Una nota a “Orologi rotti”

Notarnicola ha già detto molto bene tutto; cercherò di seguirlo, direi inseguirlo, con alcune considerazioni marginali, però non improvvisate. Usando la cautela, sempre necessaria in ogni occasione ma tanto più in questa, che consiglia, in vita, non tanto a intervenire e a commentare ma piuttosto a partecipare; non a parlare ma soprattutto ad ascoltare; con la spinta di potere ricavare alcune deduzioni. Ad altri le conclusioni.

Ascoltare, ho appena detto; e considerare. Cioè cercare di capire bene e fino in fondo le situazioni generali e ogni possibile dettaglio, ogni particolare; e solo così, alla fine, imparare per sé, e tremare per sé, al seguito di tanto dolore e così lunga e motivata speranza. Resta poco altro da fare, nei tempi correnti e amari, se non aggiungere il fuoco di una qualche speranza dentro una fatica sempre ripetuta e inquieta fino allo spasimo.

I fatti i giorni che corrono, a mio parere, patiscono da una parte il peso di tanta umanità scompaginata e distorta in ogni direzione, e dall’altra, contemporaneamente o quasi, inducono un sentimento strisciante (percezione, intuizione, anticipazione) di rabbiosa speranza, sia riguardo al futuro ravvicinato sia agli impegni del giorno dopo giorno che ciascuno assume o patisce ma comunque ai quali è direttamente inviluppato senza altre intermediazioni.

Questo volume, nel suo insieme, è già un nucleo solido di comunicazione diretta di una parte di problemi e impegni esistenziali di fondo; e produce quindi, dovrebbe produrre ad ogni lettore continue accensioni della mente ed emozioni del cuore. Basterebbe intanto, a illuminare, l’epigrafe iniziale, che vale molte pagine di un trattato riflessivo e teorico, seccante e disturbante.

Qua dentro, bene in vista, c’è l’uomo com’è, come può essere, come può diventare. Vale a dire, nella sua sostanza senza sotterfugi, nella realtà dei suoi movimenti quotidiani, nei suoi molteplici errori, spesso difficilmente evitabili; nelle sue pesanti e pressanti sconfitte ma anche nei suoi scatti di rabbia gioiosa e focosa, che svelano o confermano una resistente vitalità; e infine, nelle dolorose rinunce ma anche nei momenti di durissima gioia quasi strappata via dalle mani di un destino avverso.

Nei testi radunati c’è innegabilmente la sensazione e l’emozione di questo lungo viaggio di pellegrinaggio che aiuta a valutare nel minutissimo dettaglio i più lucidi o meno opprimenti minuti di vita; un periplo che coinvolge sentimenti ancora in atto ma che sembrano sfuggiti di mano – per il luogo in cui sono suscitati e per le molteplici contraddizioni.

E questa continuità di situazioni quasi ci opprime, mentre esse accadono e si prolungano spesso con lucida terribile coerenza.

Le parole di Notarnicola, anche in questa occasione, si dispongono come sponde di contenimento esplicativo intorno a questi testi; aiutandoci non solo a comprenderli bene ma a collocarli bene, con spietata esattezza, come pietre di riferimento lungo il nostro percorso esistenziale; per riuscire, alla fine, a disporci nella condizione più onesta di fronte alla loro voce di richiamo.

E ciascuna di queste voci è gestita, è offerta direttamente nell’impegno assoluto di mantenere il privilegio di una comunicazione ritenuta ormai indispensabile.

Varie volte in passato mi è accaduto di ricordare due versi, fra i tanti molto belli, che lessi in una raccolta di poesie scritte da reclusioni in quel momento nelle carceri di Rimini:

ogni solitudine

ha diritto alla sua follia.

La follia (io capisco) di tanta e troppe volte prolungata solitudine dentro un’attesa, può essere la poesia. Che non redime ma accieca il dolore. È la poesia, non ho dubbio. Ma una follia che è spinta improvvisa e generosa a uscire fuori, quasi strappandosi dalla solitudine per ritrovare il mondo. Per ritrovare gli altri. Per ritrovare se stessi.

 

 

(Alla digitalizzazione di questo articolo hanno collaborato Federica Polidoro ed Elena Bonfiglioli)

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Editore: Circolo poetico "La Fonte di Ippocrene"
  • Anno di pubblicazione: luglio 1994
Letto 665 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Febbraio 2016 13:49