) li condiziona oppure li giustifica, bisogna aderire o proporsi in una antitesi dichiarata. Una via di mezzo non c’è; essendo subito espliciti a voler comunicare in una direzione precisa e con segni/segnali selezionati e abbastanza definiti. Tali comunque da non offrire incertezza in alcun modo.

Per me va bene, poiché il discorso è generale (come per tutti i testi interessanti, d’altra parte). Ma vediamo come.

Chiuso il periodo dell’impegno (dichiarato come impegno diretto, quindi legato a una contingenza schematica che bruciava immediatamente o tendeva a bruciare ogni frammento contattato; tanto che la durata della comunicazione non superava di norma i tempi brevi); chiuso d’altra parte il periodo della neo avanguardia sbriciolata (per lo più ridondante, quindi legato a una iterazione continuata fino alla noia e al grigiore delle piccole tecnologie strutturali e linguistiche); adesso notiamo sopra e intorno a noi un’assenza di riferimenti e di forme che porta a dovere e a volere riconsiderare globalmente il problema della nostra comunicazione in versi e in prosa; il problema della comunicazione scritta col linguaggio della poesia, della prosa, del romanzo, del saggio, del racconto breve, della novella. È un momento in cui ciascun operatore sente di dovere non tanto ricominciare da capo, ma prendere altre strade (certo: non avendo il vuoto intorno ma tenendo alcuni punti di riferimento che appartengono, tuttavia, alla memoria culturale e non all’attualità ancora disponibile) racimolando con cura – acuta, se si può e paziente sempre – i dati e i problemi di una realtà e di una società in vorticosa trasformazione. Anzi, che propone per la prima volta, credo, il senso di uno stravolgimento generalizzato – senza alcuna apocalissi, ma con la cattiveria abbastanza naturale anche se difficile da gestire, delle società o delle epoche che si dispongono a rinnovarsi dal fondo.

In una situazione simile (ripeto: di completo sommovimento) la condizione persistente, generalizzata e alienante – e che reputo negativa con dolore e da circoscrivere con forza convinta – è la disperazione. Che dà il senso del vuoto e nel vuoto precipita, senza offrire alternative o almeno un’alternativa; senza sottoporti nulla che sia, non dico rassicurante, ma che consenta un appiglio in vista dei futuri destini.

Se si riesce a trattenere questo progressivo sentimento di sfacelo che ogni tanto ci aggredisce; se riusciamo non solo a contenerlo ma a equilibrarlo e poi via via a espungerlo; allora in questo caso (cercato e voluto) i problemi del tempo e le varie situazioni che precipitano; la violenza del tempo e la sua eccezionale ambiguità sollecitano oppure possono anche offrire pretesti per intervenire, utilizzando norme linguistiche diverse o nuove rispetto al passato immediato. Per esempio la satira, l’umorismo stravolto, il riciclaggio in chiave ironica di formule istituzionali, la nessuna pietà per certi valori consolidati (anche quelli emersi negli anni Sessanta, a seguito di una contestazione troppo affrettata) sono alcuni fra i nuovi modi o le nuove formule con le quali si cerca di rendere più omogeneo e più organico al tempo stesso il discorso di ricerca e di ricognizione compiuto col linguaggio della letteratura. Le poesie si sbriciolano (e non soltanto, o non più, vengono sbriciolate da retori travestiti da libertini); i romanzi, i racconti ansimano furiosamente, stentando a trovare gli adatti contenitori per i nuovi segni espunti dal gran corpo del mondo infuriato (e infuocato); e fra gli operatori, i più attenti o i più appassionati nell’inseguire i problemi, non hanno scrupoli a compiere alle volte operazioni di attenta e forse necessaria mistificazione o contaminazione, anche partendo dai vecchi sofismi e dagli antichi segnali.

Il presente volume di Apolloni, un autore che opera con intelligenza e soprattutto con continuità non delusa né deludente in Sicilia, propone non tanto una mistificazione o una contaminazione (come si è detto) ma un rovesciamento delle norme codificate. Per dare una definizione possibilmente in breve e possibilmente utile a chiusura di libro, direi che mi pare sulla strada di un Borges dilatato e ispessito, senza violenza. In effetti, più che un libro di favole raccontate, questa mi sembra una raccolta di racconti favolosi. La formula, il clic di partenza, è sempre immediato e scoperto. Propriamente è il riferimento a un fatto detto e annotato, a un racconto già registrato – quindi, nei termini generali, istituzionalizzato. Il fatto è noto, nei suoi sviluppi e nelle sue tradizionali conclusioni; di conseguenza si conoscono i protagonisti. Ma subito la trama e l’ordine di successione dei fatti e la disposizione dei protagonisti sono stravolti, irrisi. La metafora globale è interrotta dall’ironia; un’ironia che però è liricizzata. Queste operazioni ricompongono l’ordine narrativo riducendolo a un grado diverso di esemplarità.

Infatti, come la trama è subito stravolta, così una calcolata e appiccicosa rimeria interna ricuce il tessuto linguistico via via che procede, quasi sfuggendo a continue aggressioni sotterranee. È la scansione ritmica all’interno di ogni testo che produce la piccola ma continuata deflagrazione della struttura del racconto. Il quale così si propone, e deve essere letto, su vari piani; che alla fine non confluiscono in un approccio moralistico ma anzi, dopo essersi di volta in volta avvicinati (direi: pericolosamente) vengono ributtati lontano. C’è dunque una frizione fra il momento della presunta verità e quello della presunta ironia; fra il momento della presunta liricità e quello della presunta retorica; o della presunta – e calcolata – ovvietà. E infine, fra il momento (tragico), filtrato in continuazione da uno stillicidio della memoria che si torce e contorce alla ricerca di una passata e irrimediabile/improbabile felicità.

Il riferimento costante di questa operazione su cui si istituisce la diversa struttura, è dato dallo scardinamento deciso e tranquillo della storia o della vicenda nella sua verità tradizionale. La storia (questa storia) non solo è stravolta ma è accantonata per essere riinventata con contaminazioni di ogni genere ma molto selezionate; in un contesto ambientale di assoluta anonimità (non però di rarefazione) anche quando in apparenza singolarmente definito. E in racconti architettati con attenta e calcolata misura, le contaminazioni o le singole invenzioni, spesso vigorose e provocanti, sorprendono.

Lascio al lettore di scegliere, catalogare, espungere. Ma una perla, almeno posso contrassegnarla: quella tartaruga che si mette le vele e naviga veloce per circumnavigare qualcosa; magari l’Africa lontana. Alla quale lei, lentissima, così arriva non in cinque secoli ma in cinque settimane. A conferma che la fantasia non è dentro la poesia, ma nella vita. Come è giusto dimostrare.

 

(Questo contributo è stato pubblicato con la collaborazione di Eugenio Chemello e di Giovanni Gheriglio)

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Favole per adulti, di Ignazio Apolloni
  • Editore: Intergruppo
  • Anno di pubblicazione: 1981
Letto 1013 volte Ultima modifica il Giovedì, 18 Giugno 2015 07:42