L’orso è fra le pere I (con lo pseudonimo Aristodemo Cavaforni)
Grido lanciato ad alta voce dai contadini
e dai pastori della montagna per avvertirsi
reciprocamente di un pericolo imminente
Il comitato di vertice del Partito ABCDEFGHILMNOPORSTUVWZ, cioè il presidente, il vicepresidente, il secondo vicepresidente, il terzo vicepresidente, il quarto vicepresidente, il quinto vicepresidente e il segretario politico, il vicesegretario politico, il secondo vicesegretario politico, il terzo vicesegretario politico, il quarto vicesegretario politico, il quinto vicesegretario politico, il sesto vicesegretario politico, poi arrestato per concussione il giorno seguente, si è riunito il 25 del mese di ottobre, anno 2010, per trattare ed eventualmente decidere su due questioni (una importante, l’altra un dettaglio), in via Spadazza Lanciacorta al civico n.° 567, nel centro della città. Per tutelare la riservatezza, avevano deciso di adire nell’appartamento di diciotto stanze, sette bagni, con piscina e campo da tennis del primo segretario, acquisito per fortunata vincita al giuoco della riffa, nel bar Scaletto, con alcuni napoletani, uno dei quali il giorno dopo fu sparato dalla mala. Questo almeno dichiarò al partito il segretario, mettendo inoltre il manufatto a disposizione per il gran ballo di compleanno del presidente.
L’inizio dei lavori era stato fissato per le ore 17, ma i nostri quotidiani dedicarono all’avvenimento che seguì non più di due righe, mentre invece gli si buttarono sopra gli inglesi, che quando possono berciare contro l’Italia sono a nozze, mentre dovrebbero far di conto con i cappelli della loro riveritissima sovrana la quale, ad esempio, durante la visita del Papa tedesco, ha inzuccato una sorta di tubo che tutelava un melone, un cocomero, una banana, un alberetto di fichi islandesi e un cannoncino anticarro da 88 cm.
Chi erano i personaggi entrati nell’appartamento? Autorità di vertice: Venceslao Borsini, detto Zingarelli per via dell’eloquio acuto e levigato, talvolta di gusto struggente come un frappé di miele (la sua vigorosa, profonda affermazione «adesso rimbocchiamoci le maniche», per suggerire e stabilire le urgenze di un pensamento o di una riflessione sui mali del mondo, è già entrata a pag. 2153 della ristampa del Vocabolario della Crusca in otto volumi); Ladislao Dalimi, detto Taci siedi e ascolta per il suo carattere imperativo e la voglia inesausta di comando; Garofanella Bundù, detta Lily Marlene; Estracacio Pozzibonci, detto il cavaliere ruttante; Divina Arabò, detta Brutto porco, per l’ossessione che chiunque l’avvicinasse fosse mosso dal turpe pensiero di striccottarle le natiche; Ariodante Stopazzoni, detto anche qua ci vorrebbe il Papa quando la discussione politica si inceppava; infine Peppino Bagnacorte, detto sono prigioniero degli eventi perché era tormentato dall’idea che la guerra atomica fosse alle porte.
Dopo aver trincato un cicchetto siedono a un lungo tavolo di noce. Venceslao Borsini apre la seduta: «Due temi in discussione, e facciamo presto, anzi rimbocchiamoci le maniche, che stasera c’è la partita… Non facciamo come la volta passata, che per stabilire se è meglio e più salutare fumare il sigarello toscano o il sigarone avana abbiamo discusso nove ore e al compagno Peppino quasi gli ha preso un infarto… Due temi dunque, Marchionne e le fabbriche, soprattutto laggiù nella bassa, e se conviene partecipare al campionato europeo, dico come partito, di tango argentino… Ci saranno duecento televisioni e quasi ottocento inviati di giornali e riviste.
Garofanella Bundù: «Ma quella gara lo sanno tutti che la vincerà sua altezza reale aspirante al trono d’Italia, ora principe, Filiberto!».
Tutti balzano in piedi, si irrigidiscono sull’attenti, salutano militarmente in segno di rispettosa attenzione, poi si risiedono. Bevono un secondo cicchetto.
Divina Arabò: «A lui gli concederei un pizzicotto».
Garofanella Bundù: «Se si va a quel concorso, la donna della coppia sarò io, voglio venire io!»
Borsini: «No, tu no!».
Bundù: «Perché?».
Borsini: «Perché no!».
Stopazzoni: «E perché, povera crista?».
Peppino Bagnacorta: Desumo perché, con licenza parlando, ha il culo basso…».
Borsini: «E nei casché lo striscerebbe per terra».
Divina Arabò: «Fiorellin di campo, alzeresti polvere come un tornado».
Garofanella Bundù (tracanna un cicchetto, poi cava in fretta dalla borsa un pistolone ad avancarica dell’ultimo Ottocento): «Ah no? Adesso vi faccio vedere io la polvere, sbirillati asini in amore».
Tutti gli altri (sghignazzando): «Ma metti via quel coso, che non sparerebbe neanche con la benedizione del Papa!».
Garofanella Bundù (beve a collo un altro cicchetto, il terzo o il quarto): «Adesso vi suono le campane a stormo e diciamo messa insieme» (comincia a sparare tre o quattro colpi che rimbombano).
Tutti gli altri si buttano sotto il tavolo.
Borsini: «Ma sei diventata matta, gaglioffa tuttofare dalle ciglia abrase?… Vedi il casino che hai fatto, perderò anche la partita… Così non riusciremo mai a buttare il cavaliere in cantina» (si mette a piangere, si guarda intorno, sussulta e poi sbotta) «maledetta cicala senza zampe, guarda il vaso lì sbriciolato in terra, è Capodimonte, un regalo della zia Giacomina… se lo sa mi disereda… Vigliacca, porca.
Garofanella Bundù: «Vengo anch’io no tu no?
Borsini: «Va’ al diavolo, pizzocchera… È ormai quasi l’ora della partita!
Garofanella Bundù: «E tu alla partita ci andrai con le scarpe al sole» (Bum! Bum! Bum! Ricomincia a sparare, intanto tracanna un cicchetto).
Tutti gli altri sotto il tavolo si tappano le orecchie.
Peppino Bagnacorte: «Stalin mi ha deluso… siamo alle strette… la morte è certa… Falla tacere, Borsini… Falle ballare il trescone, il valzer cubano, il tango argentino, il de profundis del Pollastrina… per favore, Borsini».
Borsini (sempre sotto il tavolo): «Lily bella e dolce dalle natiche di panna, ballerai tu il tango argentino a Duisdorf in Germania con il nostro beneamato Ladislao Dalimi qua presente e assai lusingato dal privilegio… Si dichiara affascinato di trascinarti nel ballo, aerea farfalla, zuccherino nuziale, braciatella al limone…».
Garofanella Bundù spara un ultimo colpo contro il muro, beve il sesto cicchetto, si accoccola su una poltrona e si mette a dormire.
Gli altri si rialzano.
Estracacio Pozzibonci: «Adesso l’ammazzo usando la sua pistola!».
Borsini: «Lascia perdere… È una giornata da vacca… Siamo calati perfino del 10 per cento nei sondaggi…».
Peppino Bagnacorte: «Come ho sempre temuto!».
Bussano alla porta con colpi precipitosi… [continua]
Foglio degli Eremiti, n. 9-10, 20 dicembre 2010
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: articoli su fogli volanti
- Testata: Foglio degli Eremiti
- Anno di pubblicazione: n. 9-10, 20 dicembre 2010


