Roberto Roversi

Il nostro sacro mestiere

esiste da millenni.

Con lui al mondo non occorre luce:

ma nessun poeta ha detto ancora

che la saggezza non esiste,

che non esiste la vecchiezza,

e forse nemmeno la morte.

                                   Anna Achmatova

 

Questi versi della grande poetessa russa mi risuonavano in testa quando ho appreso, come tanti, della morte di Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012) avvenuta sabato 15 settembre e, come tanti, ne ho assai sofferto. È vero: Il mestiere sacro dei poeti esiste da millenni, scrive la Achmatova come meglio non si potrebbe; e Roversi, poeta e intellettuale finissimo, era anche saggio, vecchio e mortale, esattamente come nei versi citati. Quel mestiere sacro, che aveva lungamente condiviso col suo grande amico PPP, lui lo ha portato avanti per una vita, lunga come la sua e piena, in quella luce che pur non occorre perché siamo poeti. Roversi ci piace ricordarlo in questo numero di “Cantieri” soprattutto come appartato libraio antiquario, impegnato in quella libreria Palmaverde, nata a Bologna nel lontano 1948, che qualche anno fa lui decise di vendere per i soliti motivi legati alla vecchiezza e, forse, anche alla stanchezza (fondo acquisito dalla Coop Adriatica che ha poi destinato alle grandi biblioteche bolognesi quell’importante patrimonio bibliografico). Di quella entusiasmante stagione culturale ci resta anche, e forse soprattutto, il suo patrimonio editoriale perché Palmaverde fu, oltre che libreria antiquaria, raffinata casa editrice; e al mondo del libro il poeta ha dedicato non poche attenzioni liriche. Gli amici della Pendragon (casa editrice di Bologna, diretta da Antonio Baglioni, nipote di Roversi, al quale è toccata l’eredità letteraria del poeta bolognese), nel 2010 hanno meritoriamente salvato dall’oblio, nel quale troppo sovente precipitano, nel nostro Paese, le vere eccellenze, quel patrimonio editoriale allestendo un catalogo della Palmaverde, per la gioia dei tanti estimatori del Roversi libraio-editore e del quale la Pendragon ha appena mandato in libreria un volume di versi che riassume il rapporto di amicizia e amore che Roversi, per circa 70 anni, ebbe con l’oggetto-libro: Libri e contro il tarlo inimico, una promessa che Roversi ha mantenuto; ricordo, infatti, che quando nel gennaio 2004 mi inviò in omaggio l’elegante plaquette Spaventoso rombo e notturna devastazione nella grande città di Parigi 1908, che il microeditore Zanetto gli aveva stampato nel maggio del 1989 in 400 copie numerate e firmate dal poeta (titolo che i bibliofili più esperti collegano alla figura del bibliomane e notaio parigino Antoine Marie Henri Boulard, e sulla cui biblioteca-monstre di oltre 400.000 volumi si sono sprecati fiumi di inchiostro), ebbene all’opuscolo era allegata una lettera in cui Roversi mi scriveva del suo desiderio di poter raccogliere in futuro, in un volume, tutti i suoi testi “librari”, desiderio che la Pendragon con questa bella antologia poetica, illustrata da decine di foto a colori di librai, librerie, biblioteche e lettori, ha giustamente onorato; ed un elemento paratestuale come l’aletta ha fatto in modo che la presenza di Roversi sia sempre viva: infatti nella breve scheda biografica viene indicata la sola data di nascita (1923), pur essendo il volume uscito postumo. Altre sfaccettature riguardano la sua lunga attività intellettuale: scrittore, poeta, paroliere (per Dalla), fondatore della celebre rivista «Officina», Roversi era una personalità ricca e composita, sobria, elegante nel suo essere appartato e fuori della mischia; moltissime sue opere, inoltre, preferiva pubblicarle in forme povere e inusuali, fotocopie, legature essenziali, costi bassi e tirature minimali. Un minimalismo segno di profondo rispetto per l’umano, il popolare, la semplicità della vita. Di lui mi restano alcune lettere e un enorme bagaglio di suggestioni e stimoli, oltre a un bellissimo volume che Sandro Dorna e Nico Orengo vollero dedicargli nel 1996 in quella che è, forse, una delle più belle e suggestive imprese editoriali totalmente “a perdere”, cioè In Carta Linda di Torino (ogni volume tirato in sole 100 copie), dove i due amici amavano ospitare 25 poesie autografe (rese a stampa) di alcuni dei più importanti poeti del secondo Novecento. Le 25 poesie di Roversi io le ho nella tiratura speciale di 25 copie, con allegata una poesia autografa del poeta bolognese. E qui il ricordo si conclude nel nome di Roversi, di Dorna e di Orengo, una triade che ha condiviso tutto dei versi della Achmatova: il sacro mestiere, la saggezza e la morte. Che la terra sia lieve ai nostri tre amici. Si ringrazia Gian Mario Fazzini per lo scritto che ha voluto dedicare al suo amico poeta. I volumi citati e riprodotti appartengono al Fondo bibliografico di “Cantieri”, che ringrazio per la consueta disponibilità.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Massimo Gatta
  • Tipologia di testo: articolo
  • Testata: Cantieri – Biblohaus
  • Anno di pubblicazione: n. 21-22, settembre-dicembre 2012
Letto 5128 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2013 11:21