Tasselli di un quotidiano squallore

Comincerei con un cenno a Maradona. Due parole, per riferirmi poi a una storia locale. Anche se potranno obiettarmi: cosa c’entra Maradona con Bologna? Forse l’ha comperato Corioni e noi non lo sappiamo? Dopo giocatori che si rompono come giocattoli di latta, il bresciano vuole mettere nel suo carniere anche questo avanzo di galera? Trafficante di droga, in prostituzione, in lotto e in totocalcio neri, in vendite di partite, in scommesse sulle corse al trotto, debosciato in ammucchiate anche con cinque donne e il condimento, nell’orgia, di cocaina quasi fosse spuma di birra o panna di gelateria? E poi grasso come un porco, lento come una biscia, col piede e la mano tremolanti, pronto per gli occhiali, più rotto dentro e fuori del brigante Crocco quando fu acchiappato dai bersaglieri del re Vittorio gran galantuomo? Tanto che si muove solo in Ferrari o in carrozzella?

Rispondo, vorrei mettere proprio lui, qui in principio; il numero 10 della squadra di calcio del Napoli, di nazionalità argentina, spiaccicato a terra da un vento velenoso come lo è un topo sull’autostrada del Sole da un Tir proveniente da lontani mercati.

Insistono: dovresti vergognarti. Un mese fa, su questo giornale, già lo applaudivi a perdifiato. Hai fatto una gran bella figura.

Non mi vergogno affatto. Anzi, ecco tutto d’un fiato: ale ale Maradona. Poi, prima di prendermi in testa l’asta di qualche stendardo, propongo la mia argomentazione. La squadra di calcio della nostra città un tempo faceva tremare il mondo intero e oggi scivola, come una slavina a primavera, lungo la valle della serie B. C’è già stata da poco; perfino in serie C/1 è stata, e allora andava in un campetto di periferia a gareggiare con le Rondinelle di Firenze, oppure a Cava dei Tirreni con la Cavese. Il grande Bologna! Vogliamo rimuovere tutto?

Poi è arrivato Corioni a rilevare questo trabiccolo ormai in disarmo, abbandonato alla deriva da tutti (o quasi tutti): e mettendoci in proprio molti quattrini, in proprio molto lavoro, in proprio molta pazienza e qualche invenzione ha riaggiustato le ossa della squadra ributtandola in campo. Tutto ciò merita almeno un civile rispetto e non il barciare in atto; perché ha fatto in concreto qualcosa quando nessun altro dei vip, dei vap, dei vup, muoveva un dito o sganciava un fiorino.

Poiché la città ufficiale è legata alla sua abitudine di cautela sospettosa.

Invece, quando all’inizio del campionato difficoltà obiettive di adattamento allentarono l’avvio della squadra, immediatamente un fiatone infuocato elargito da ogni parte cominciò ad alitare prima sul collo di un tecnico qual è Scoglio, bruciandolo come una scopa; poi sul collo del presidente, procacciatore di ogni cittadina vergogna.

In piccolo qua a Bologna, molto in grande e in grosso a livello nazionale per l’affare Maradona, ecco cosa cerco di dire: la situazione specifica del calcio conferma in ogni modo la instabilità di un ambiente ormai interferito da interessi pericolosissimi e grandiosi che conflittuano con interessi meschini ma per questo non meno inquinanti, e con singole furibonde avidità mescolate a invidie micidiali; in un proliferare sconvolgente collegato al mondo dell’informazione, che sembra gestire questo materiale esplosivo secondo calcoli di precisa convenienza anche soltanto spettacolare.

Insomma, la vicenda Maradona, esplosa in quel preciso momento e pilotata in una calcolatissima sovrapposizione di detriti, è la rappresentazione a pieno palcoscenico d’uno spettacolo che conferma la incontrollabile e irridente prepotenza del potere ufficiale; il cui braccio armato, oggi, è sopra ogni altro la comunicazione.

Scendendo a più modesti, e per fortuna a più onesti, orizzonti, cioè alla nostra amata città, vorrei dire: se intorno a Maradona si riconosce la faccia tutta intera del gran mascherone che è l’Italia di questi giorni; per la squadra rossoblu in cattive acque preferirei sentire conclusioni di amara partecipazione che richiamassero tutti noi, pure in questo campo, al giusto grado di responsabilità (anche una squadra di calcio è cultura del luogo), invece dei giudizi categorici e discriminatori di chi esercita soltanto il troppo comodo potere del dissenso domenicale, parlato o scritto.

 

 

 

Anteprima, supplemento a “L’Unità”, n. 160, 12 aprile 1991.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Anteprima, supplemento a “l’Unità”
  • Anno di pubblicazione: n. 160, 12 aprile 1991
Letto 2483 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Maggio 2013 12:51