Caro Roberto

Caro Roberto,

 

E così te ne sei andato anche tu, in silenzio, senza funerali, senza bla… bla… bla…, con la notizia in differita.

Chi ti ha conosciuto non si è meravigliato più di tanto. Certo, in un mondo dove si sgomita ferocemente per apparire, altrimenti non si è nessuno, uno come te che si tira fuori dall’industria editoriale e fa circolare i suoi testi su pagine prima ciclostilate, poi distribuite via e-mail dagli amici, piccole raccolte dai nomi emblematici, da Rendiconti al Foglio dell’eremita, oppure pubblica e disperde (come ha scritto qualcuno) su piccole riviste sconosciute i suoi versi, è un personaggio scomodo, uno che costringe a fare i conti con se stessi. Ma tu che non eri uno qualunque ma uno dei poeti e degli intellettuali più grandi del ’900, non disperdevi, semmai disseminavi là dove la tua mente aperta, il tuo pensiero profondo, la forza delle tue idee, i tuoi occhi acuti e limpidi ti facevano vedere lontano e intravedere terreni fecondi dove i semi potessero germogliare. Perciò attiravi i giovani, e tanti ne hai accolto, nella mitica libreria Palmaverde in via dei Poeti (a che strani giochi si assiste talvolta come se si mettessero a posto i tasselli di un mosaico).

Io di persona ti ho incontrato tardi e in circostanze dolorose, ma ti conoscevo da lungo tempo attraverso i tuoi libri, i versi che puntualmente inviavi a ilfilorosso e soprattutto attraverso la lunga amicizia con Francesco che aveva per te un affetto e una stima reverenziale. Anche lui, giovane studente di lettere classiche era venuto a Bologna per conoscerti e parlarti e da lì nacque un rapporto che si è rafforzato negli anni. Ricordo le vostre lunghe telefonate, le lettere, i pacchetti colorati con i libri (ma anche con il “Certosino” bolognese), scatole che conservo ancora, così come sono vive nella memoria le tue ultime telefonate in cui mi incoraggiavi a tenere duro, a resistere come frate Tommaso, quel frate macigno, quel Tommaso Campanella calabrese che tanto ammiravamo; mi parlavi delle pareti bianche senza più i tuoi libri, di quanto ti mancasse il profumo della carta e di non potere più uscire per andare in una libreria.

Ora che anche tu “anche se per un momento” ci hai lasciato, ci sentiamo veramente più soli ma anche forti per una storia a lungo condivisa con qualcuno (forse a te così schivo non sarebbe piaciuto sentirlo) che era veramente un Maestro e una Grande Anima.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Gina Guarasci Graziano
  • Tipologia di testo: testimonianza
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XXVI, n. 53, luglio-dicembre 2012
Letto 2753 volte Ultima modifica il Martedì, 12 Febbraio 2013 16:36