Postfazione

È notevole, a parer mio e cercherò di indicarlo, il passaggio di Maurizi (interamente interprete, sempre con la scrittura, di una profonda e tormentata vicenda esistenziale) dalle raccolte di testi che precedono questo Attraverso la rete.

Si leggevano i testi di Maurizi con un affanno che scottava e che tuttavia coinvolgeva e spronava a proseguire, perché sembrava di avere sotto gli occhi, pagina dopo pagina, come una fotografia a molti accesi colori, il resoconto di uno strazio, e la persona dell’autore proteso a definirsi in quella lancinante biografia scritta (perseguita) quasi sopra la pelle; anzi, con una incisione progressiva sul marmo del proprio cuore.

Lui era protagonista (ho appena detto) e si proponeva senza indulgenza come tale; un protagonista sconvolto fino allo spasimo. Allora occorreva ascoltarlo (cioè, leggerlo) senza fargli troppe domande, perché era il ritmo di questo suo dramma (percorso) esistenziale a suggerire le risposte, essendo tutte le righe vergate col sangue del cuore.

I testi si riempivano di onde ribollenti che investivano il lettore, partecipe ma anche sconvolto da queste registrazioni d’affanno mai quietate.

Era necessario, credo, riepilogare le precedenti occasioni di lettura e di deduzioni, prima che si aprano le pagine di questa ultima densa raccolta, che pone e propone motivazioni ampliate e talvolta anche diversificate con i testi precedenti.

Qui il nero non è il masso fiondante. Il brivido del vivere interagisce con il proprio respiro, ma disposto in una sorta di continua prolungata sollecitazione a ricuperare un ordine sentimentale cercato sul serio (come una lotta) non soltanto sperato, con una intensità insistita.

Il gruppo di testi qua presenti, radunati in una successione rigorosamente rigida, inevitabilmente rigida, nella seconda parte si dispongono a raccogliere non i frammenti contrastati e drammatici (che pure sussistono sempre in ogni vita che vive) ma lo srotolare di sentimenti che quando si propongono non richiedono risposte scabre soltanto ma il conforto, magari momentaneo, di una privatissima intima ricognizione e conoscenza dell’inquietudine intima che non vuole essere rapidamente placata ma piuttosto ad affondare l’occhio o l’ascolto o il dito (che insegue i dettagli) nel cuore che vibra.

Questo vibrare di ogni singolo sentimento, che non esige restauro o partecipazione sfuggente è, a mio parere, uno dei più precisi indicatori della diversità di questa raccolta.

Che così si dispone a essere accolta come un canzoniere d’amore (per una persona, per la natura) non genericamente dilatata o assaporata, ma all’uso antico, come intendimento, come fuoriuscita da un vortice; come un insieme di dettagli drammaticamente avvolti in una luce che si fa più evidente appena usciti dal nero esistenziale e può rendere meno quotidianamente disastroso, meno inquieto il nostro vivere e rendere possibile e anche probabile il conforto di una speranza che deve essere alimento vitale e non solo medicina generica ed equivoca dei momenti stravolti e disperanti.

In queste pagine Maurizi sembra che non tema di dichiararsi, con convinzione e finalmente, a una più ferma conoscenza di sé. E trascrive questi sentimenti non oscurandoli col precipizio dell’inquietudine senza fondo ma ripercorrendone quasi a piedi scalzi i sentieri che lo conducono oltre le siepi oscuranti (“e foglie arse graffiano il selciato”).

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Attraverso la rete, di Giovanni Maurizi
  • Editore: Manni
  • Anno di pubblicazione: 2012
Letto 1592 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2013 11:10